A rispondere alle domande nell’intervista di questa settimana è Daniele Calà, amministratore di 3Dinventis srl.

Com’è iniziata la tua avventura imprenditoriale?

Circa quattro anni fa guardando su Youtube vari video su nuove tecnologie riguardanti, in generale, il nostro futuro. Così, scoprii la stampante 3D! Incuriosito ed affascinato dal potenziale di questa macchina capace di materializzare qualsiasi oggetto precedentemente progettato con un software di modellazione 3D, decisi di studiare gli innumerevoli vantaggi che questa è in grado di offrire in un qualsiasi processo produttivo. Iniziai, allora, ad analizzare ogni potenziale settore e a partecipare a varie convention e fiere in Europa. 

Negli ultimi anni, l’attività dell’imprenditore è radicalmente cambiata. Infatti, nei decenni scorsi, eravamo in pieno sviluppo economico mentre oggi, siamo in una situazione di “non crescita” nella quale ogni errore può diventare fatale. Secondo te, quali sono le difficoltà maggiori delle imprese italiane?

Sicuramente un’imposizione fiscale cosi elevata come in Italia mette a dura prova gli imprenditori italiani e scoraggia al contempo i giovani che, a conti fatti, valutano se la migliore soluzione non sia quella di avviare la propria attività imprenditoriale all’estero con una situazione sicuramente più allettante. Come ad esempio in Finlandia dove è il governo che, dopo averti aiutato a compilare il business plan, per i primi due anni ti offre addirittura un capannone in comodato d’uso ed esenzione fiscale per due anni. Noi italiani siamo un popolo di inventori, ma la nostra burocrazia non ci consente di essere competitivi a livello internazionale e allontana gli investitori esteri.

La tua è un’impresa innovativa, allora ti chiedo: chi è un innovatore? Quali sono le qualità che deve possedere un imprenditore innovativo? 

Per poter portare innovazione in ambito lavorativo occorre, innanzitutto, saper migliorare una situazione o saper risolvere un problema. L’innovatore deve poter garantire risultati migliori adoperando nuovi macchinari o impiegando nuove tecnologie mettendole al servizio delle aziende e risolvendo un problema che, fin ad allora, è stato impossibile risolvere con il classico metodo. 

La tecnologia legata alla “stampante 3D” quale possibilità di crescita potrà sviluppare in Italia? In che modo questa novità impatterà nell’industria italiana? 

La stampa 3D, nota anche come produzione additiva, è una tra le nove tecnologie innovative che anticiperanno la nuova rivoluzione industriale o industria 4.0. In Italia sono già stanziati fondi e iper-ammortamenti con lo scopo di incentivare gli imprenditori all’acquisto di queste nuove tecnologie così da sfruttarne gli innumerevoli vantaggi. La stampa 3D permette di materializzare un’idea e toccarla con mano ancor prima di aver completato il lungo e costoso processo realizzativo. È, dunque, il tassello mancante nel classico percorso produttivo: con una prototipazione rapida a basso costo che consente di risparmiare denaro e di apportare le eventuali modifiche in fase di “pre-produzione”. In Italia, come in tutte le altre nazioni, la stampa 3D è destinata ad una crescita esponenziale. 

Dal tuo peculiare osservatorio avrai notato come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo te, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione? 

Dal mio punto di vista, il problema principale è la mancanza di lavoro. Come ben sappiamo, molti giovani vanno via da questa splendida terra in cerca di un posto in cui realizzarsi professionalmente. Essendo all’alba della quarta rivoluzione industriale, occorre innanzitutto formare i ragazzi e portarli a conoscenza di queste nuove tecnologie, ossia il futuro pane quotidiano dei nostri figli. Nuove tecnologie portano a nuove idee e, così come la scienza, non vanno limitate solo ad una cerchia ristretta bensì alla portata di tutti favorendo lo scambio di idee. In Italia, abbiamo il peggior sistema scolastico in Europa, una linea di insegnamento ormai obsoleta che non guarda alla contemporaneità. Occorre cambiamento, un sistema di insegnamento più aggiornato ed una scuola che porti i giovani a poter toccare con mano queste nuove tecnologie in modo da poter arrivare preparati alla maturità e al mondo del lavoro.

Commenta su Facebook