"Niente asilo politico, ma noi siamo perseguitati". In Prefettura duecento migranti

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Alle 12,00 è scoppiata la protesta di circa duecento migranti che dal Centro di accoglienza di Pian del Lago (anche se molto di loro vivono all’esterno, nelle strutture di fortuna), si sono recati in corteo fino in Prefettura, per chiedere che venga rispettato e in alcuni casi ripristinato il loro diritto all’asilo politico in quanto rifugiati.

Il problema, infatti, è sorto quando alcuni migranti hanno ricevuto il diniego dalla commissione per il riconoscimento dello status, ad essere inseriti tra i profughi e così non hanno ottenuto il permesso di soggiorno temporaneo. Loro si dicono discriminati, in quanto provengono la Punjab, una regione del Pakistan in parte confinante con l’India, in cui per il mondo occidentale, ufficialmente, non c’è guerra. Anzi, ricorderemo tutti come il Pakistan era nella coalizione dei volenterosi nella guerra in Afghanistan.

Ma la realtà è diversa. Nel nord del Pakistan, in ampie aree, governano i Talebani e gli estremisti islamici e chi si rifiuta di collaborare con loro, o addirittura di immolarsi per attentati suicidi, viene torturato. Basti pensare che proprio oggi a Rawalpindi c’è il coprifuoco, come abbiamo verificato on line e come gli stessi migranti ci hanno detto, consegnandoci anche un cd-rom contenente i video di servizi giornalistici o amatoriali che riprendono scene di guerriglia, attentati, soprusi e altro. Ovviamente questo non significa matematicamente che loro siano vittime di queste situazioni. La commissione valuta le domande caso per caso e deve quindi identificare per ognuno la sussistenza o meno dei requisiti. insomma non basta dire di provenire da un determinato posto, sia considerato in guerra o meno. Di certo, però, se si tratta di uno stato in guerra, la domanda è più agevole.

Loro, i pakistani del Punjab, si sentono in guerra, o comunque perseguitati, ma non sono stati accettati come rifugiati, e questo perché il Pakistan non è considerato paese in guerra. Una situazione che riguarda tutte le città italiane in cui esiste la commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato e dove insistono Cara e Cie, dove analoghe proteste si sono verificate. 

Super lavoro per Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, inizialmente intervenuti in tenuta anti sommossa, visto che i migranti si avvicinavano in Prefettura. Ma la protesta è stata civile e i rappresentanti dei Pakistani hanno parlato prima con la polizia e poi o con i giornalisti, mentre i concittadini mostravano cartelloni e dazebao. Sono arrivati in massa in quanto temono che adesso l’orientamento della commissione possa riguardare anche loro che attendono una risposta.

Il dirigente dell’ufficio Immigrazione della Questura, Michele Emma, ha quindi concordato con loro una modalità per chiudere la protesta, ovvero concedere le interviste alla stampa e avviare gli incontri istituzionali con il Questore Nicastro e poi con la Prefettura. Ascolta l’intervista al dirigente della Questura, Michele Emma, ufficio immigrazione – 

Ma, come ha spiegato il dirigente della Digos, Fabio Lacagnina, la commissione per il riconoscimento dello status è un organismo autonomo che agisce con propri criteri e modalità. Insomma nessuno può intervenire, se non per canali istituzionali e diplomatici. Intanto ai migranti che si sono visti bocciare la richiesta di silo politico non resta che presentare ricorso in Tribunale, sperando che con l’aiuto dell’avvocato d’ufficio possano ribaltare il verdetto.

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