“Nessuno ha pensato di commemorare Gaetano Giordano”. Per la Cgil più di una dimenticanza, una macchia

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Il comitato antiracket di Gela, uno dei più attivi in Italia, è intitolato a Gaetano Giordano, il commerciante ucciso a colpi di pistola dalla mafia il 10 di novembre 1992, perché si era rifiutato di pagare il pizzo.

Oggi, a distanza di 23 anni, nessuno ha pensato di commemorarne la figura, il prestigio e il coraggio di avere cacciato via dai propri negozi i suoi estorsori e di averli denunciati alle forze dell’ordine, malgrado allora la città fosse sconvolta da una sanguinaria guerra di mafia, che dall’87 al ’94 causò 110 morti ammazzati e più di 200 feriti. Il segretario provinciale della Cgil, Ignazio Giudice, ha duramente criticato questa mancanza di interesse delle istituzioni verso il “commerciante-simbolo della lotta al racket” e ha rivolto un appello “a non dimenticare, perché ciò – scrive Giudice – rappresenterebbe una macchia civile, una vera offesa nei confronti di chi, come Gaetano Giordano, ha fatto ciò che è normale fare: non piegarsi al pizzo, difendere la libertà d’impresa e con essa la nostra città”. La Cgil nel rinnovare “la vicinanza umana alla famiglia Giordano” ammette che dal giorno del delitto “tante cose sono cambiate ma non è pensabile arrivare al silenzio assoluto al ventitreesimo anno dall’attentato” nel quale rimase ferito anche il figlio della vittima, Massimo, allora ventenne. Dopo il delitto, la moglie di Giordano, Franca Evangelista, pur essendo di Genova, decise di rimanere a Gela e di proseguire con coraggio l’attività del marito nella conduzione delle loro due profumerie.

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