“Nel lavoro si rivela il volto umano”. Intervista a Rosario Oliveri

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Sul tema del lavoro, abbiamo intervistato Rosario Fabio Oliveri (nella foto in copertina), Animatore di comunità del Progetto Policoro della diocesi di Palermo.

1 – Cos’è il Progetto Policoro promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana?

Il Progetto Policoro è la risposta concreta della Chiesa Italiana al problema della mancanza del lavoro per i giovani, soprattuttospremuta nel Sud, scaturita immediatamente dopo il Convegno Ecclesiale nazionale di Palermo, dal titolo “Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia”, ma che ha preso forma il 15 settembre del 1995 durante un convegno tenutosi a Policoro (MT), cittadina sulla costa ionica della Basilicata. Questa straordinaria iniziativa è nata dall’intuizione di Mons. Mario Operti all’epoca direttore dell’Ufficio lavoro della CEI. Oggi, il Progetto Policoro è una grande realtà che coinvolge molte Diocesi, da nord a sud dell’Italia, che vede il giovane come protagonista e una Chiesa unita che è passata dalle parole ai fatti ed entrata in campo per stimolare i giovani a mettersi in gioco.

2 – Per Mons. Mario Operti, fondatore del Progetto Policoro, “Non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone”. Perché, nel mondo del lavoro, è importante l’attenzione alla persona?

A vent’anni dalla sua nascita il Progetto Policoro continua a prendersi cura delle persone investendo “nell’intelligenza e nel cuore delle persone”. L’attenzione alla persona nel lavoro è importante ed oggi questa centralità tende ad essere dimenticata, soprattutto i giovani, infatti ritengono che il lavoro importante sia il lavoro appariscente per cui eccelli sopra ogni altro ed esprimi potere, riuscita e riconoscimento pubblico. Le organizzazioni, invece, sono diventate così razionali da costruire lavoratori che imitano la logica delle macchine, riducendo il lavoro a tecnica e prestazioni, dove non resta più nulla di quella attività che è il lavoro umano e del suo mistero. E se gli uomini e le donne perdono la capacità di lavorare, perdono molto, anzi quasi tutto, perdono la dignità, il loro essere immagine di Dio. È nel lavoro che si rivela il volto umano con i suoi limiti e la sua capacità di dono e di eccedenza. Le quattro dimensioni sulle quali il Progetto Policoro sta costruendo un nuovo modello di sviluppo locale che metta al centro la persona, si basa sulle coordinate che ci ha fornito Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale”. Il lavoro è creativo quando permette ad ogni uomo di esprimersi e dare il meglio di sé. Partecipativo, quando il lavoro riconosce il valore delle relazioni e della collaborazione per perseguire un interesse sociale di cui possano beneficiare il territorio e altri soggetti. Solidale, quando il lavoro si apre all’altro in difficoltà e gli offre speranza. Libero, infine, quando è capace di mostrare il proprio fine nel completare l’opera del Creatore e dona la capacità a tutti di poter lavorare con un lavoro decente non privo dei diritti fondamentali.

3 – Nato nell’Italia del sud per agevolare lo sviluppo della persona tramite il lavoro, il Progetto Policoro opera in territori dove l’illegalità, la disoccupazione e la povertà sono assai diffusi. Quali sono le vostre iniziative concrete per arginare il sottosviluppo del Mezzogiorno?

logo_originale_policoroIl Progetto Policoro rappresenta una sfida che è partita vent’anni fa ma che è cresciuta e sta continuando a crescere grazie a quasi duecento Animatori di Comunità distribuiti nelle 128 Diocesi di Italia, che insieme agli enti delle filiere promuovono iniziative e seminari formativi sui territori, nelle scuole e nelle parrocchie, attivano reti tra le associazioni aderenti per offrire, attraverso di esse, consulenze tecniche ai giovani neo-imprenditori; attivano sportelli chiamati Centri Servizi, organizzano con le Pastorali e le associazioni laicali coinvolte, momenti di riflessione spirituale, di ascolto e di scambio di esperienze con i giovani incontrati. Nella costruzione di questa comunità viva il Progetto Policoro forma ed educa i giovani ad essere protagonisti e operatori cristiani al servizio della comunità, promuovendo la solidarietà e la cultura del dono alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Camminare e costruire insieme è la ricetta del Progetto Policoro. Del resto la mafia, la corruzione e l’illegalità sono mali sociali e non possiamo affrontarli se non insieme con un coinvolgimento il più vasto possibile portando ciascuno il proprio contributo, a tal proposito diceva il Beato Padre Pino Puglisi “Se Ognuno fa qualcosa si può fare molto”.

4 – Fra le finalità del Progetto Policoro vi è anche quella formativa. Tra i temi che proponete nei percorsi educativi appare quello dell’economia civile in vista di una nuova concezione del lavoro. Perché, oggi, è così importante discutere di economia civile?

L’uomo non è solo, come ci ricorda Sant’Agostino, ma prima di tutto e fondamentalmente è persona e nesso di relazioni, la cui pienezza e fioritura di vita dipende dalla qualità dei rapporti intrapresi con i suoi simili di vita. Oggi parlare di economia civile è importante perché essa vede la relazione non come inciampo o puro costo ma vera e propria risorsa fondamentale sia per le motivazioni dei lavoratori che per la qualità dei beni e servizi che le organizzazioni potrebbero erogare. Oggi è necessaria la creazione di sottoinsiemi di vita economica nei quali la fiducia e la cura vengono effettivamente praticate, rinforzando abitudini virtuose tramite la realizzazione e l’intensità degli scambi. Il Progetto Policoro vede nell’economia civile un modello di valori da riscoprire e da proporre nelle sue varie sfaccettature che vanno: dalle cooperative sociali, al commercio equo e solidale, al micro-credito, alle banche etiche e cooperative. Alla luce di quanto considerato dunque, uno dei ruoli fondamentali dell’economia civile è proprio quello di affrontare efficacemente la malattia delle relazioni, contribuendo ad una maggiore armonia tra creazione di valore economico, sociale e di promuovere la massima crescita di soddisfazione di vita.

5 – Per Papa Francesco, la “cultura dello scarto” tende a divenire mentalità comune. Come riformare il capitalismo occidentale che pone al centro il dio denaro e non la persona?

Gli anni recenti mostrano i limiti di un sistema insostenibile per il creato e per le persone. Si è alimentato uno squilibrio tra i sistemi economici ricchi e quelli poveri che ha portato a nuovi conflitti tra i popoli, al terrorismo, allo sfruttamento delle risorse del pianeta. Sussiste – come ci ha insegnato a dire Papa Francesco – una cultura dello scarto. Negli ultimi anni, malgrado l’impegno del Progetto Policoro, la percentuale dei giovani disoccupati è aumentata e allo stesso tempo si è amplificato il fenomeno dei NEET, giovani in eccesso che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in alcun processo di formazione. Veri e propri scarti umani che vengono abbandonati al loro destino. Che fare? Innanzitutto – così come dice il Prof. Zamagni – bisognerebbe portare il lavoro creativo dal 25% al 40% perché oggi è scarsamente diffuso nonostante la presenza di persone capaci di svolgerlo. Per incrementare il lavoro creativo bisognerebbe intervenire sulle istituzioni fondamentali: scuola, università comuni… Se si vuole affrontare la questione con serietà si deve necessariamente aumentare l’investimento sulla scommessa formativa, puntare sulle imprese sociali, che hanno l’esperienza necessaria per utilizzare le risorse umane, quali ad esempio i beni relazionali. Passare da un welfare redistributivo a quello generativo, il primo infatti mira a migliorare le condizioni di vita ma mantiene sempre le persone nella medesima situazione di inettezza, il secondo, è più faticoso, ma migliora la capacità di vita delle persone permettendo loro di fiorire. Pensare, infine, ad un nuovo modello di consumo, ma questa via d’azione richiede una rivoluzione culturale che ci aiuti a guardare a nuovi stili di vita. Ogni giorno il Progetto Policoro, insieme alle reti, agisce nel costruire una nuova logica di sviluppo integrale e sostenibile per puntare al bene comune e non all’interesse privato.

6 – Nella diocesi di Palermo, il Progetto Policoro – fra le varie iniziative – propone percorsi di avviamento al lavoro ai giovani delle scuole superiori. Di che si tratta?

Il Progetto Policoro ha scelto l’educazione e la formazione delle coscienze come via privilegiata per il cambiamento. Incontrare i giovani nelle scuole diventa un momento formativo importante per diffondere una nuova mentalità di fronte al lavoro, ispirata ai valori umani e cristiani della responsabilità personale, della solidarietà e della cooperazione. I percorsi che offriamo alle scuole di Palermo hanno l’obiettivo di educare i giovani a prendere coscienza dei luoghi che abitano, a costruire relazioni significative e a creare sinergie per progettare insieme. La fragilità delle posizioni lavorative aprono le strade all’illegalità e spinge i ragazzi tra le mani della criminalità organizzata. Con questi percorsi vogliamo rispondere in modo concreto alla mancanza di prospettive e alla carenza di speranza investendo nel protagonismo dei giovani, accompagnandoli e motivandoli a fare impresa, con una logica nuova che consiste nell’attenersi ai valori. Essere imprenditori cristiani è molto importante – come dice Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’ – visto che esso ha un ruolo ben preciso nel costruire la casa comune nel rispetto di tutte le creature. Questa osmosi tra formazione e lavoro produce una fortissima opportunità imprenditoriale.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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