“Essere nel giusto è troppo poco”. Pensieri politici dal caso Sicilia

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Certo essere nel giusto è troppo poco (Italo Calvino)

Dalla Sicilia, l’Italia

Il prossimo 5 novembre, in Sicilia, si svolgeranno le elezioni regionali. Sin dal duro scontro fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano degli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, l’esito politico delle votazioni siciliane ha influenzato le logiche e i movimenti partitici di scala nazionale. Sembrerebbe che il risultato della corsa per la guida di una delle regioni più importanti d’Italia, possa ancora oggi condizionare la politica nazionale che si appresta, all’inizio del prossimo anno, alle elezioni per il rinnovo dei membri del parlamento e, quindi, del presidente del Consiglio. Lungi dal voler entrare nell’agone politico, neppure indirettamente, ritengo che la tornata elettorale siciliana sia un’occasione di riflessione per interpretare lo stato attuale della politica italiana.

La responsabilità è di tutti

Amerigo, il protagonista del romanzo La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino, entrato in una personalissima riflessione in merito alle elezioni politiche degli anni Cinquanta diceva a se stesso: «Certo essere nel giusto è troppo poco». L’espressione calviniana invita a riconsiderare l’atteggiamento di quanti, tanti ormai, nel ritenersi in una situazione personale, lavorativa e sociale di “giustezza” si disinteressano della politica caratterizzata da difficili, altalenanti e incomprensibili processi. L’atteggiamento, diffusissimo fra i giovani e gli adulti, di disinteresse per le dinamiche politiche, partitiche, istituzionali, associative lascia terreno a quanti in questi ultimi decenni hanno cannibalizzato la cosa pubblica tramite un’attività assai distinta e distante da quella necessaria per la ricerca del bene comune. In Sicilia, come nel resto del nostro Paese, il distacco tra i cittadini e la politica è palesemente confermato dalla scarsissima affluenza alle urne. Da questa situazione possiamo trarre alcune verità concatenate tra loro. Infatti, se la politica ha subito negli ultimi anni un processo di involuzione e se i cittadini sono sempre più distanti dalla politica è anche vero che la responsabilità di quanto avvenuto in passato e di quello che potrà mutare in futuro è nelle mani di tutti.

Un pizzico di realismo

Chiunque abbia un po’ di esperienza umana, sociale, istituzionale sa benissimo che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate e, pertanto, non possono essere richiesti, progettati e attesi da un giorno all’altro. Questo sano realismo è evidente a molti e, spesso, genera una visione pessimistica della realtà quasi come se quest’ultima non possa trovare reali e durature vie di riforma. Tuttavia, interpretare la situazione nella sua interezza significa inglobare nei dinamismi prolungati e faticosi di riforma anche una sorta di ottimismo senza il quale verrebbe meno la possibilità di immaginare e di progettare un futuro diverso. Storicamente – e in qualsiasi conteso culturale, politico o religioso – le istituzioni hanno la tendenza a preservare se stesse e la propria rilevanza sociale. Pertanto, l’ottimismo profetico è destinato a trovare la sua genesi dal basso dell’attività dei cittadini. Questi – consapevoli che la degenerazione delle pratiche politiche è responsabilità tanto dei politicanti quanto dei distanti – sono chiamati a riscoprire l’inestimabile valore della politicità dei singoli e delle comunità.

Ripartire dalla passione per la politica

La qualità del dibattito politico messa in scena in vista dell’elezione del presidente della Regione siciliana e i movimenti che hanno condotto alla formazione delle liste dei candidati al ruolo di deputato regionale, dimostrano, qualora occorressero altre prove, il livello miserevole nel quale è piombata l’attività politica in Italia. Più che il boom economico, all’indomani della seconda guerra mondiale fu la passione di cittadini ricchi e poveri, democristiani e comunisti a risollevare il nostro Paese. Un pullulare di idee, di giornali politici, di eventi formativi, di proposte legislative, di visioni del mondo, di slancio volontario mise in moto un meccanismo capace di cambiare radicalmente il volto sociale della nostra penisola. La lezione che ci proviene dalla storia ci dice che ancor prima dei grandi leader o delle maggioranze parlamentari stabili, la nostra comunità nazionale ha bisogno di tornare a nutrire la passione per la politica.

Rocco Gumina

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