Negata white list a imprenditrice di Riesi. Il padre assolto ma “controindicato”

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“La mia azienda non viene iscritta nella white list perche’ sono figlia di Filippo Vasta”. E’ lo sfogo all’agenzia di stampa AGI di Desire’ Vasta, 27 anni di Riesi, figlia di Filippo, 60 anni, “coinvolto in rilevati indagini su fatti di criminalita’ organizzata riconducibile al sodalizio dei Cammarata, operante a Riesi”. Di fatto, pero’, l’uomo non ha neanche una condanna sulle spalle per associazione mafiosa (fu assolto in appello nel 2010) e la figlia si e’ vista negare l’accesso alle elenco di imprese autorizzate a investire.

Il diniego all’iscrizione della societa’ Divina Service, che opera nel settore idrico, e’ racchiuso in 18 pagine in cui secondo la prefettura di Caltanissetta c’e’ un concreto rischio di infiltrazioni mafiose per condizionare le scelte e gli indirizzi della societa’. Una delle “colpe” della ragazza e’ quella di essere figlia di Filippo Vasta, 60 anni il prossimo dicembre, rimasto coinvolto nel 2005 nel blitz Odessa. Era stato arrestato per omicidio e associazione mafiosa, in primo grado (era il 4 novembre del 2008) condannato a cinque anni per associazione mafiosa e assolto il 29 marzo del 2010 dalla Corte d’Assise d’Appello “perche’ il fatto non sussiste” e i magistrati gli restituiscono l’azienda che era stata sequestrata in una seconda fase nell’ambito dello stesso procedimento penale. Di recente lo stesso Filippo Vasta e’ stato riconosciuto vittima di estorsione tant’e’ che due appartenenti a Cosa nostra sono stati condannati al risarcimento dei danni. Filippo Vasta, scrive il prefetto, non puo’ essere ritenuto “organico” alla mafia, ma il fatto che non denuncio’ le estorsioni subite dimostra il “suo ruolo ‘ambiguo’ al fine di non subire danni economici eccessivi”. “Mio padre – dice la giovane – e’ vittima dello Stato: prima e’ stato ritenuto mafioso ma e’ stato assolto, poi vittima del racket delle estorsioni e ora la sua vicenda giudiziaria piomba sulle nostre spalle”.

Il diniego fa leva sui rapporti parentali di Filippo Vasta con un cugino ergastolano e con l’ex cognato, ma anche sul fato che, afferma il provvedimento, “non si comprendono quali fossero le fonti economiche” da cui Desire’ Vasta “di giovane eta’, priva di redditi propri, abbia potuto attingere per la costituzione di detta societa'”. Nel ‘diniego’ c’è anche scritto che per Vasta senior sussistono “significativi elementi controindicati ai fini delle verifiche antimafia, quali il versamento di tangenti in favore della consorteria mafiosa di Riesi, la ricerca di protezione e di agevolazioni al procacciamento di lavori per la propria ditta, i rapporti e le relazioni intrattenuti con pregiudicati, la rete di parentele con esponenti del panorama criminale”. Un mix che non permette alla figlia di poter andare avanti con l’azienda realizzata nel 2018. Per la Prefettura di Caltanissetta ci sarebbero profili di continuita’ tra la societa’ Divina Service di Desire’ Vasta e la Divina Acquedotti che era del fratello Carmelo Vasta, raggiunta anche questa da decreto prefettizio ormai definitivo.

In una missiva inviata al Prefetto Desire’ Vasta ricostruisce la storia di suo padre, la notte dell’arresto e tutte le vicende giudiziarie che ne sono seguite. Ma scrive quella che per lei e’ un’amara constatazione: “Lo Stato da un lato di assolve riconoscendo la correttezza del tuo passato, e dall’altro condanna i tuoi figli ad un futuro senza possibilita’ di salvezza”.

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