Nascono gli Ospedali Riuniti di Caltanissetta, San Cataldo e Mussomeli. Al via il Piano Borsellino

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Sono 138 i posti letto in più a Caltanissetta (28 acuti, 110 post-acuti), nell’ambito del nuovo piano di razionalizzazione della rete ospedaliera varato dall’assessore alla salute della regione Siciliana, Lucia Borsellino.

Un piano di razionalizzazione di cui la rimodulazione dei posti letto è solo una piccola parte.

Perchè la vera novità del “piano Borsellino” è la nascita in provincia di Caltanissetta di due poli ospedalieri che avranno come epicentri, rispettivamente, l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta e l’ospedale Vittorio Emanuele di Gela.

Si chiameranno “Ospedali Riuniti” di Caltanissetta, dunque, gli ospedali Sant’Elia del capoluogo, Immacolata Longo di Mussomeli e Maddalena Raimondi di San Cataldo. Una dicitura, quella di “ospedali riuniti”, che richiama alla semplificazione, alla razionalizzazione dei servizi, all’eliminazione dei doppioni, all’integrazione delle prestazioni tra strutture ospedaliere e quindi tra territori.

Per la zona sud, nascono gli ospedali riuniti di Gela, Niscemi e Mazzarino.

«Siamo la prima regione in Italia a dotarsi del piano di rimodulazione – dice l’assessore Borsellino – Abbiamo persino anticipato i tempi, dato che il ministero della Salute non ha ancora approvato il regolamento». Borsellino parla di «operazione verità sull’offerta sanitaria in Sicilia». E lo fa all’indomani della nomina di Ida Grossi a nuovo manager dell’Asp 2 di Caltanissetta.

Per la Grossi, invece, sarà un incarico diverso. Dovrà coordinare le attività dei due ospedali riuniti e soprattutto la sanità territoriale. Da capire se la nascita degli “Ospedali Riuniti”, allude anche a una maggiore autonomia amministrativa dei tre presidi ospedalieri sotto un’unica direzione, ad esempio, nella scelta dei primari.

“Variazioni minime” nei posti letto della sanità privata, ha spiegato invece la Borsellino prima di firmare un protocollo con l’Aiop per rendere operativo il piano di rimodulazione anche in cliniche e ospedali privati siciliani.

Alberto Sardo

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