Morto durante un’immersione “senza bolle”. Aperta inchiesta sulle cause dell’incidente a Michele Talluto

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Michele Talluto, stava testando un’attrezzatura “Rebreather”? Sicuramente la stava utilizzando e al momento non si sa se a circuito chiuso a controllo elettronico o manuale o semichiuso. Sono veramente tante le tipologie. Un’attrezzatura che nel mondo ha suscitato animate discussioni tra istruttori, appassionati e professionisti sub. Si tratta di un’attrezzatura riservata a veri esperti, quale era Michele Talluto, i cui rischi, a giudicare da un autorevole scritto  apparso in un articolo della Rivista MARE n°22 a firma del Dott. Luca Lucarini, meglio conosciuto al pubblico subacqueo come Dr Deep, sono riferiti a varie casistiche tra cui lo stato di incoscienza che può essere indotto.

Oltre a questo, trapela che il nisseno 45enne, istruttore sub, titolare di Scubaland ad Ustica, persona amata dagli isolani, sarebbe emerso dall’acqua già cadavere, riportando un colore nerastro della pelle.

A distanza di giorni dalla sua morte nelle acque della piccola isola, sono molti i punti interrogativi, i misteri che ruotano intorno ad un decesso su cui la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti.

L’obiettivo è quello di fare luce su cosa abbia provocato l’annegamento accertato dall’autopsia e stabilire se l’attrezzatura “Rebreather” utilizzata quel giorno, sequestrata insieme a quella degli altri due sub che si trovavano con lui, abbia avuto dei problemi.

“Talluto aveva più di vent’anni di esperienza – spiega l’avvocato nisseno Gianluca Firrone – per questo la sua famiglia che si è rivolta a me e al collega Giuseppe Lacagnina vuole vederci chiaro e chiede verità. Le indagini si muovono al momento a 360 gradi, non si può escludere nulla perché la vicenda è molto delicata. Gli esiti dell’autopsia che arriveranno entro sessanta giorni potranno dirci molto di più”.

Le indagini sono coordinate dal pm Renza Cescon

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