Morti in psichiatria. Denuncia contro Pagano e Mazzè. Avv.Pecoraro: "non assistere ad altri morti". La replica: "non sa di cosa parla"

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Ospedale Maddalena Raimondi“Il presente esposto nasce dal dolore di avere appreso, pochi minuti fa, dell’ennesimo tentativo di suicidio avvenuto nel reparto SPDC di S. Cataldo dove, pare che una donna ivi  ricoverata abbia eluso (ma ciò non è mai stato difficile da quando quel reparto è diretto dalla dr.ssa Ritalba Mazzè!) la sorveglianza (ammesso che sia stata predisposta una sorveglianza) e si sia recata ai piani  superiori del nosocomio (il SPDC è ubicato a piano terra) per poi lanciarsi nel vuoto. Sembra che la già nei giorni scorsi la donna abbia posto in essere un tentativo di suicidio e, pare che proprio per tale ragione sia stata ricoverata nel locale SPDC. La signora fortunatamente  è rimasta viva ed è stata prontamente soccorsa ed in atto si trova  ricoverata al reparto di rianimazione dell’Ospedale S. Elia di  Caltanissetta”.

Ritalba MazzèIl presidente dell’associazione Ligabue, l’avvocato salvatore Pecoraro, ha presentato un esposto denuncia nei confronti del deputato del PDL, Alessandro Pagano e della dottoressa Ritalba Mazzè, il primo per aver trasferito il reparto di psichiatria dall’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta al Maddalena Raimondi di San Cataldo quando era assessore regionale alla sanità, nonostante il nosocomio sancataldese fosse sprovvisto di rianimazione, e la seconda, la dottoressa Mazzè, per la presunta carenza nella vigilanza dei malati ricoverati, che non avrebbe evitato (culpa in vigilando), secondo quanto scritto nella denuncia, un decesso e un tentativo di suicidio. Pecoraro denuncia quindi la carenza di vigilanza nel reparto, imputandola alla gestione Mazzè. Un uomo di 36 anni qualche giorno addietro sarebbe morto, pare, in circostanze in qualche modo riconducibili a tale vigilanza. Cristian Volpe, 36 anni, ricoverato per problemi di alcool, sarebbe uscito dal reparto girando diversi bar di San Cataldo per bere alcolici. Al suo rientro, a letto, avrebbe accusato conati di vomito, spirando subito dopo, prima che l’ambulanza potesse trasportarlo al Sant’Elia. Sempre secondo quanto riportato nell’esposto, poche ore fa, una donna ricoverata, dopo aver eluso la sorveglianza, si è gettata dal piano superiore dell’ospedale. Adesso è in rianimazione. “E’ divenuto intollerabile assistere alle morti dei pazienti psichiatrici all’interno del servizio psichiatrico di San Cataldo”, afferma l’avvocato Pecoraro che chiama quindi in causa Paganoe la Mazzè e tutti coloro i quali sono a vario titolo responsabili del trasferimento del reparto a San Cataldo, definito ospedale non adeguato e probabilmente non a norma, e per la carente vigilanza.

Ascolta la replica della dottoressa Ritalba Mazzè all’avvocato Pecoraro

“L’avvocato Pecoraro non è a conoscenza di come sono andati i fatti e pur non potendo entrare nel merito dei casi da lui citati, posso assicurare con certezza che sono stati seguiti tutti i protocolli d’assistenza previsti”. Risponde così la dottoressa Ritalba Mazzè dirigente del Modulo interdipartimentale a cui afferisce il servizio psichiatrico diagnosi e cura, SPDC, di San Cataldo alle affermazioni dell’avvocato Salvatore Pecoraro. La Mazzè pur non entrando nel merito, per dovere di riservatezza, respinge l’attacco subito, spiegando che “l’avvocato Pecoraro è da sempre critico nei suoi confronti per motivi diversi e che il reparto in questione, in 27 anni, ha registrato un solo suicidio, con una media tra le più basse d’Italia”. Nel caso di Cristian Volpe si è fatto di tutto e sono state attivate tutte le procedure, spiega ancora la Mazzè che si dichiara convinta “osservatrice” della legge Basaglia. La Mazzè, che è anche consigliere comunale di opposizione a Palazzo del Carmine, chiama in causa anche quelle che definisce le “contraddizioni dell’avvocato Pecoraro”, il quale “si dichiara di sinistra ma è sostenitore dell’elettroschock e della manicomializzazione del servizio psichiatrico di diagnosi e cura”.

Il deputato del PDL, Alessandro Pagano, invece, interpellato dalla redazione di CL1 Notizie, ha nettamente opposto diniego ad alcun commento che riguardi l’avvocato Pecoraro e sue affermazioni. Pagano ha spiegato, fuori dai microfoni, che il trasferimento del servizio a San Cataldo risale al 1997 e che qualsiasi affermazione fatta ogni in tal senso è strumentale e non merita una replica.

Tornando all’esposto denuncia presentato alla Procura della Repubblica dall’avvocato Pecoraro, ecco cosa scrive il presidente dell’associazione Ligabue testualmente su un altra morte all’interno del reparto del Maddalena Raimondi: “Già alcuni giorni addietro un altro ricoverato è morto dentro il reparto dopo essere stato assalito da conati di vomito a seguito dell’ingestione di dosi massicce di bevande alcoliche. L’uomo, Cristian VOLPE di anni 36, è uscito tranquillamente dall’ospedale e si è recato in uno o più bar di San Cataldo, dove ha bevuto parecchie sostanze alcoliche (pare sia stato ricoverato in psichiatria proprio perchè etilista!) e, dopo essere tornato in reparto nel coricarsi pare che sia stato assalito da forti crampi allo stomaco ed a seguire da conati di vomito, talmente violenti da provocarne da li a poco il decesso, essendo stato vano il tentativo di trasportarlo a mezzo ambulanza al reparto di rianimazione di Caltanissetta. E’ chiaro che se all’ospedale di San Cataldo ci fosse stato il reparto di rianimazione il povero Cristian Volpe sarebbe, con buonissima probabilità, ancora vivo!”.

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