Miniere inquinate per “colpa” della Regione. La procura smentisce il registro tumori

1887

Sequestrate in provincia di Caltanissetta tre miniere dismesse, tra San Cataldo e Serradfialco. Sui siti minerari, negli anni, si erano levate le proteste della popolazione per l’aumento delle neoplasie. Ma la Procura nissena smentisce l’inquinamento da radiazioni provocate da rifiuti ospedalieri, e mette sotto accusa tre alti dirigenti della Regione Siciliana per aver omesso le bonifiche obbligatorie per le quali avevano a disposizione anche i fondi europei.

I Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Palermo e della compagnia di Caltanissetta hanno sequestrato a San Cataldo in provincia di Caltanissetta, tre siti minerari dismessi, divenuti una discarica abusiva a cielo aperto. Il sequestro preventivo riguarda le miniere di Bosco e Palo tra San Cataldo e Serradfialco, disposto dal Gip, su richiesta della Procura nissena.

Indagati per disastro ambientale colposo i massimi dirigenti della struttura commissariale del settore rifiuti della Regione Siciliana, Marco Lupo, titolare della struttura del comissario delegato in materia di bonifiche e risanamento ambientale, noncé dirigente generale del dipartimento acque e rifiuti della Regione. Dario Ticali, titolare della struttura del commissario per le bonifiche in epoca antecedente al 2012 e Felice Crosta, vice commissario delegato per l’emergenza bonifiche e commissario per la Regione fino al 2010.

Sono due i dati fondamentali che emergono dall’inchiesta. Le miniere di Bosco e Paolo sono delle bombe ecologiche, ma non per la presenza di rifiuti radioattivi come è stato più volte ipotizzato, ma per le stesse strutture e infrastrutture degli impianti abbandonati, le migliaia di tonnellate di amianto lasciate all’aria aperta, così come i materiali estratti e gli olii esausti.

L’altro dato rilevante è che i risultati epidemiologici dell’Asp di Ragusa che avevano ipotizzato un incremento dei tumori nell’area del Vallone adiacente alle miniere, sono clamorosamente smentiti dalla Procura. Non hanno evidenza scientifica, ha spiegato il procuratore agiunto Domenico Gozzo.

“Oggi – ha detto invece il procuratore capo Sergio Lari – è una giornata importante anche se non ci sono arresti. Perché si è tutelata la salute dei cittadini, un valore scritto in costituzione. Il sequestro è finalizzato infatti a garantire la salute di un territorio, secondo il Gip minacciata da un omissione colposa da parte dei dirigenti regionali. Con il sequestro, inoltre, il Gip nisseno ordina entro sei mesi la messa in sicurezza dell’amianto. Sarebbero state infatti le fibrille provocate dalo sfaldamento dell’ethernit a inquinare maggiormente l’ambiente.

“Il Gip – ha detto Lari – non si è limitato a disporre il sequestro ma ha stabilito una serie di attività a cui sarà obbligata la Regione per ripristinare l’area inquinata da olii esausti e amianto”.
“In pochi mesi è il secondo intervento dopo Pasquasia – gli fa eco il Procuratore Aggiunto, domenico Gozzo – Le vicende sono analoghe. Lo studio epidemiologico dell’Asp di Ragusa è privo di rilievo scientifico. Da questo studio non è possibile risalire alle cause dei tumori”. Un altro studio su aria e acqua, fatto svolgere ai consulenti dalla Procura, ha dimostrato l’inconsistenza dell’inquinamento di falde acquifere.
“Anche quella dei camion è una falsa pista”, ha spiegato Gozzo, in riferimento alla denuncia di un vigile urbano di Serradifalco che aveva scoperto uno strano via vai notturno di automezzi pesanti intorno alla miniera.
“Il problema era un altro, il problema era all’esterno. L’amianto e le fibrille di amianto delle coperture dei capannoni che si propagano nell’aria. Il danno risale al 2007 perché l’eternit esposto agli agenti atmosferici si sfalda”.

Commenta su Facebook