Minacce e intimidazioni per ottenere da Cicero la firma di una lettera, regge il castello accusatorio contro Montante

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l'ex presidente Irsap, Alfonso Cicero

Tra i reati per i quali Antonio Calogero Montante è stato condannato a 14 anni di reclusione vi è anche quello di tentata violenza privata con minaccia posta in essere nel 2015 a danno di Alfonso Cicero, ex presidente dell’Irsap, parte offesa e “teste chiave” nell’ambito del processo al “sistema Montante”.  Montante è stato condannato anche al risarcimento del danno in favore di Cicero, che si era costituito parte civile, assistito dall’avv. Annalisa Petitto, per un importo pari a euro 10.000.

Questi sono i fatti di cui al capo c per i quali Montante è stato condannato anche per tentata violenza privata con minaccia a danno di Cicero.

Montante, tra l’aprile ed il luglio 2015, periodo in cui era in “ballo” la riconferma di Alfonso Cicero a presidente dell’Irsap, minacciava a più riprese Cicero per ottenere dolosamente una lettera retrodatata rispetto al 10 luglio 2014, data in cui Cicero era stato udito in commissione parlamentare nazionale antimafia.

La lettera retrodatata, che Cicero si rifiutò di confezionare, serviva a Montante per dimostrare “documentalmente” che quanto Cicero aveva esposto e denunciato in commissione antimafia, in merito alla sua azione di contrasto ai sistemi affaristico-mafiosi delle aree industriali della Sicilia ed a quanto evidenziato sul conto di Dario Di Francesco, (ex dipende del Consorzio Asi di Caltanissetta) capo mafia della famiglia di Serradifalco, successivamente divenuto collaboratore di giustizia ed accusatore di gravi fatti di mafia che coinvolgerebbero Montante, fosse il frutto dei suggerimenti indicati dallo stesso Montante.

Montante, con la lettera retrodatata pretesa da Cicero, oltre a volersi intestare strumentalmente l’azione di denuncia che Cicero negli anni aveva intrapreso contro i sistemi affaristico-mafiosi delle aree industriali della Sicilia, voleva dimostrare che il collaboratore di giustizia Dario Di Francesco, suo accusatore, nutriva sentimenti di vendetta nei suoi confronti proprio per il fatto che aveva indicato a Cicero di denunciare in commissione antimafia, il 10 luglio 2014, le collusioni della cosca mafiosa nissena nell’ambito della gestione del Consorzio Asi di Caltanissetta emerse con l’operazione “colpo di grazia” ove il Di Francesco, tra gli altri, era stato tratto in arresto.

Minacce ed intimidazioni, assolutamente esplicite, rivolte da Montante a Cicero per ottenere la lettera retrodatata, consistite nell’eloquente espressione verbale pronunciata da Montante “ce ne saranno per tutti”, “ora cumu va finisci va a finisci”, nell’esibizione delle registrazioni degli sms relativi a tutte le conversazioni intrattenute con chicchessia da Montante anche con lo stesso Cicero, e che avrebbe fatto fallire gli amici di Caltanissetta.

Montante, contestualmente, palesava strumentalmente a Cicero di aver ottenuto rassicurazioni dall’ex presidente della regione Rosario Crocetta che, di lì a breve, si sarebbe concluso l’iter per la sua riconferma a presidente dell’Irsap, un iter scientemente ed artatamente tenuto “in stallo” dall’aprile al luglio del 2015 medesimo arco di tempo in cui Montante tentava di ottenere da Cicero, dolosamente, la lettera retrodatata.

Montante, come è emerso dalle intercettazioni richiamante negli atti dell’inchiesta “double face”, a seguito del rifiuto di Cicero di consegnarli la lettera retrodatata e della decisione assunta dal medesimo di recarsi dai procuratori della DDA di Caltanissetta, il 17 settembre 2015, per denunciare il “sistema Montante” (fatti tutti riscontrati dagli inquirenti nel corso delle indagini), organizzava numerose e gravi ritorsioni poste in essere dai suoi sodali a danno di Cicero per distruggerlo in ogni ambito e screditarlo innanzi le istituzioni e l’opinione pubblica anche al fine di delegittimarlo e di depotenziare le segnalazioni sottoposte da Cicero alla Procura della Repubblica di Caltanissetta sul conto di Montante e di altri “personaggi” appartenenti al suo “sistema”. Cicero, il 18 settembre 2015, si dimetteva da presidente dell’Irsap e contestualmente rifiutava la nomina di commissario straordinario del citato ente determinata da Crocetta.

 

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