Minacce al giovane pentito. Condorelli al Pubblico Ministero: “mostrato il segno del coltello alla gola”

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Il pentito Daniele Condorelli, giovane collaboratore di giustizia ventiquattrenne di Caltanissetta, sarebbe stato minacciato di morte durante il trasferimento dalle celle del Tribunale all’aula, dove si celebrava un processo in cui era imputato con altre persone vicine alla criminalità nissena. La notizia è stata pubblicata oggi dal Giornale di Sicilia, che ha citato un verbale del 17 luglio 2013 in cui Condorelli riferisce al pubblico ministero della Dda Giovanni Di Leo di essere stato avvertito con un gesto eloquente: il taglio della gola.

Condorelli era uno degli imputati del maxi processo su furti, incendi e spaccio di droga che racchiude le operazioni “Cobra 67″, “Giro di Vite” e “Figaro”. Interrogato nel carcere Malaspina, Daniele Condorelli aveva già intrapreso una collaborazione con gli inquirenti ma in veste di dichiarante prima di essere arruolato come collaboratore di giustizia ed essere ammesso al programma di protezione speciale.

“Stavo salendo in tribunale – riferendosi a una sua presenza al dibattimento – m’hanno fatto il gesto… mentre ero nelle cellette giù al tribunale , quando mi hanno chiamato sono salito per primo”. A quel punto avrebbe ricevuto una sorta di avvertimento durante quell’incontro, in tribunale, con i fratelli Ferrara imputati con lui. “Quando mi hanno chiamato – ha proseguito nel suo racconto il collaboratore di giustizia – sono salito per primo. Loro tre erano lì dentro e uno, Ivan, mi ha guardato e mi ha fatto il gesto con la mano… mi ha fatto il segnale con la mano sotto la gola”.

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