Migranti positivi, la vicenda di Caltanissetta apre diversi interrogativi nella gestione dell’emergenza

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La replica dell’azienda sanitaria di Agrigento al sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino sulla questione dei tamponi eseguiti sui migranti trasferiti al centro d’accoglienza di Pian del lago apre uno scenario più complesso su cosa stia accadendo in Sicilia sul fronte dell’emergenza migranti.

Martedì pomeriggio 319 migranti sono stati trasferiti da Porto Empedocle dove si trovavano all’interno della tensostruttura della Croce Rossa al Cara di Caltanissetta individuato quale centro per la quarantena. Nella stessa sera è arrivata la notizia che un cittadino tunisino trasferito a bordo di uno dei sette pullman che hanno effettuato il trasporto era positivo al coronavirus. Un tampone eseguito una settimana prima i cui esiti sono arrivati a trasferimento ormai avvenuto. Nelle successive 24 ore altri sei casi positivi tutti asintomatici sono stati rilevati dai tamponi eseguiti dall’Asp2 di Caltanissetta. Il sindaco, Roberto Gambino, con una nota di mercoledì sera ha comunicato di aver informato dell’episodio la Procura della Repubblica di Caltanissetta “per accertare eventuali responsabilità rispetto all’invio dei migranti positivi a Caltanissetta” indicando in un comunicato stampa l’Asp della provincia da cui erano partiti i migranti, ovvero Agrigento. A stretto giro è arrivata la smentita dei vertici dell’azienda agrigentina che giudica “destituite di ogni fondamento le considerazioni diffuse a mezzo stampa dal sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino”, poiché l’Asp – si legge in un comunicato – “è del tutto estranea alla gestione dei migranti in atto degenti presso l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, risultati positivi al Covid-19 o in attesa di tampone”. “Prima di dire una cosa di questo tipo mi sarei sincerato delle reali dinamiche – afferma a Radio CL1 il direttore sanitario dell’Asp Gaetano Mancuso -. Prescindendo dal fatto che l’acquisizione del referto dei tamponi non dipende da noi. Noi lo eseguiamo e lo mandiamo all’istituto zooprofilattico o al policlinico di Palermo e poi acquisiamo il referto. Quindi eventuali ritardi non sarebbero in ogni caso da attribuire a noi ma in tutti i casi in questa vicenda l’Asp di Agrigento non può dire nulla perchè questi soggetti non li conosciamo”.

Il problema tuttavia non è l’eventuale ritardo dell’esito del tampone, al netto di chi materialmente lo ha eseguito, bensì la decisione di effettuare il trasferimento prima di conoscerne l’esito.

Ciò che infatti non può essere smentito, come confermato dalla Prefettura di Caltanissetta, è che il cittadino tunisino positivo al coronavirus, ricoverato e poi dimesso dal Sant’Elia, è arrivato in città prima che l’esito del tampone fosse comunicato.

A questo punto è necessario fare un passo indietro.

Nei giorni scorsi l’assessore alla salute, Ruggero Razza, ha denunciato l’assenza di un piano o di un protocollo da parte del Governo per la gestione sotto il profilo sanitario dei migranti che sbarcano sulle coste siciliane. Gruppi di cittadini stranieri sbarcati a Lampedusa sono stati trasferiti prima a Porto Empedocle e da lì a Pozzallo per poi essere riportati a Porto Empedocle. Non è escluso che dalla città costiera agrigentina siano stati poi trasferiti altrove, anche a Caltanissetta dal momento che la tensostruttura di Porto Empedocle è stata completamente evacuata. Questo significa che i tamponi potrebbero essere stati eseguiti dall’Asp di Ragusa a Pozzallo oppure dalla Croce Rossa a Porto Empedocle. “Quando il presidente Musumeci ha detto che da parte del Governo non esiste un piano nazionale per gestire l’emergenza migranti forse è stato troppo generoso – aveva detto poco più un giorno fa l’assessore Ruggero Razza durante un sopralluogo a Lampedusa -. Nell’hotspot di Lampedusa abbiamo scoperto che non c’è un’area grigia (per separare i nuovi arrivati, ndr.). Adesso la Regione realizzerà un laboratorio per esaminare i tamponi in modo da dividere i soggetti positivi dagli altri. Il capo della protezione civile si è reso disponibile per un’immediata ordinanza per individuare il soggetto attuatore che dovrà realizzare il laboratorio a Lampedusa per avere almeno 200 tamponi al giorno”.

A vigilare che non vengano introdotte malattie infettive sul territorio italiano è l’Usmaf, ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera alle dirette dipendenze del ministero della Salute che a Porto Empedocle ha una sua unità territoriale. Mentre i trasferimenti dei migranti sono gestiti dalla direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione del ministero dell’Interno. C’è però anche un’ordinanza di metà luglio del presidente della Regione Nello Musumeci che dispone controlli e visite mediche ai migranti che raggiungono le coste siciliane da parte del personale preposto dall’autorità sanitaria regionale “anche in sostituzione del personale dell’Usmaf”. Ordinanza che dispone il tampone per i soggetti con sintomi e il test sierologico a tutti i migranti indistintamente e istituisce le Aree speciali di controllo presso i porti, gli hotspot e i centri d’accoglienza.

Prima di decidere il trasferimento da Porto Empedocle a Caltanissetta chi doveva accertarsi dell’esito dei tamponi (o dei testi sierologici) eseguiti in precedenza? I soggetti adesso risultati positivi a quanti e quali trasferimenti sono stati sottoposti prima di arrivare a Caltanissetta? E infine: quale struttura sanitaria ha eseguito il tampone al cittadino tunisino il cui esito è pervenuto soltanto dopo il trasferimento a Caltanissetta?

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