Michele Giarratana: “Una campagna elettorale non è una tappa del Giro d’Italia”

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Sembra di essere nel gruppo a pochi chilometri dell’arrivo di una di quelle tappe per velocisti al Giro d’Italia. Tutti si danno un gran da fare per conquistare la posizione migliore in attesa della volata finale. Oggi appare così il panorama della politica nissena. E’ un gran sgomitare per presentarsi al rettilineo d’arrivo in condizione di piazzare il colpo di reni giusto.

Nel gruppo non soltanto i partiti tradizionali che lungo la tappa hanno perduto pezzi, non soltanto squadre attrezzate che hanno gestito maldestramente la tattica ma anche movimenti che pensano di avere il finisseur di valore, il treno giusto con idee a sensazione e anche quelli che pensano di avere tra le proprie fila il campione dal nome roboante pronto a piazzare la zampata vincente.

Purtroppo non soltanto una campagna elettorale non è una tappa del Giro ma anche l’immaginario ultimo quinto di gara non è proprio una frazione per velocisti, piuttosto una vera e propria tappa di montagna con asperità incredibili in un clima completamente diverso da quello del ciclismo. Sui tornanti che portano a Palazzo del Carmine non ci sono tifosi ma cittadini inferociti che equiparano e mettono tutti i partecipanti sullo stesso piano: nemici da abbattere.

E’ difficile, anche presentando un programma serio e credibile, convincere gli elettori.

E’ praticamente impossibile porgere una proposta senza che questa venga inficiata dai soliti cecchini da tastiera, cinture nere da bar e autoreferenziali tromboni da salotto “buono”, bravissimi nel distruggere, ma assolutamente incapaci di proporre.

Il clima è davvero pesante eppure basterebbe mettere assieme tante persone di buona volontà attive sul territorio, disponibili e capaci oggi di blindarsi rispetto alla continua mistificazione e al sistematico e strisciante qualunquismo per partorire un programma di rilancio. Una pianificazione che debba nascere dall’esperienza e non dal sogno, che debba essere ispirata dal reale bisogno dei cittadini e non dalle velleità di pensieri astratti e inconcludenti. Un’azione di qualità gestita in modo serio e responsabile al posto delle solite attività politiche nauseabonde ispirate a usurati modelli passati.

I cittadini oggi sempre più hanno chiaro il quadro politico e finalmente si rendono conto della manipolazione e della mistificazione di mass media in malafede; sono sempre di più disincantati nei confronti di ipocriti piagnistei e verso talune evoluzioni buoniste. Sono davvero stanchi di modelli partecipativi e gestioni molli e deleterie della Cosa Pubblica. Quindi ora si potrebbe dare una svolta delegando all’amministrazione chi realmente ne è capace e ha le idee chiare su cosa fare e come fare.

Tutto semplice in teoria; in pratica invece la politica, che regola e incide pesantemente nell’assetto democratico della nostra società, a causa della sua volubilità, della sua continua mancanza di riferimenti e certezze, rende la competizione irta di difficoltà. Tutto diventa complicato; i dialoghi e i confronti non ci sono e se ci sono sono aspri o ipocriti e nascondono retro pensieri il più delle volte cattivi e astiosi, incarnati quasi sempre in soggetti invidiosi e senza il senso della misura.

Caltanissetta Protagonista auspica ora di riunire tutte le forze del centrodestra che si riconoscono nei valori di quell’area. Chi dice che siamo in un’era post ideologica lo fa in palese malafede poiché deve salvaguardare una posizione di privilegio e di consenso (presunto) acquisita. Ne è prova che oggi di fronte a temi che evidenziano forti differenze di pensiero fra destra e sinistra, come l’immigrazione o l’economia, la forbice si è chiaramente allargata. Allora posizioni blandamente moderate sventolate soltanto per compiacere ormai sparuti cespugli di finti equilibristi (li chiamiamo ipocriti?) finiscono per renderli inefficaci e marginali rispetto al quadro politico generale.

Tutti devono riconoscersi nei programmi. Bisogna essere chiari, bisogna essere limpidi. Soltanto così i cittadini potranno comprendere il messaggio che la politica manda. Bisogna essere coerenti e decisi e non fare scelte di opportunismo. O da una parte o dall’altra, in una schema bipolare che, piaccia o non piaccia, oggi sempre di più si delinea, al netto di posizioni populiste che al solito piacciono ai mediocri e ai giustizialisti. Certo, guai a cadere negli estremismi e nelle fughe in avanti pericolose e stupide; ma tutto va gestito attraverso l’intelligenza degli uomini e con la buona volontà di coloro che tengono al Bene Comune.

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