Memorial Nuccia Grosso. Gli articoli delle prime tre classificate

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 Dopo la riproposizione della serata su TCS, Tele Centro Sicula del “Memorial Nuccia Grosso”, premio al giornalismo e alla cultura, tenutasi domenica 22 febbraio al Teatro Margherita di Caltanissetta vi proponiamo gli articoli scritti dalle prime tre classificate, due studentesse delle scuole superiori e una universitaria.
Prima classificata al terzo “Memorial Nuccia Grosso”, Silvia Duminuco del liceo scientifico A.Volta, al secondo posto Elisa Viscuso del liceo scienze sociali A. Manzoni e terza classificata Raffaella Isernia studentessa universitaria.
Gli articoli sul tema del Centro storico delle prime tre classificate.

AUTORE :SILVIA DUMINUCO III B Liceo scientifico A. Volta III B

ALLA RICONQUISTA DEL CENTRO STORICO

Perché a Caltanissetta i giovani non trascorrono più il loro tempo libero sulla “piazzuola in frotta”? Perché il centro storico non è più un punto di ritrovo, come invece accade nelle altre città? Esso è soltanto la parte più antica della città, o può essere anche di più?

Il centro storico per me è la copertina di un lungo diario, che, con il resto della città, racconta la vita di ogni singolo cittadino e narra l’evoluzione dei tempi. E’ una vecchia foto che ritrae i nisseni comodamente seduti che chiacchierano o passeggiano con gli amici, quegli stessi nisseni che adesso dal centro storico si sono trasferiti nei quartieri sempre più esterni alla città, facendo del centro una periferia; esso ora appare come una sorta di “museo”, anche se abbandonato, dove abitano in pochissimi. Infatti oggi nel nostro centro storico c’è solo qualche ufficio, qualche negozio, ultimi superstiti di una crisi che non vuole demordere. In molte città, i centri storici sono come delle maschere, dove i monumenti, gli edifici più importanti nascondono quelli fatiscenti. Guardando le case, anche quelle che un tempo erano le dimore nobiliari, oggi, ci sono solo i pezzi di intonaco che cadono: con quei pezzi svaniscono i ricordi di intere generazioni.

Oggi il centro storico non è più vivo…

Eleanor Roosevelt diceva che “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”… Secondo me, solo quando impareremo ad ascoltare i nostri sogni, solo allora, riusciremo nuovamente a dar vita al centro storico…

Il mio sogno? Io sogno una città, dove si possa vivere tranquillamente, dove la sera non devo aver paura di camminare per il centro storico… Sogno di poter trascorrere il mio tempo libero con i miei coetanei, magari suonando, giocando, leggendo, perché no? Sogno di poter giocare con il mio cane in uno spazio recintato e curato, senza dovermi preoccupare dei cani randagi che invadono la città… Questo è il mio sogno, che, unito a quello di tutti i nisseni, sarà come un faro che ci mostrerà come agire per rianimare il centro storico…

Ma l’allontanamento dei giovani da centro storico scaturisce da motivazioni legate non allo spazio urbano, ma ai tempi, agli stili di vita che, in pochi decenni, hanno subito cambiamenti radicali. Un tempo, i ragazzi si ritrovavano per giocare, per discutere e necessitavano di spazi fisici per incontrarsi. Oggi, nell’era dell’Homo Technologicus, gli amici veri sono diventati “amici fantasma” e si spera di trovare l’amicizia in un click! Si preferiscono i “non luoghi”, come i centri commerciali dove si sta l’uno accanto all’altro, senza però instaurare veri rapporti, che ci costringerebbero a guardare in faccia i nostri coetanei. Dovremmo invece tentare di togliere un po’ di “polvere” dalle nostre scarpe, uscire dal mondo virtuale e imparare nuovamente a relazionarci e interagire con gli altri. Allora anche il centro storico cambierebbe improvvisamente volto e sarebbe il posto ideale per divertirsi, fare delle passeggiate a piedi, o anche in bicicletta, visto che, in una città piena di salite e discese come la nostra, il centro, per ironia della sorte, è pianeggiante e costituirebbe una buona pista ciclabile. Si potrebbero ancora visitare i vari monumenti che caratterizzano la nostra città; nelle serate d’estate allestire, come già è stato fatto, una bella discoteca all’aperto e allegre sagre dei tanti e deliziosi prodotti tipici locali; organizzare, come nella nostra ex “piccola Atene”, caffè letterari o anche semplici gruppi di lettura nei ristoranti tipici. Riprendere possesso del centro, organizzando attività di volontariato che abbiano come obiettivo il suo recupero: dalla pulizia alle attività ludiche per bambini. Si potrebbero fare tante cose, se si avesse solamente la voglia di uscire dal nostro guscio.

Secondo me, “amore” e “cura” sono le due parole su cui si dovrebbe basare la nostra coscienza civica, non solo per il centro storico: se una persona mostrasse l’interesse, la cura e soprattutto, l’amore, allora la città, si può trasformare nel “Paese dei Balocchi”, una città piena non solo di giocattoli, ma anche di persone felici, contente di vivere nella loro città..

Il centro storico di Caltanissetta è come un muro che rischia di crollare: se ci si impegna, se si riesce a capire che forma deve avere questo muro, allora è possibile che un giorno diventerà una fortezza che difenderà il nostro diario delle “rimembranze”, in modo tale che nessuno possa rubare a noi giovani non solo i nostri ricordi, ma anche i nostri spazi.

Silvia Duminuco

AUTORE: ELISA VISCUSO L.Scien, Soc. A. Manzoni, classe 4^CU

Il centro storico, luogo dell’incontro, luogo della memoria

Il centro storico delle città richiama da sempre il concetto di piazza come forte simbolo collegato all’identità e alla memoria di ogni cittadino. Un luogo, ma anche un elemento metaforico di un antico approccio che rimanda al concetto greco di agorà non solo come rappresentazione di un luogo definito, ma soprattutto come incontro tra culture diverse. Il centro storico rappresenta l’anima della città in cui spazio e tempo fanno sì che il luogo diventi metafora di dialogo. Gli uomini fanno delle piazze e del centro il tempo delle loro esistenze. Perché Caltanissetta fa eccezione? Dibattiti si sono susseguiti intorno al progressivo spopolamento del nostro centro storico. Studiosi, politici, sondaggi, hanno cercato di comprendere i motivi e le ragioni di questa “desertificazione” della nostra piazza. Ebbene, sappiamo che non è sempre stato così: il centro storico e la piazza sono stati luogo di ritrovo, di incontro e di scontro, di carezze d’innamorati; hanno accolto spesso mercati, manifestazioni, cortei di rimostranza, insomma il compiersi dei fatti e della storia cittadina. E’ quasi doloroso pensare allo stato di abbandono nella quale oggi regna quella che dovrebbe essere il cuore della città, sostituita dai suoni ipnotici dello schermo catodico, per anestetizzare le nostre solitudini interiori. Un tempo era diverso: la gente usciva, si ritrovava per condividere un po’ di tempo e un po’ di spazio con gli altri. E’ arrivato il momento di riappropriarci di questo spazio attraverso mirate iniziative come la creazione di eventi culturali, luoghi di ritrovo che possano attirare i giovani, trasformazioni di edifici dismessi (es. Banca d’Italia) in negozi, ristoranti, bar. E’ qui che l’amministrazione deve scommettersi e giocarsi la sua credibilità. Cosa ne facciamo della nostra bella piazza senza che questa venga vissuta, fruita dai suoi abitanti? Cosa ce ne facciamo di un centro senza locali e luoghi di ritrovo che possano rieducare e ricreare una stretta relazione tra centro e comunità? E’ quindi necessario che la città e i suoi cittadini compiano un percorso di crescita comune e che ognuna delle due parti migliori senza lasciare indietro l’altra.

Elisa Viscuso

AUTORE RAFFAELLA ISERNIA PRIVATO

Centro Storico: il Cuore pulsante della città

ll centro storico è quella parte del territorio comunale di più antica formazione sottoposta a particolare tutela per assicurare la conservazione di testimonianze storiche, artistiche, ambientali”
Una definizione soddisfacente di centro storico dovrebbe essere senz’altro questa. Mi piacerebbe non dovere usare il condizionale per qualcosa fondamentalmente ovvia in un contesto cittadino, ma purtroppo è d’obbligo, soprattutto perché è ormai da anni che i nisseni sono demoralizzati a causa di una sorta di “ città gambero” costretta a camminare indietro piuttosto che progredire verso un futuro nuovo che consenta ai cittadini di credere di più nel progresso. Ma come si può riuscire a fare tutto ciò? Con quali mezzi? Un primo passo sarebbe sicuramente quello di valorizzare il territorio riuscendo a far riemergere Caltanissetta dal baratro di disinteresse comune e dai comportamenti apatici che si sono fossilizzati negli abitanti. Una sola è la parola chiave: rilanciare Caltanissetta! Come si può fare? Innanzitutto prendendo questo vocabolo come una sorta di modus vivendi, e non come parole di cartapesta che in questi anni si sono sentite troppo spesso. Il nostro centro storico non rappresenta solo il punto centrale della città.. è anche una parte originale di unità culturale che ha il compito di testimoniare i caratteri di una viva struttura urbana in cui si percepiscono gli odori di coloro che hanno vissuto- passandosi il testimone- i tempi d’oro delle miniere fino ad arrivare alla generazione odierna, della “sociale insocialità” causata in buona parte dai vari strumenti tecnologici.
Ormai da anni l’economia locale non riesce a dare frutti, e troppe ormai sono le saracinesche che ogni giorno siamo costretti a vedere abbassate per la negligenza di molti che preferiscono acquistare i loro prodotti in grandi centri commerciali a discapito del piccolo commercio di qualità, che ha nel centro storico il suo cuore pulsante; una soluzione sarebbe senza dubbio la rivitalizzazione economica e l’investimento nelle attività commerciali e imprenditoriali ubicate nel nostro territorio in modo da stimolare l’interesse dei giovani che vedrebbero così nella nostra amata/odiata città un luogo di incontro, in cui vi possa essere uno scambio culturale e sociale da troppo tempo distante se non del tutto assente tra le nuove generazioni, per smettere di boccheggiare nel deserto commerciale e collettivo in cui siamo costretti a ritrovarci e poter vivere in un oasi di riequilibrio del nostro centro storico. Un altro punto da mettere in luce è senza dubbio il cattivo assetto urbano … più che grande piazza definirei il centro storico “il grande parcheggio” … la nostra piazza infatti, è sempre gremita di macchine che non consentono il passaggio ai
pedoni e alle famiglie con tanto di passeggino e figli al seguito che sono costretti a fare slalom tra una macchina e l’altra per riuscire a passare. Ciò che serve a mio avviso, è sicuramente un nuovo piano urbanistico a volume zero, usufruendo cioè, in maniera più adeguata, degli spazi che sono a nostra disposizione, un vero e proprio piano, come disse qualcuno, che pensi “alla città dei prossimi vent’anni e non alla prossima scadenza elettorale.”
Bisogna inoltre permettere alla città attraverso il nostro centro storico, di dispiegare tutte le sue potenzialità, sostenendo la libera iniziativa di tutti quei settori che potrebbero costituire il traino di Caltanissetta, basti pensare alla cultura che può offrire con i suoi monumenti e luoghi d’interesse caratterizzati dalle architetture religiose del centro storico come il Duomo di Santa Maria la Nova (più comunemente conosciuto come Cattedrale) e la chiesa di San Sebastiano che con le sue catacombe ha dato modo di svolgere le giornate FAI, o meglio ancora al turismo che attira ogni anno migliaia di visitatori specialmente durante La Settimana Santa, che si ripete da secoli e che si compone di varie manifestazioni religiose dalla domenica delle palme per poi passare alla scinnenza e alle vare del giovedì santo che si diramano per le vie del centro storico e per poi concludere il tutto con la domenica di Pasqua. Nei miei diciannove anni trascorsi in questa città, mi sono sempre più convinta che per cambiare il nostro centro bisogna innanzitutto cambiare una sola cosa: la mentalità dei nisseni, troppo spesso annientata dalla demoralizzazione e dalla voragine di lamentele volubili e futili che ormai caratterizzano gran parte della popolazione per poter dare luce ad una nuova città che non sta per tramontare, ma per rinascere tra i piccoli raggi che spuntano tra le nuvole di chi,ad un nuovo inizio, ci crede ancora.

Raffaella Isernia

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