Mario Arnone riceve il saluto della Città. Sessant’anni di impegno politico e sociale cristallino

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Numerosi cittadini nisseni, insieme ai familiari ed ai compagni di partito, hanno tributato questo pomeriggio l’ultimo saluto a Mario Arnone.

IMG_2685All’uscita della Cattedrale l’orazione funebre civile di Emanuele Macaluso, che ha inviato un messaggio affidato alla dirigente del PD Annalisa Petitto che lo ha letto, e dell’amico Puccio Dolce.

Un esplicito desiderio dello stesso Arnone, quello di celebrare i suoi funerali in Cattedrale. Lo ha rivelato il parroco in un’importante omelia dove ha ripercorso la biografia politica di Arnone, l’impegno civile e il tratto umano. Padre Canalella ha anche rivelato che Arnone due settimane fa, ricevendo la visita a casa del parroco, alla battuta del figlio che non si trovava lì per l’estrema unzione ha risposto: “e perché no?”.

Arnone, ha ricordato il parroco, fu preso sotto l’ala del preside Luigi Monaco, suo zio, uomo di grande cultura amico di Sciascia e Brancati.IMG_2692

A 7 anni fu avviato a letture impegnative. A 23 anni era già medico, nel 1951. Nel ’56 il matrimonio con Lidia da cui nacquero due figli Marco e Massimo. Da medico si recò nelle miniere, dedicando attenzione alla salute ed alle condizioni di vita degli  zolfatari.

Poi entrò in ospedale, un’attività svolta dal ’54 al ’91. Spesso si recava dagli ammalati per portare le medicine necessarie.

Molteplici gli interessi culturali e sociali. Nella Società nissena di storia Patria è stato a capo del collegio dei probiviri ed alla stessa società ha donato oltre 10 mila volumi per la Biblioteca delle biblioteche. Era da tempo anche socio della Dante Alighieri.

Schermata 2016-01-30 alle 14.47.00Ma la storia di Arnone è stata anche e soprattutto la storia del PCI.

Dal ’48 si iscrisse al Pci attraversando tutte le trasformazioni fino al Partito Democratico, idea e progetto “a cui aveva creduto molto”, ha detto Fiorella Falci. 60 anni di impegno politico da protagonista .

“È stato una sentinella vigile e attenta all’evolversi delle situazioni, sempre presente alla vita della città e pronto a difendere i diritti, assumendo sempre posizioni ferme in favore dei lavoratori”.

Ha lavorato in commissione sanità da Parlamentare regionale e la prima vera riforma del sistema sanitario regionale ha visto il suo contributo preminente, ha ricordato Puccio Dolce. Così come contribuì da parlamentare nazionale alla proposta di legge che istituiva il reato di associazione mafiosa in un tempo in cui a Palermo come a Caltanissetta si negava ancora l’esistenza della mafia quale associazione.

Una vita dedicata alla Politica, con lo studio e la capacità di scrivere la vita quotidiana, del territorio, della sua gente.

Il rapporto con la Fede

“Sembrava che si ritraesse – ha detto Padre Canalella nell’omelia – ma era il suo grande rispetto perché considerava un dono negli altri la loro fede”.

1-2Molto curioso di sapere, leggeva moltissimo in materia, era un grande frequentatore della libreria San Paolo. Amava dire: “la chiesa è insostituibile per la società, una realtà di cui c’è bisogno” e del resto era sempre presente al centro studi Cammarata.

L’ex parlamentare regionale e nazionale del PCI era affascinato dalla vita della chiesa e dalla sua storia, dalla sua essenza. Ma rimaneva sempre coerente con le sue idee in politica, che non erano in contrasto con la morale cristiana rispettosa della retta coscienza dell’uomo.

Secondo Canalella si potrebbe ipotizzare una terza fase di Arnone, con la sua partecipazione agli incontri del Centro Studi Cammarata, anche su temi sociali come la resistenza cristiana alla Mafia come la chiamava don Cataldo Naro.

“Questo testimonia la sua indole laica al pluralismo, libera da qualsiasi approccio confessionale. Ma riferito a lui “confessionale” non significa solo cattolico. Per Arnone significava restare autonomo nell’interpretare i fatti che accadevano nel Paese e in Sicilia. Decidendo cosa fare rispetto ad essi in piena libertà personale rispetto ad ogni tipo di disciplina, anche di partito. Sempre refrattario agli ordini di scuderia, ma pronto a riconoscere la giustezza di idee e ideali anche degli avversari”. Conveniva con Emanuele Macaluso che il maggior pericolo della seconda Repubblica è proprio la mancanza di un sano pluralismo. Il deterioramento delle ragioni e dello stile della Laicità, invece un tempo prerogativa di tutti gli attori in campo nella politica e nella società.24

Da Parlamentare intervenì non solo su questioni economiche ma anche su temi sociali come la formazione e l’aggiornamento in ambito sanitario. Il tema pedagogico, educativo e formativo gli stette a cuore.

In tema di mafia, nel 2007 ammise ad alta voce che: “Gli scritti e gli gli studi di Monsignor Cataldo Naro hanno obbligato me laico a chiedermi: questi insegnamenti esemplari per i fedeli, quali valori possono avere per me, e mi sono risposto che certamente li hanno, come l’esempio di tanti innocenti come don Puglisi e Falcone, Pio La Torre, Mattarella, Impastato e Livatino, caduti per mano mafiosa. Martiri della legalità e della lotta per la civiltà”.

“La resistenza ecumenica e laica con spirito e sinergia tra credenti e non credenti crea un nuovo sentire democratico contro la mafia”.

“Una maturazione laica e credente nel concetto di resistenza alla mafia appare come conquista della Chiesa. La mia laicità mi induce a confrontarmi con quanto proposto da don Naro”.

E concludeva: “Non ricordo in quale occasione Don Naro sulla scorta del concilio aveva affermato che siamo condannati al dialogo, ma oggi anch’io affermo con gioia che pure noi laici siamo condannati al dialogo. Per liberarci di un pericoloso cancro che rischia di intralciare il cammino verso i diritti umani e civili”.

La laicità sincera non si contrappone alla fede consapevole.

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