“Marchio Legalità” negli appalti a imprese di Confindustria. Protocollo per imprese trasparenti con lo Stato

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Sergio Lari con Claudio Dall'Acqua e Salvatore CAridnale Rendere più efficace e operativa la collaborazione tra sistema delle imprese e autorità pubbliche per rafforzare la libera concorrenza, la trasparenza nella selezione dei partner commerciali e i controlli sui mercati, con particolare riferimento al settore degli appalti, pubblici e privati.

E’ con questo obiettivo che lunedì 5 maggio, alle 12:30, presso la Prefettura, il prefetto di Caltanissetta, Carmine Valente, il delegato nazionale per la legalità di Confindustria, Antonello Montante e il presidente di Confindustria Centro Sicilia, Carmelo Turco, hanno firmato il protocollo di legalità tra l’Associazione degli Industriali e l’Ufficio territoriale del governo.

L’accordo, di durata biennale, rende operativo l’atto aggiuntivo stipulato il 22 gennaio scorso tra il ministero dell’Interno e Confindustria sul tema del rilascio della documentazione antimafia. In particolare, è stato stabilito che le imprese aderenti a Confindustria possono chiedere la documentazione antimafia alla locale Prefettura attraverso una intermediazione della locale sede Confindustriale.IMG_4660

Questo significa, in concreto, che se un grande appalto viene assegnato a un’azienda iscritta a Confindustria, questa sarà già monitorata in tutti gli aspetti e adempimenti dalla Prefettura ma al contempo si avvarrà di fornitori e sub appaltatori a propria volta in regola con il sistema di certificazione che si è data, se non altro perchè le transazioni con questi ultimi costituiranno dati importanti a disposizione della Prefettura stessa che potrà eventualmente segnalare anomalie.

Il protocollo, inoltre, rappresenta una delle misure qualificanti del progetto PON Sicurezza, dal titolo “Caltanissetta e Caserta sicure e moderne”, finalizzato allo sviluppo di una rete di tutela del sistema imprenditoriale locale dalle pressioni criminali, dal racket e dall’usura.

A spiegarne i dettagli il Prefetto, Carmine Valente.

IMG_4674“E’ un protocollo aggiuntivo a quello firmato nel 2010 e poi prorogato, tra Viminale e Confindustria. Va ad analizzare le imprese per renderle pulite e trasparenti dalla criminalità organizzata o diffusa, per esempio anche sul pagamento dei contributi, oltre che Cosa Nostra. La riforma della legge antimafia del 2013 aveva tolto alla Camera di commercio la competenza di rilasciare i certificati camerali, competenza passata alle Prefetture. Le imprese private, aderenti a Confindustria che avevano aderito al primo protocollo e avevano contratti privati sotto i 3 milioni di euro, non potevano passare al vaglio della certificazione antimafia. Con questo protocollo facciamo in modo che le imprese associate a Confindustria accettino questo controllo aggiuntivo, un monitoraggio della certificazione antimafia, che viene fatto da Confindustria che li gira alla Prefettura attraverso PEC”.

“La provincia di Caltanissetta – spiega ancora il Prefetto Valente – non è immune da infiltrazioni. La mafia rimasta sotto traccia non è finita. Si serve di altre forme rispetto agli appalti e al pizzo, con il metodo dei cartelli. Oggi la criminalità entra negli appalto con la richiesta di servizi alle imprese eIMG_4669 quindi bisogna controllare i rapporti con i sub appaltatori affinchè le imprese sane con rapporti sani, che con questo monitoraggio riusciamo a vedere anche nei passaggi di denaro, possiamo evitare che attraverso pseudo servizi o pseudo economie di scala di forniture, possano sottacere degli affari con famiglie mafiose”.

Un’iniziativa, quella di oggi,in linea con la creazione della white list prefettizia, una “lista bianca” contenente le aziende “sane” che ammettono controlli ex ante su tutti gli aspetti imprenditoriali ed economici, ottenendo così di diritto una certificazione antimafia che li sottrae da processi burocratici più lunghi. Ovviamente, sottoporsi a controllo preventivo, comporta un monitoraggio a 360 gradi che solo un’azienda in regola con tutte gli adempimenti può accettare.

“Nel protocollo è spiegato che c’è una scheda dove si dice che quando interviene l’iscrizione alla white list da parte del Prefetto di un’azienda, quella non ha più bisogno della certificazione antimafia, oppure l’impresa che ha avuto il rating legalità di Confrindustria, automaticamente ha superato quel controllo, certamente va verificato il tempo da quando si sono iscritti e quanto dura, ma chi è iscritto alla white list, è come se avesse il IMG_4671certificato camerale di un tempo”, aggiunge il prefetto Valente, che spiega perchè è importante per l’ufficio del Governo e per lo Stato il rapporto avviato con le associazioni datoriali. “Confindustria associa molte imprese e poiché l’obiettivo della Prefettura è rivolgersi a un grande collettore di imprese, che consente di fare un monitoraggio anche sugli appalti privati e sui sub appalti, cosa che prima non potevo fare, ecco che diventa importante questo protocollo”.

“E’ un protocollo pensato a livello nazionale – spiega il delegato nazionale Legalità di Confindustria, Antonello Montante – voluto dal Governo. Si vuole risolvere tutto l’iter burocratico e accelerare il rilascio del certificato antimafia che diventa quasi un ostacolo allo sviluppo. Viene chiesto prima dell’aggiudicazione dei lavori e anche quando si deve liquidare il debito della P.A. Stiamo attuando il modello “Expo Milano” tra Stato e Imprese, lo abbiamo affinato e si è firmato prima a Roma e adesso qui”, spiega il presidente di Confindustria Sicilia.

Montante torna sul nodo irrisolto degli appalti bloccati in Sicilia. “Soprattutto per infrastrutture piccole – spiega – c’è qualche miliardo di euro bloccato per cui basterebbe non una legge, ma un tavolo per sbloccare le opere finanziate”.

“Confindustria – puntualizza Montante – non fa lotta alla mafia, ma lavora per essere più competitiva. Si è capito che stare dalla parte dello Stato conviene oltre che essere etico e morale. Quindi si è fatta una scelta da cui non si torna indietro. Le certificazioni antimafia rallentano ma sono indispensabili. Fino al 2004 le attività in Sicilia erano controllate dalle organizzazioni criminali, il mercato quando è distorto, va regolato. Questa è un’attività di semplificazione, però le regole sono regole”, conclude Antonello Montante.

“Un protocollo importantissimo” anche per il presidente di Confindustria Centro Sicilia, Carmelo Turco, che raggruppa le associazioni di Caltanissetta, Enna e Agrigento. “In coerenza con quello nazionale partito a propria volta da Caltanissetta, con la presidenza Montante nel 2004. L’obiettivo è rendere più trasparenti appalti e sub appalti, per chiarire anche un concetto, che non si torna più indietro, è un processo ineluttabile. Vero che abbiamo subito attacchi dalle organizzazioni mafiose con delegittimazioni tipiche di ambienti mafiosi, ma noi andiamo per la nostra strada, il processo è innescato e non si torna più indietro”, conclude Turco.

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