“Una mano per uscire fuori dal tunnel”. Intervista al dott. Giuseppe Carbone

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spremutaSulle problematiche legate all’alcolismo, abbiamo intervistato il dott. Giuseppe Carbone, responsabile sanitario della locale Associazione Club Alcologici Territoriali (A.C.A.T.).

– Cos’è l’A.C.A.T.? La vostra missione svolta nel territorio, a chi si rivolge?

L’associazione club alcologici territoriali (ACAT) è una associazione onlus senza fini di lucro che si prefigge di sostenere le famiglie con problemi legati all’assunzione di bevande alcoliche. Essa si basa sulle teorie del professor Vladimir Hudolin, psichiatra croato che negli anni 50 ideò un metodo di trattamento dell’alcolismo attraverso degli incontri settimanali tra famiglie con problemi. Senza usare farmaci o elettrochoc si riusciva sorprendentemente a recuperare il soggetto alcolista. Il metodo si diffuse rapidamente nel nord Italia e nel 1987 sbarca in Sicilia. Attualmente sono presenti gruppi in tutto il territorio dell’isola, e nella nostra provincia contiamo due club a Caltanissetta e due a San Cataldo.

– Di solito, chi vi chiede aiuto? Quale percorso personale e familiare maturano gli alcolisti che accedono ai vostri servizi?

I familiari sono certamente quelli che soffrono di più e sono quelli che generalmente chiedono aiuto al proprio medico di famiglia, al parroco o al Servizio Dipendenze dell’ASP, che provvedono a inviarci i casi. La prima cosa, certamente la più difficile, è fare emergere la consapevolezza di avere un problema e capire il danno che si arreca a chi ti sta vicino. Naturalmente questo non può accadere se non con l’aiuto di coloro i quali hanno già risolto il problema. In un clima di non giudizio, di accoglienza e solidarietà la persona si apre, capisce i suoi errori e inizia un cambiamento. Anche i familiari imparano a gestire meglio i problemi e tutti insieme si cresce.

– Da cosa è caratterizzato il cammino terapeutico che utilizzate per liberare il singolo dalla dipendenza?

In realtà non si tratta di terapia. Per noi l’alcolismo non è una malattia né un vizio è semplicemente uno stile di vita che comporta diversi problemi a livello fisico (danni epatici, cancro, demenze, incidenti stradali ecc.) sociale (difficoltà economiche e lavorative, perdita della capacità di guadagno) e familiare (violenza domestica, liti, separazioni). Come ho detto prima, i gruppi si riuniscono una volta alla settimana per un’ora e mezza sempre nello stesso luogo e alla stessa ora. Coordina il gruppo un servitore-insegnante formato in un corso residenziale di 50 ore, che lo abilita a condurre il club. La ricetta è semplice: la famiglia che ha superato il problema aiuta la nuova famiglia in un clima di amicizia, accoglienza e solidarietà. Quello che induce al cambiamento è l’aiuto disinteressato di persone estranee mai conosciute, che non ti giudicano né ti condannano ma ti danno una mano per uscire fuori dal tunnel. La frase che sento spesso nei club è: “se ce l’ho fatta io ce la puoi fare anche tu”.

-Tanto per i giovani quanto per gli adulti, perché è molto importante la sensibilizzazione alle cause e agli effetti dell’alcolismo?

L’alcolismo è una piaga dilagante specialmente nella fascia adolescenziale, dove i danni cerebrali sono più rilevanti. In questa fase della vita spesso è presente la poli-dipendenza che complica le cose. Per questo motivo abbiamo intrapreso, da diversi anni, un’opera di sensibilizzazione nelle scuole dove spieghiamo ai giovani i danni provocati dall’alcool dando spazio alle testimonianze di ex alcolisti e familiari, che spiegano come hanno vissuto il problema sulla loro pelle.

– Per una realtà associativa come l’A.C.A.T è assai rilevante la collaborazione con le istituzioni locali. Perché?

I club alcologici territoriali non sono una setta ma sono inseriti pienamente nella realtà locale e per questo hanno bisogno delle istituzioni. Spesso siamo presenti nelle manifestazioni allestite in occasione di feste patronali, incontri diocesani giovani-famiglie, giornate contro le dipendenze ecc. negli stand distribuiamo volantini e parliamo con le persone testimoniando che uscire dall’alcolismo è possibile. Noi ce l’abbiamo fatta.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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