“Mafia fin dentro il Palazzo”. La Procura di Caltanissetta indaga sulle minacce a Scarpinato

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In uno dei tanti interventi pubblici, che oggi è il caso di “ripassare”, l’attuale Procuratore Generale della Corte d’Appello di Palermo, Roberto Scarpinato, allora a Caltanissetta, in occasione delle commemorazioni a Canicattì dei giudici Saetta e Livatino, aveva parlato della “mafia fin dentro il Palazzo” e delle “pressioni” a cui erano stati sottoposti magistrati valorosi come Saetta, Chinnici oppure Gaetano Costa.

Ecco perché oggi quell’invito rivolto in forma di minaccia di “rientrare nei ranghi, non sottovalutare i mezzi e l’intelligenza degli avversari”, contenuto in una lettera anonima recapitata addirittura fin sulla scrivania del PG di Palermo, assume un significato doppiamente preoccupante. Perché richiama alla memoria quel “rientrare nei ranghi” che autorevoli esponenti della magistratura collusi avevano rinfacciato all’allora Procuratore capo di Palermo, Rocco Chinnici, per rimproverare l’anomalo attivismo di Giovanni Falcone, così come “nei ranghi” doveva rientrare il giudice Gaetano Costa nell’inchiesta per l’omicidio del carabiniere Gaetano Basile. Poi c’è l’aspetto del metodo, delle modalità con cui la lettera è stata recapitata fin dentro l’ufficio della massima autorità inquirente nel distretto giudiziario di Palermo, il Procuratore Generale.

Inquietante l’invito a non sottovalutare “l’intelligenza dei nemici”, che qualcuno legge come un riferimento alle nuove prove che Scarpinato sta per inserire nell’istruttoria per l’appello contro l’assoluzione in primo grado di Mauro Obinu e Mario Mori.

Dell’intimidazione si occuperà la procura di Caltanissetta che visionerà anche le immagini delle videocamere piazzate nell’ufficio del magistrato, un ufficio che ha mostrato diverse lacune nella sicurezza. Alla stanza del procuratore si accede, oltre che dalla segreteria, da un altro ingresso fuori dal controllo della videosorveglianza.

 

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