"Mafia fin dentro il Palazzo di giustizia". Scarpinato spiega il contesto in cui morirono Livatino e Saetta

1557

Scarpinato Livatino

GUARDA il video dell’intervento di Scarpinato

Intervenendo alcuni giorni addietro alle commemorazioni dei giudici Rosario Livatino e Antonino Saetta assassinati dalla mafia rispettivamente il 21 settembre 1990 e il 25 settembre 1998, quest’ultimo in territorio di Caltanissetta sulla strada statale 640, il Procuratore Generale della Corte d’Appello Roberto Scarpinato, svela i retroscena di ciò che accadeva, intorno al giudice Saetta, nel Palazzo di Giustizia di Palermo. Scarpinato parla di collusioni di giudici con la mafia, i colletti bianchi e la massoneria, che sono le tre categorie di soggetti che in quegli anni erano in grado di aggiustare l’esito di quasi tutti i processi di mafia che non riguardassero la manodopera di Cosa nostra ma i “piani alti”.

Rosario Livatino“L’habitat sociale degli omicidi Saetta e Livatino – afferma Scarpinato – chiama in causa responsabilità collettive imponendo una riflessione che deve darci la chiave di lettura per leggere il presente. Saetta viene assassinato a settembre del 1988, perchè era un esempio di indipendenza perchè con la schiena dritta non subiva pressioni. Mi piacerebbe dire che in quegli anni tutta la magistratura aveva la schiena dritta coma Saetta, ma non possiamo, gli faremo un torto. L’esito di inchieste e indagini hanno dimostrato che il sistema di potere mafioso in quegli anni riusciva a interferire sistematicamente sull’esito dei processi ottenendo l’assoluzione degli imputati. Con l’intervento presso i magistrati di politici autorevoli e collusi con la mafia. Un altro canale erano le relazioni massoniche e alcuni magistrati, essi stessi massoni, venivano avvicinati da altri massoni che agivano per conto della mafia. Altri ancora, i giudici popolari, venivano avvicinati direttamente dai mafiosi”.

Livatino-auto-crivellata“Il capo dell’ufficio istruzione di Palermo, Roco Chinnici – prosegue Scarpinato – si vide costretto ad emanare una circolare dentro l’ufficio con la quale imponeva ai giudici istruttori di redigere relazione scritta sui casi di magistrati che raccomandavano mafiosi a processo. E proprio per questa lettera un magistrato venne sospeso. Quello stesso magistrato poi venne condannato a Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa perchè il suo intervento era sistematico. Dopo l’assassinio di Rocco Chinnici venne scoperto un diario segreto in cui il magistrato annotava impressioni e riflessioni ricevute da magistratura requirente e giudicante per condizionare l’esito dei processi. Chinnici scrive : ‘Giovanni Falcone mi comunica che il primo presidente della Corte d’Appello mi ha raccomandato l’imprenditore Graci di Palermo’. Successivamente Chinnici incontra il presidente della Corte d’Appello che lo investe come un fiume in piena,dicendo che l’ufficio istruzione stava rovinando l’economia palermitana e che si doveva caricare di processi minori Falcone, perchè non deve scoprire nulla. Mi dice che verrà a ispezionare l’ufficio e io lo invito a farlo. E’ indignato perchè scoperchiammo alcune vicende di affari e mafia con i colletti bianchi. ‘La dovete finire e non dovete più disporre accertamenti nelle banche’, è quanto Chinnici si sente dire e annota nel suo diario”, conclude Scarpinato.

Commenta su Facebook