Mafia e antimafia nella "Buttanissima" Caltanissetta

1315

C’era una variegata platea al convegno “Mafia e Antimafia” organizzato dall’ANM di Caltanissetta al Palazzo di Giustizia. Erano infatti presenti tanti giornalisti, magistrati, avvocati, professionisti. Presenti anche diversi ufficiali delle forze dell’ordine e rappresentanti istituzionali.
IMG_9233Un appuntamento, quello dei “dialoghi con la magistratura”, organizzato dalla sezione nissena dell’Anm (presidente Ferdinando Asaro, segretaria Renata Giunta) a cui hanno partecipato il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco e il professore universitario Costantino Visconti,  che insegna giustizia penale e legislazione antimafia all’Università di Palermo.
Quest’ultimo ha espresso un opinione molto garantista in tema di informative antimafia (“si tratta di aziende potenzialmente influenzabili dalla mafia e non già colluse”) e criticato aspramente la legge che ha istituito l’agenzia nazionale per i beni confiscati. Istituzione che aveva scatenato alla sua nascita pesanti bordate anche dall’Anm.
Contestata dal docente universitario la previsione secondo cui l’Agenzia non serva solamente per una veloce assegnazione dei beni confiscati, bensì a gestirli in attesa dell’assegnazione, generando problemi di efficienza a quelle stesse aziende.
Secondo Pietrangelo Buttafuoco l’antimafia è “una nuova forma di potere”. “Però Crocetta è il risultato di una retorica, di un atteggiamento di impostura invincibile cui non si può far fronte perché toccando quel potere ci si mette automaticamente dalla parte del torto. I toni sono quelli della guerra di religione”.
“Trovo insopportabile – ha detto Buttafuoco – aver costruito un’impostura nel fabbricare una verità approfittando degli eroi. Io dico che bisogna rivendicare il diritto di criticare l’assessore Borsellino per salvaguardare il sacrificio e l’importanza e la potenza morale di Paolo Borsellino”, ha detto il giornalista.
In realtà in questi giorni l’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino di critiche ne sta ricevendo già abbastanza e non sembra che qualcuno si sia posto il problema di timori reverenziali.
Commentando l’affermazione contenuta nel libro “Buttanissima Sicilia” quando Buttafuoco parla di “mafia dell’antimafia”, il Procuratore generale facente funzioni della Corte d’appello di Caltanissetta, Fabio D’Anna ha detto che “dal periodo dopo le stragi c’è chi presenta dossier preconfezionati che hanno messo in crisi il sistema perché non è un’antimafia in mano a professionisti, ma a chi ha finalità diverse”.
“Con la mafia – ha ripreso Buttafuoco – non c’è altro modo che la risposta dello Stato con gli arresti. Abbiamo invece bisogno di ragionare intorno a quello che è diventata l’antimafia. Caltanissetta è importantissima in questi giorni per il dibattito in corso. Perchè abbiamo bisogno di capire qual è il verso giusto. Mettetevi nei panni di uno di Trieste o di Bolzano. Non riesce a capire  qual è il verso di questo agire”, ha detto Pietrangelo Buttafuoco alla platea.
Sorgono alcune domande spontanee. E’ un passo avanti necessario o uno indietro inevitabile demandare la lotta alla mafia agli arresti?
Data per buona, per ipotesi, l’importanza dell’azione di contrasto alle mafie nella società civile, nell’economia, nella pubblica amministrazione, quali strumenti dovrebbero  adottare associazioni e gruppi, sindacati, imprenditori e funzionari pubblici?
 
Siamo  al punto di partenza, all’eterno dualismo tra chi pensa che è molto più che bastevole l’impegno nel proprio dovere, ciascuno per il ruolo che ricopre nel proprio ambito, per contrastare l’illegalità e quindi la mafia e chi invece pensa che sia necessaria un’azione “attiva” che si avvalga di strumenti potenziati, ritenuti legittimi quando si è in presenza di mafia.
Quali contributi può dare in tal senso il “diritto vivente” fatto anche di accordi e regole al di fuori della codicistica? dal momento che il codice penale si applica quando il reato è già commesso?
L’autoregolamentazione dei corpi intermedi, in senso restrittivo verso le mafie e magari un po’ meno garantista, rimane un elemento deterrente contro l’infiltrazione delle mafie nell’economia e nella società? e soprattutto è utile a tracciare un “giusto verso” senza che lo debbano dettare, da soli, i magistrati all’intera società?
Alberto Sardo

Commenta su Facebook