Mafia, due arresti a Gela. Dalle serre il business della plastica dismessa, ma gli imprenditori denunciano

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Con metodi alquanto mafiosi cercavano di riprendersi il controllo del mercato della raccolta della plastica dismessa dalle serre, anche al fine di finanziare le casse dell’organizzazione.

Operazione antimafia della Polizia a Gela. I poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di Gela hanno tratto in arresto due appartenenti del clan mafioso Emmanuello nell’ambito dell’operazione battezzata “Redivivi II”.

Diego Nastasi
Diego Nastasi
Maurizio Trubia
Maurizio Trubia

I due arrestati, Maurizio Trubia classe ’68 e Diego Nastasi classe ’66 avevano tentato un’estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nel settore della raccolta della plastica dismessa dalle serre. Business, questo, già al centro della prima operazione “Redivivi”.

I destinatari delle misure cautelari spiccate stamane dal Gip David Salvucci sono indagati per il reato di tentata estorsione in concorso aggravata dalle modalità mafiose.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla DDA di Caltanissetta sono partite ad aprile 2016, sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori gelesi che – accompagnati dall’associazione antiracket di Gela “Gaetano Giordano” – avevano segnalato un tentativo di estorsione ai danni di un loro collega impegnato nel settore imprenditoriale della raccolta della plastica dismessa dalle serre, nelle contrade del territorio agricolo del comune di Gela, da parte di soggetti appartenenti al clan Emmanuello.

In particolare, hanno ricostruito gli uomini della Squadra Mobile diretta da Marzia Giustolisi e del commissariato guidato da Giuseppe Marino, Nastasi Diego, su ordine del Trubia, si incontrava con l’imprenditore da estorcere ed esplicitamente gli chiedeva quale fosse la somma di denaro che era disponibile a corrispondere al suo compare Trubia Maurizio, inteso Enzo, per ogni autocarro di plastica dismessa recuperata dai serricoltori operanti nelle contrade di Bulala e Mignechi, nel territorio di Gela, rappresentando che già altre persone si erano dichiarate disponibili a pagare una somma determinata di denaro, pur di avere l’esclusiva nella raccolta della plastica facendo nel contempo chiaramente intendere che, in caso di mancato pagamento, lo stesso non avrebbe più potuto proseguire nella sua attività.

A seguito delle richieste estorsive, l’imprenditore ha denunciato i fatti alla Polizia.

Nelle indagini è risultato prezioso il contributo dell’associazione antiracket di Gela e del suo presidente Renzo Caponnetti che è riuscito ad infondere negli imprenditori il coraggio di denunciare e la fiducia nelle istituzioni.

“Di grande importanza il risultato investigativo conseguito – spiega il capo della Mobile, Marzia Giustolisi – che, non solo ha permesso di riscontrare le dichiarazioni degli imprenditori e di individuare il “sistema mafioso”, che cercava di imporre il proprio diktat sul territorio, minacciando pesantemente gli imprenditori del settore della raccolta della plastica, ma ha permesso di individuare in Trubia Maurizio, l’uomo, che dopo gli arresti del novembre 2015 (operazione Redivivi), stava cercando di riprendere le redini del clan Emmanuello”.

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