Mafia. Azzerato il "terzo polo" di Gela. 28 arresti nel "Gruppo Alferi".

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AlferiMaxi retata antimafia a Gela, ad opera della squadra mobile, coordinata dalla DDA. 28 i mandati di cattura emessi dal Gip del tribunale di Caltanissetta nei confronti del gruppo criminale Alferi della città del golfo. Una sorta di terzo polo dlela mafia, fino a poco tempo addietro composto da cani sciolti che avevano fatto il salto di qualità. Punto di forza del gruppo la fedeltà dettata dai rapporti di affinità e parentela. Erano attivi negli incendi e negli attentati, furti in abitazione, furti di ferro e rame, imposizione del prezzo della frutta, usura ed estorsione e occupazioni abusive di case.

Un boss anomalo di Gela, Giuseppe Alfieri, 50 anni, esponente del terzo polo della mafia, nonostante fosse detenuto nel carcere di Catanzaro, riusciva a comunicare con l’esterno, attraverso lo scambio di pacchetti di fazzoletti in cui veniva celati i pizzini. Lo scambio avveniva durante gli incontri con amici e parenti che lo andavano a trovare, soprattutto con la moglie Silvana Cialdino e l’amante Maria Azzarelli che faceva le sue veci in quanto oltre a nascondere le armi, prestava denaro a usura, ricettava merce rubata, occupava immobili. E’ questo uno dei retroscena dell’operazione Inferis della squadra mobile di Caltanissetta che nella notte ha arrestato 28 soggetti appartenenti al clan diretto da Alferi, tutti accusati di associazione mafiosa ”finalizzata a commettere delitti di ogni genere e, principalmente estorsioni, furti, danneggiamenti col fuoco, usura, occupazione abusiva di immobili ed altro ancora”. Un’operazione antimafia, quella della mobile, che ha sgominato una banda criminale pericolosissima sul territorio responsabile dell’insicurezza delle strade, di centinaia di attentati incendiari, molti dei quali ai danni di poliziotti. Dalle indagini condotte dalla squadra mobile e coordinate dalla DDA, è emerso che il gruppo Alferi fosse pronto a fare il salto di qualità con l’uso di armi per uccidere. I 28 arrestati sono tutti fedelissimi del capo, la maggior parte parenti e affini totalmente dediti alla figura carismatica di Alferi che garantiva loro guadagni e case. Infatti una delle attività principali era l’ocupazione abusiva di case popolari che venivano di fatto requisite dal gruppo e anche vendute, a danno dei legittimi assegnatari costretti al silenzio. Il gruppo criminale era diviso in squadre con alcuni compiti precisi. Furti negli appartamenti e in ville di campagna, furti di alluminio, ferro e rame destinati al mercato nero, occupazioni di case. Il clan era attivo anche nell’imposizione del prezzo della frutta e in particolare delle angurie in estate.

A facilitare l’esito delle indagini che hanno portato ai 28 arresti di oggi, il più fedele tra i fedelissimi seguaci e figlioccio del boss, Emanuele Cascino, tanto devoto da farsi tatuare l’effice di Giuseppe Alfieri nella spalla e che da qualche mese invece ha iniziato a collaborare con la giustizia temendo di dover essere eliminato dal gruppo. Del resto Cascino ha subito tre attentati di cui l’ultimo, nel 2010.

Delle 28 ordinanze di custodia cautelare spiccate dal Gip, Alessandra Giunta, 24 sono in carcere e 4 ai domiciliari. In cella vanno per intero le famiglie Alferi e Azzarelli, padri, figli e nipoti, compresa l’amante del boss, Maria Azzarelli detta Maria Maccarruni. Tra gli altri, le manette ai polsi sono scattate per Giuseppe Biundo, Vincenzo Burgio, Giuseppe Caci, Rosario Consiglio, Francesco D’amico, Rosario Moscato, i fratelli Orazio e Angelo Pirone, Fabio Russello.

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