Mafia, Alfonso Lipari parla con i magistrati. A marzo incriminato come organico alla “famiglia” di San Cataldo

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Classe 1970, il carrozziere sancataldese Renato Alfonso Lipari, secondo la squadra mobile di Caltanissetta, e i magistrati della Procura che lo fecero arrestare il 3 marzo scorso nell’operazione “Kalyroon”, sarebbe organico a Cosa Nostra, di più recente lipari-alfonso-renato1avvicinamento rispetto ad altri personaggi coinvolti in quell’operazione come Maurizio Di Vita e i fratelli Antonio e Salvatore Cordaro.

Sarebbe lui il nuovo dichiarante che starebbe fornendo particolari utili alle inchieste ai magistrati della DDA di Caltanissetta, in particolare al PM Stefano Luciani.

Lipari, già coinvolto in passato in una inchiesta per armi, venne raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere nel marzo del 2015 per una sfilza di reati. Dall’associazione mafiosa, famiglia di San Cataldo, il cui reggente è considerato Maurizio Di Vita, al favoreggiamento della prostituzione, reato per il quale Lipari avrebbe avuto un ruolo comunque più defilato rispetto ad altri sodali. Fino ad arrivare al traffico di sostanze stupefacenti, reato contestatogli in associazione, tra gli altri, con Antonio Cordaro, Maurizio Di Vita, Antonio Gisabella.

Cosa stia rivelando Lipari ai magistrati della DDA, non è ancora noto. Pare che abbia deciso di rispondere agli inquirenti per chiarire la sua posizione in ordine alle contestazioni mossegli, ma nell’ambito degli interrogatori non si sarebbe limitato a questo, rispondendo anche alle altre domande poste dagli inquirenti. Non a caso il suo legale ha rimesso il mandato, circostanza che solitamente avviene in presenza di un cambio di strategia difensiva che non può essere più compatibile con quella fin qui adottata. In altre parole un cambio di difesa che accomuna chi diventa pentito, o dichiarante.

Nelle intercettazioni dell’inchiesta “Kalyroon” si fa riferimento anche alla “testa dell’acqua”, un presunto boss mafioso dal quale avrebbero dovuto passare alcune decisioni più importanti che andavano oltre il semplice controllo dello spaccio o della prostituzione.

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