Macaluso a Caltanissetta. “Politica assente nelle periferie e la mafia si riprende il rapporto con il popolo”

“Un anno di Emma in corsivo”, ovvero un anno di riflessioni affidate ai post su facebook di Emanuele Macaluso e raccolte in un libro per i tipi di Castelvecchi. Il volume è stato presentato giovedì pomeriggio a Palazzo Moncada alla presenza dell’autore e del curatore, il ricercatore Giuseppe Provenzano, intervistati dal giornalista di Repubblica, Emanuele Lauria.

img_3947Classe 1924, Emanuele Macaluso, politico, sindacalista e giornalista che ormai da anni vive a Roma è sceso a Caltanissetta per presenziare questa mattina all’intitolazione dell’aula della Corte di Assise del palazzo di giustizia all’ Onorevole Giuseppe Alessi, fondatore della Democrazia Cristiana e suo avversario politico ai tempi del Partito Comunista italiano da lui guidato in Sicilia durante l’esperienza del milazzismo.

Macaluso, che è stato anche direttore del Riformista e de L’Unità ha parlato giovedì pomeriggio per circa due ore davanti alla platea nissena affrontando diversi argomenti. Dal Referendum al futuro del Partito Democratico, passando per il Movimento 5 Stelle fino ad arrivare alla crisi dell’antimafia. Sul Referendum, Macaluso ha paragonato l’attuale situazione politica “ad un’automobile fiondata in discesa senza freni”. “Perchè – ha spiegato – chiunque vincerà vorrà prendere tutto. Ci sarà la distruzione”, ha detto Macaluso, il quale non si è sbilanciato sulle sue intenzioni di voto al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. “Votare No mi sembra ci riporti a cento anni fa – ha spiegato – ma anche votare Si crea una grande inquietudine”.

Sulla crisi del movimento antimafia, su domanda del giornalista di Repubblica sul caso di Antonello Montante, Macaluso non è voluto entrare nella cronaca, limitandosi a un ragionamento politico sull’antimafia sociale.

Ciò che manca è il coinvolgimento della popolazione sul concetto di antimafia, soprattutto se essa non è coniugata a un ideale sociale. “Non è più una ragione fondamentale della politica di massa. Mentre il compito principale è l’antimafia politica, culturale e sociale”, ribadisce due volte Macaluso. “Una forza politica che sottrae consensi alla mafia e io temo che la mafia stia riprendendo un ruolo che aveva perso”.

“La mafia è un’associazione a delinquere che ha un rapporto non solo con i poteri, con alcuni poteri e alcune forze politiche. Ma ha un rapporto con il popolo. Mi colpì il fatto che in un quartiere di Palermo un vecchio capomafia era stato riarrestato e ci fu una ribellione del quartiere (il riferimento è al boss di Santa Maria di Gesù, Salvatore Profeta, scarcerato per la strage di via D’Amelio e poi arrestato nel 2015 alla Guadagna nell’operazione “Stirpe”, ndr). Perchè – prosegue Macaluso – lui aveva ripreso quel ruolo che storicamente ha avuto la mafia di dirimere le questioni, di amministrare giustizia. E quando la mafia amministra la giustizia diventa giudice ed esegue la sentenza. Com’è possibile questo? È possibile perchè nei quartieri non c’è più la politica, la sezione o un centro culturale, un circolo. Non c’è il popolo che si organizza ed ha una sua identità e un modo di pensare alla giustizia che sia contro questa formula. Non c’è”.

Sul Partito Democratico, Macaluso ha fatto un excursus dalla sua nascita (“Risposi a Scalfari che non poteva nascere da due partiti al capolinea”)  fino ai giorni nostri, ricordando il 33% ottenuto da Veltroni e auspicando un vero dibattito all’interno, come avviene nei partiti socialisti e laburisti europei e sottolineando che il PD non è più presente nei territori e nelle periferie.

“Il partito personale non è un partito di sinistra”, ha spiegato. “Prima di andare a votare il popolo deve parlare e discutere. Questa è la mia preoccupazione, che non essendoci un partito che abbia una sua dialettica, la politica è decisa da una persona, che può fare cose a volte giuste e a volte sbagliate senza un dibattito per vedere cosa sia giusto e cosa no. Ritengo che questo possa portare il partito a sbattere ed è pericoloso perchè dopo di questo non vedo che alternativa c’è. La mia battaglia è di suscitare all’interno del Pd un dibattito che lo faccia diventare Partito. Un partito che sia veramente un partito ed è questa la battaglia che chi milita nel Pd deve sapere fare. Non le battaglie della minoranza che fa emendamenti. La prima battaglia che non ha fatto la minoranza è quella del Partito. Doveva fare una battaglia nei confronti di Renzi per fare un partito”.

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