“Lupus in… 41 Bis”. Al Liceo “R. Settimo” la parodia in chiave contemporanea della favola latina

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Lo scorso venerdì, il 13 gennaio 2018, in occasione della quarta edizione della “Notte Nazionale del Liceo Classico”, cui il Liceo Classico Linguistico e Coreutico “R. Settimo” di Caltanissetta ha partecipato anche quest’anno, gli studenti della classe VAC, sapientemente coordinati nella realizzazione dal professore Antonio La Rocca, hanno inscenato, (e in tal senso il titolo è già piuttosto eloquente), una rivisitazione in chiave caustica e contemporanea della nota favola “Lupus et agnus” dello scrittore latino Fedro.

L’insolita idea, nata da Stefania Maria Caruso, (studentessa della VAC), è stata poi da lei sviluppata in un vero e proprio copione, valorizzato in scena dall’abilità degli attori che, sia pur amatoriali, hanno saputo strappare un pensato sorriso agli spettatori. Questi, all’aprirsi del sipario, si sono trovati immersi in un’inaspettata ambientazione: un’aula di tribunale! Qui il lupo (dietro al quale non è difficile intravedere un prepotente dei nostri giorni) si è difeso dinanzi ad un giudice tutt’altro che integerrimo, la dott.sa “Me ne lavo le mani”, ed ad una timorosa giuria popolare, grazie all’avveduta assistenza dell’avvocato “Malacarta, dall’accusa di “agnellicidio” mossagli dal pubblico ministero “Accusa accusa”, in presenza della madre dell’agnello scomparso, del suo avvocato, la dott.sa “Niente ci fa”, e dei testimoni orso dormiente, coniglio cieco e rivo sordo. Dal processo trapela una serrata denuncia dell’omertà e della corruzione del sistema, parzialmente superate solo nell’emblematico finale, in cui, prendendo in prestito le sagge parole di Paolo Borsellino, vi è la presa di consapevolezza del fatto che “se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

La tragi-commedia, infatti, ha sottolineato la valenza tutt’altro che anacronistica della favola in questione, in perfetta armonia, d’altronde, con lo spirito dell’evento: dimostrare l’attualità del Liceo Classico nonché della cultura umanistica, “considerata quale elemento fondante per la costruzione di una società autenticamente libera, pluralistica e democratica”.

La fortunata rappresentazione ha visto spendersi dal primo all’ultimo studente della classe: taluni si sono dedicati all’allestimento della scenografia (G. Rizzari, G. Fortunato, A. Pace, V. Cantella, M. Palmieri, M. Nugara, O. Mosca), altri hanno presentato (V. Giunta, L. Di Natale, M. Di Francesco) o hanno interpretato i vari personaggi (D. Ferro, S. Miccichè, S. Caruso, A. Morgante, L. Pulci, A. Calì, M. Mangione, O. Cocita, M. Mastrosimone, F. Trapani, G. Lo Giudice, A. Barbuzza, C. Bellomo, F. Lo Piano, S. Dell’Utri, C. Sorce, G. Bognanni) dietro l’attenta direzione del Prof. Antonio La Rocca. La locandina stessa è stata elaborata da una studentessa della classe, I. Cannizzaro.

“Ci siamo divertiti un sacco a veicolare un messaggio così importante, talvolta avvalendoci anche di espressioni tipiche dialettali: in scena abbiamo esasperato le perverse dinamiche della società odierna, dalle quali, in quanto futuri cittadini, speriamo di riscattarci anche nella realtà” riporta l’autrice Stefania M. Caruso.

Dato l’apprezzamento del pubblico, vi sarà, sempre al “R. Settimo”, una replica della rappresentazione, probabilmente il 13 febbraio in occasione di un incontro formativo. Per maggiori informazioni a riguardo, rimanete aggiornati!

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