Omicidio Sandri. La Mobile arresta il quarto assassino. Operazione dedicata a mamma Ninetta.

2035

Vincenzo Pisano pluriomicida di NiscemiNinetta BurgioLa squadra mobile di Caltanissetta mette la parola fine nella difficile inchiesta sull’uccisione di Pierantonio Sandri il ragazzo appena diplomatosi odontotecnico, ucciso nel 1995 con la lupara bianca, il cui corpo è stato ritrovato dopo 18 anni in un bosco di contrada Ulmo. All’alba di oggi gli agenti della Questura nissena hanno arrestato Vincenzo Pisano, class ’77, killer della famiglia di Cosa nostra di Niscemi, allora guidata dal gruppo di Alfredo Campisi e Antonino Pitrolo, poi spaccatosi con l’omicidio dello stesso Campisi.

Vincenzo Pisano sarebbe quindi uno dei killer di Pierantonio Sandri, un giovane di buona famiglia, un bravo ragazzo incensurato, ucciso soltanto perchè avrebbe visto Salvatore Cancilleri, uomo di Cosa nostra, mentre incendiava un’auto a Niscemi. Allora il sodalizio era estremamente coperto e non si conoscevano i nomi degli appartenenti e dei capi, tanto che le inchieste su diversi omicidi, come quello di Antonio Barone, si risolsero in un nulla di fatto e soltanto recentement sono state riaperte dalla mobile” con successo e , nel caso dell’omicidio Barone, hanno portato all’arresto, tra gli altri, di Vincenzo Pisano. Va detto, infatti, che prima del pentimento di Antonino Pitrolo, Giuliano Chiavetta (killer del gruppo di fuoco di Cosa nostra di Niscemi sin da quando era minorenne) e di Carmelo Barbieri, la mafia di Niscemi risultava impenetrabile ed escludendo alcuni boss finiti sotto processo per fatti di mafia ma mai, fino ad allora, per omicidio, come gli stessi Giancarlo Giugno e Amedeo Arcerito, non si conoscevano le articolazioni e la composizione dell’organizzazione.

Pierantonio sandriUna mafia impenetrabile, insomma, che gli inquirenti hanno iniziato a conoscere da dentro dopo i pentimenti eccellenti arrivati soltanto negli ultimi quattro o cinque anni, a differenza di Cosa nostra gelese dove i pentiti di spicco si sono registrati già a partire da 10 anni fa.

Con l’arresto di Pisano si chiude quindi il cerchio. Lo scorso 8 febbraio la Mobile aveva fermato, per il rischio di fuga, Marcello Campisi, classe ’72, tirato in ballo da Giuliano Chiavetta (sotto processo per il delitto Sandri di cui si è auto accusato), per lo stesso delitto. Chiavetta è sotto processo insieme a S.C. l’altro minorenne che fece parte del gruppo di morte di Pierantonio Sandri.

Il Commissario capo Marzia Giustolisi spiega il perchè della dedica dell’operazione “Ninetta” a Ninetta Burgio, la mamma di Pierantonio Sandri. Una donna veramente speciale che non ha mai avuto parole di rabbia neanche contro gli aguzzini del figlio alla quale, siamo certi, anche da lassù (la Burgio è morta un anno fa), farà piacere che si sia scoperta la verità sulla morte del figlio Pierantonio. “Sandri, che non c’entrava niente con Cosa Nostra, ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato”, spiega la Giustolisi che illustra anche particolari raccapriccianti dell’omicidio. Il 9enne venne torturato, prima legato, poi con una cinta strangolato e  nel frattempo gli venivano scagliate pietre contro il viso e tutto il corpo.

Di seguito, invece, la ricostruzione dell’inchiesta fatta dai poliziotti della squadra mobile e in particolare da chi Pierantonio Sandriha seguito le indagini in prima persona, ascoltando i pentiti e tracciando le trame criminali, il Commissario Capo e dirigente dello Sco Marzia Giustolisi e il Vice Questore aggiunto e capo della squadra mobile Giovanni Giudice.

Nella giornata di oggi 1 marzo 2013 è stata notificata in carcere, in collaborazione con il Commissariato Ps di Niscemi, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania dr. Cosentino, su richiesta della DDA di Catania, a carico del pluripregiudicato mafioso niscemese PISANO Vincenzo, classe 1977, accusato di avere ucciso il giovane Pierantonio Sandri, scomparso a Niscemi il 3 settembre del 1995 e i cui resti sono stati ritrovati da personale di questo ufficio nel bosco niscemese di contrada “Ulmo” il 19 settembre 2009. Nel contempo è stata chiesta dalla Porcura di Catania ed ottenuta dal Gip anche la misura cautelare di Marcello Campisi, anch’egli coinvolto nel delitto e per questo sottoposto a fermo di Pg l’otto febbraio scorso.

Polizia scientificaCon le esecuzioni odierne si chiude il cerchio sul tremendo delitto del giovane odontotecnico Pierantonio Sandri, commesso nel settembre 1995.

Va ricordato che pende dinanzi alla Corte di Appello di Catania, un processo a carico di un altro soggetto minorenne coinvolto nel delitto, S.C., oggi trentacinquenne, e che all’udienza dell’otto febbraio scorso i Pm della Procura dei Minori dr.ssa Vassallo e della Procura di Catania dr.ssa Vinciguerra producevano i nuovi elementi di accusa emersi dalle odierne indagini.

Le investigazioni, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania e condotte da questa Squadra Mobile in questi ultimi mesi, hanno consentito infatti di far emergere nuovi elementi sul caso dell’uccisione del giovane Pierantonio ed hanno evidenziato come la vittima, fosse del tutto estranea a qualsivoglia dinamica criminale, anche di tipo mafioso.

In tal senso hanno deposto innanzitutto due importanti collaboratori di giustizia, PITROLO Antonino, già reggente del clan mafioso di cosa nostra di Niscemi, e CHIAVETTA Giuliano, affiliato allo stesso clan ed autoaccusatosi dell’efferato delitto.

In particolare il collaboratore di giustizia niscemese PITROLO Antonino raccontava di essere venuto a conoscenza di tale delitto da BUZZONE Salvatore, inteso “Turi cavulata”, altro soggetto del clan, che glielo aveva confidato dicendogli che erano stati “i ragazzi di Alfredo”, ovvero il gruppo di giovani che stavano intorno al CAMPISI Alfredo, un avvicinato al clan di cosa nostra (poi ucciso, nel mese di novembre del 1996, proprio dal PITROLO e dal BUZZONE) che disponeva di un suo gruppo di fuoco composto per lo più da minorenni, tra cui vi era anche l’attuale collaboratore di giustizia CHIAVETTA Giuliano.

Ancora più in dettaglio, il PITROLO riferiva che “non conosceva il SANDRI e che il ragazzo non c’entrava nulla con il clan che lui reggeva e con gli affari illeciti che gestiva”, ragione per cui egli stesso si era dissociato completamente dall’azione criminosa che era stata realizzata dal gruppo di giovani del CAMPISI, il quale – sempre a dire del collaboratore – si dimostrava inaffidabile, in quanto raccoglieva le estorsioni senza riferirgli nulla e si occupava di droga facendo spacciare i suoi ragazzi che erano anche assuntori di stupefacenti.

La testimonianza del PITROLO appare coerente alla luce della ricostruzione storico-investigativa delle aspre contrapposizioni in quel momento esistenti all’interno del clan di cosa nostra di Niscemi e che culminarono, alla fine del 1996, con l’eliminazione di CAMPISI Alfredo, ucciso – come già detto – proprio da PITROLO Antonino e da BUZZONE Salvatore.

Il CAMPISI, infatti, così come emerso sia attraverso indagini risalenti nel tempo che indagini più recenti, era stato ucciso in quanto pericoloso astro nascente della famiglia di cosa nostra di Niscemi, che aveva mire espansionistiche nel governo mafioso della città, che si serviva di un gruppo di ragazzi (alcuni dei quali minorenni) disposti a tutto e adusi al consumo di stupefacente del tipo cocaina. E’ apparso chiaro quindi come le azioni delinquenziali realizzate dal gruppo del CAMPISI (incendi di autovetture, richieste estorsive, spaccio di sostanze stupefacenti) non erano per nulla condivise con il resto degli affiliati al clan e tantomeno con il reggente dell’epoca PITROLO Antonino.

Inoltre il gruppo di ragazzi di cui si attorniava il CAMPISI, tra cui capeggiava l’attuale collaboratore di giustizia CHIAVETTA Giuliano, era solito stazionare nella piazza principale di Niscemi, frequentata anche da tutti gli altri giovani della città, e si era reso protagonista di una serie di aggressioni e risse che servivano ad accreditare in paese la loro caratura criminale, in un crescendo di plateale atteggiamento di arroganza mafiosa.

A chiarire esaustivamente quanto accaduto nel settembre 1995 interveniva, nell’agosto 2009, proprio il collaboratore di giustizia CHIAVETTA Giuliano che, come già detto, auto-accusandosi del delitto di Pierantonio SANDRI, dichiarava che Pierantonio Sandri era stato ucciso perché era stato testimone oculare di un danneggiamento a mezzo incendio di un’autovettura, fatto di notte da Salvatore Cancilleri, che faceva parte del nostro gruppo mafioso, almeno per quanto aveva riferito Cancilleri stesso. Chiavetta riferiva altresì che Sandri faceva parte del loro gruppo e non aveva a che fare con giri di criminali.

A dimostrazione della genuinità delle propalazioni rese, va evidenziato come in sede di sopralluogo effettuato in data 19 settembre 2009, unitamente a personale della locale Squadra Mobile, Giuliano Chiavetta individuava esattamente il luogo di occultamento del cadavere di Pierantonio SANDRI, consentendo il recupero dei resti scheletrici.

Gli scavi sul sito, effettuati a mano, permettevano di rinvenire effettivamente la presenza di un cadavere, sotterrato in posizione ricurva, ancora indossante frammenti di una camicia con fondo blu e quadri di colore giallo, una scarpa sportiva di colore blu (così come indicato nella medesima denuncia); un braccialetto di caucciù e oro al polso sinistro; inoltre venivano rinvenute, nella tasca dei pantaloni, delle chiavi.

Effettivamente sul cadavere scheletrito veniva rinvenuta la stessa camicia e tracce dei jeans (tasche, etichetta, bottoni) corrispondenti all’abbigliamento indicato nella denuncia di scomparsa sporta dalla madre di Pierantonio SANDRI, BURGIO Antonina, nonché un braccialetto in caucciù ed oro, riconosciuto dalla madre.

Il ritrovamento del cadavere della vittima costituiva un eccezionale elemento di riscontro alla veridicità del racconto del collaboratore di giustizia, che si mostra sicuro nel ricordare comunque modalità dell’azione e contesto in cui è avvenuto il delitto.

Le indagini e gli accertamenti effettuati hanno dunque consentito di acclarare che il ragazzo rimase vittima di un gruppo di giovani che era a disposizione del boss di cosa nostra niscemese CAMPISI Alfredo – a sua volta ucciso – i quali, ritenendo di essere stati notati dal SANDRI Pierantonio in occasione di un incendio di autovettura lungo una via pubblica di Niscemi, nella quale la stessa vittima occasionalmente si era trovato a transitare, e temendo che lo stesso potesse riferirlo alle forze dell’ordine, decidevano il suo sequestro e la contestuale uccisione a mezzo strangolamento eseguita nei pressi del luogo ove il corpo, a distanza di oltre 14 anni, è stato rinvenuto da personale della Squadra Mobile di Caltanissetta.

Va infine ricordata la figura della professoressa Ninetta Burgio, mamma di Pierantonio Sandri, deceduta nel 2012, cui l’operazione odierna è dedicata, che dal giorno della scomparsa ha sempre cercato Pierantonio, attraverso appelli e iniziative pubbliche (lanciati molte volte su trasmissioni televisive anche nazionali), rivolgendosi a tutti coloro che potevano sapere, conoscere, invitandoli a parlare, anche con mezzi anonimi, perché diceva “…è importante per una mamma conoscere cosa è successo al proprio figlio, è importante per una comunità conoscere cosa è successo ad un proprio giovane”.

Ninetta si era persino rivolta al Presidente della Repubblica, chiedendo la verità sul caso della scomparsa di suo figlio, rivolgendosi quindi a tutte le istituzioni, sempre in punta di piedi e sempre con estrema delicatezza, con la voce spezzata dal dolore, ma con la dignità di una madre che cercava la verità per il proprio figlio e per il proprio Paese. Da brava insegnante, si rivolgeva ai giovani di Niscemi e della Sicilia, nel corso di numerosi convegni e dibattiti organizzati sul tema della legalità, e diceva loro che bisognava parlare sempre, raccontare sempre, non essere mai omertosi, invitava gli adulti che bisogna ascoltare sempre i loro ragazzi, non lasciarli mai soli, nei momenti di fragilità e di solitudine tipici di una persona di giovane età.

Commenta su Facebook