“L’orco” è quasi sempre insospettabile. Roberta Bruzzone e le insidie di indagini scivolose

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“Violenza sessuale e abuso sui minori. Gestione psicologica, sanitaria e forense”. E’ il tema del seminario tenutosi sabato 14 novembre nell’aula conferenze della Banca di Credito del Nisseno di via Crispi, a Caltanissetta, alla quale ha partecipato la criminologa Roberta Bruzzone.

IMG_2013Organizzato dalla Fondazione Le Vele, dalla Csi Academy e dalla Kinders School, e moderato dalla giornalista Ivana Baiunco, il seminario ha visto gli interventi del sostituto procuratore della Procura di Caltanissetta, Santo Di Stefano, dell’avvocato Massimiliano Bellini, del farmacista Salvatore Messana, dell’assistente sociale Maria Concetta Scuzzarella del dipartimento Salute Mentale, dell’infermiere forense dell’Asp di Enna Gaetano Pastro, dell’esperto di arti marziali Gaetano Pastro.

La Bruzzone ha analizzato lo stato dell’arte in Italia in termini di statistiche e di metodologie investigative in relazione ai reati di abuso e violenza sessuale su minori, confrontando dati e portando all’uditorio diversi “case studies” da lei stessa trattati.

In un anno, il 2012, sono 5 mila e 103 i casi di minori vittime di violenze denunciati all’autorità giudiziaria, una parte dei casi effettivamente avvenuti se si pensa che in media solo due su dieci violenze vengono alla luce nei banchi di giustizia.IMG_2017

Nel 2012, ha spiegato la Bruzzone, sono state 689 le violenze sessuali su minori accertate e il 75% delle vittime erano bambine.

Molestatori e pedofili non vanno cercati negli stereotipi. Si nascondono in tutte le classi sociali e possono appartenere alla sfera familiare, anche allargata, alle amicizie di famiglia, ma anche ricoprire ruoli nei quali il contatto con i minori è possibile.

Tra i nodi critici sollevati sia dalla criminologa ospite del convegno, che dagli altri relatori, c’è l’ascolto del minore abusato, il suo interrogatorio e la genuinità del suo racconto, che dipende dalle domande poste e dalle modalità utilizzate da polizia, psicologi, magistrati e avocati.

IMG_2018“E’ importante confrontarsi su tali tematiche perchè ancora troppo spesso l’ascolto del minore è il rito più critico perchè non garantisce le necessarie valutazioni. Sono vicende in cui abbiamo a che fare spesso solo con la prova della piccola vittima, per cui se l’ascolto fallisce, diventa impossibile determinare quanto accaduto, rischiando di lasciare in circolazione predatori”, spiega la criminologa, presidente di AISF, Roberta Bruzzone a Radio CL1.

Questo non significa che i bambini non siano attendibili. Anzi è il contrario, ma per non essere inficiate le loro dichiaraizoni non vanno mescolati i piani investigativo e clinico. Nel primo caso non sono ammesse domande tendenziose e le domande vanno poste in chiaro. Non dovrebbe esistere in un verbale la formula ADR. Nel secondo caso anche la domanda tendenziosa può essere utile al medico per comprendere se il minore sia vittima di violenza.

“Come in tutti i reati della sfera intima e delle relazioni, la propensione alla denuncia è ancora scarsa. Tra questi la violenza sui minori ha il massimo picco negativo”, spiega la Bruzzone, che lancia un messaggio a tutti gli operatori, dalle forze dell’ordine ai tecnici e coonsulenti, sull’adozione di un metodo condiviso.

“Soprattutto a loro, perchè effettivamente il problema dell’ascolto si pone in questo tipo di contesto. Se non viene garantito secondo modalità riconosciute in campo internazionale, diventa impossibile procedere”.

Minori vittime, minori aguzzini, ma anche minori che autonomamente, tramite sociale network, diffondo proprie immagini porno, ponendosi a rischio.

“Sicuramente la distribuzione delle tecnologie e nuovi media ha portato ad un’amplificazione di fenomeni di tipo violento con vittime i minori”, conclude la Bruzzone.

Tra i relatori l’avvocato Massimiliano Bellini del Foro di Caltanissetta che su tali tematiche ha sviluppato una consolidata esperienza professionale. “Le criticità della testimonianza del minore abusato da parte di un soggetto, sia esso maggiorenne o minorenne – spiega – consiste nel fatto che gli operatori, forze dell’ordine e inquirenti, avvocati e magistrati e tutti coloro che devono gestire il colloquio con il minore, devono trarre dall’ascolto il maggior numero di informazioni possibili, perchè nella maggior parte dei casi, a parte il minore vittima, non ci sono altre testimonianze de relato”. Quindi in quella testimonianza è cruciale e decisiva “la sensibilità e capacità di operatori di minimizzare il disagio della vittima e trarre il massimo delle informazioni possibili dal racconto del minore, per evitare che poi si compiano errori o orrori giudiziari”, conclude Bellini.

L’evento patrocinato dalla Banca del Nisseno, dal Comune di Caltanissetta, dall’Asp 2 di Caltanissetta, dal dipartimento Giustizia minorile, dall’Ordine dei Farmacisti della provincia di Caltanissetta, dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Caltanissetta, dal collegio provinciale Ipasvi Caltanissetta, dal collegio interprovinciale Ostetriche e Ostetrici di Enna, dal collegio interprovinciale Ostetriche e Ostetrici di Caltanissetta e Agrigento, da Allattamore, dalla cooperativa Etnos, DonneInsieme, dalla federazione provinciale del Movimento di Volontariato Italiano e dal Forum provinciale del Terzo Settore.

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