"Lo strano caso dei renziani nisseni".

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rocco-guminaIl congresso nazionale del partito democratico è alle porte. Grande il fermento, forte la preparazione. Ormai da mesi e mesi si discute della celebrazione di tale evento che molto probabilmente consegnerà i posti di comando ad una nuova corrente sulla quale molti sono saliti come su di un carro, a quanto si dice vincente. Il confronto democratico nel partito è preparato dai congressi locali. Anche in questi contesti i renziani di tutta Italia stanno cercando di ottenere quanto chiedono da tempo: la possibilità di dare un nuovo volto al soggetto politico nato per riformare l’Italia e fin adesso bloccato dalle lotte interne e dall’interesse più per Berlusconi che per una reale proposta politica. Il tentativo dei giovani rampanti è legittimo, interessante e a mio parere positivo nella misura in cui esso possa realmente portare un contributo all’asfittica politica del Paese. Insomma i renziani in ogni dove sono chiamati a giocarsela per rappresentare quello che realmente affermano da qualche tempo. E probabilmente riusciranno nel loro intento poiché per adesso il vento in poppa è tutto per loro. Solo dopo aver gestito il potere dovranno confrontarsi con i limiti evidenti di ogni realtà e pertanto rispondere in verità del loro operato per il cambiamento. Infatti, per adesso il loro gioco è assai facile, come lo è stato quello di Grillo qualche tempo fa. Ma aspettiamo prima di valutare. Intanto, però, assai strano pare il caso dei renziani nisseni.

Poiché se essi legittimamente da tempo affermano di voler mutare le geometrie politiche provinciali del PD, adesso ne hanno l’opportunità con il congresso locale. Essa è il momento storico e franco per misurarsi e per far vedere agli altri che il movimento ha un reale peso in provincia anche se solo di minoranza. Si dirà, in modo altrettanto legittimo, che nei congressi locali bisogna mostrare e ricercare l’unità del partito. Ciò è comprensibile. Non molto, però, per quanti si sono presentati alla ribalta con la voglia e la forza per il cambiamento a quanto pare solamente annunciato. Infatti, non basta sostenere Renzi nella prospettiva nazionale (dove per Renzi intendiamo una proposta politica innovativa), ma il partito va costruito anzitutto sul locale. Basterà accordarsi con le altre correnti provinciali per cambiare il partito? Questa domanda pare opportuno rivolgerla ai renziani nisseni. Il gioco democratico e di gestione del potere ha le sue regole all’interno dei soggetti partitici, qui nessuno vuol discuterlo con presupposti idealistici. Ma quello che deve far riflettere la corrente dei renziani nisseni, a mio parere, è questo punto: vale più l’accordo con gli altri per gestire una parte di qualcosa, oppure pesa maggiormente una proposta franca e solitaria in vista della buona politica anche se con un risultato che li collocherebbe in minoranza? Infatti non si comprenderebbe il motivo per il quale si realizza un accordo con “i soliti noti” quando li si è duramente, e a mio giudizio giustamente, criticati nel recente passato. Adesso che si ha la possibilità di pesarsi realmente sul territorio si sposano metodi criticati sino a qualche istante fa? Anche questa domanda pare opportuno rivolgerla ai renziani nisseni i quali dovranno rispondere dello “strano caso” che hanno messo in atto nella nostra provincia. Probabilmente tale trama costruita in terre nissene non sarà l’unica. Chissà in quante altre provincie si avanzerà questa proposta di problematica unità. Ma allora gli italiani, e dunque anche i nisseni, dovrebbero chiedersi: ma cosa c’è di nuovo sotto il sole della politica italiana oltre al nome di Renzi? 

Rocco Gumina

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