L’impegno di Casa Rosetta contro i disturbi del comportamento alimentare, male oscuro tra gli adolescenti

Martedì 15 marzo è la “Giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare”, ufficialmente riconosciuta dal governo italiano. C’è anche un simbolo, un fiocchetto lilla. È una ricorrenza che arriva quasi in silenzio, assorbita dal gran numero di “giornate” variamente intitolate e mentre l’attenzione generale è soprattutto rivolta con cupa inquietudine all’invasione dell’Ucraina e a quanto ne sta conseguendo. Eppure i Dca, disturbi del comportamento alimentare (bulimia e anoressia in testa) sono un problema sociale molto diffuso e grave. Oggi in Italia tre milioni di persone soffrono di “mal di cibo”, il settanta per cento sono adolescenti, e l’età di insorgenza si è abbassata in alcuni casi agli 8-12 anni. Nella fascia di età adolescenziale i Dca sono la seconda causa di morte (circa quattromila decessi l’anno), dopo gli incidenti stradali. L’incremento annuo di richieste di aiuto nel recente passato è stato del trenta per cento, ma nel 2021, in relazione alle conseguenze della pandemia, la richiesta alle strutture specializzate di prima visita ha avuto un incremento del 50%.

Il fenomeno è frequente e diffuso anche a Caltanissetta (con segnalazioni e richieste di intervento anche nelle scuole), ed è uno dei fronti importanti di impegno di Casa Rosetta, che si occupa di Dca in vario modo: i casi più acuti vengono trattati nelle comunità terapeutiche per le dipendenze patologiche, generalmente associati ad altri problemi. Ma grande attenzione ai Dca è rivolta a Casa Rosetta soprattutto dal Centro di consulenza per la famiglia, un consultorio di sostegno psicologico, e dai programmi di prevenzione e informazione rivolti ai giovani soprattutto nelle scuole, e tenuti da psicologi e da altri operatori specializzati. L’adolescenza è anche in questa città l’età più delicata e vulnerabile, e sono frequenti i segnali di allarme e di silenziose richieste di aiuto (ritiro sociale, cupezza, malesseri vari) che devono essere colti e interpretati da osservatori attenti e competenti.

Casa Rosetta mette i propri servizi a disposizione del territorio, cioè di tutte le persone che in qualche modo ritengano di avere bisogno di un sostegno e di un apporto qualificato. Per informazioni ci si può rivolgere ai numeri telefonici 0934-508011 o 340-940110.

Nel lavoro quotidiano l’équipe multidisciplinare di Casa Rosetta (composta da psicologi e altri specialisti) incorre in fenomeni che necessitano anche di costanti studi e approfondimenti scientifici per una più dettagliata comprensione dell’evoluzione e di una più accurata offerta di cura tendente alla medicina di precisione. Diversi sono i contributi di ricerca scientifica sull’esperienza degli ospiti in trattamento rivolti al servizio e alla qualità delle cure, al fine di incrementare la formazione continua e l’interazione tra le diverse realtà del territorio al fine di sviluppare prassi connesse alla resilienza e azioni volte all’implementazione e/o alla rimodulazione del sistema curante all’interno delle comunità socio-assistenziali.

Casa Rosetta ha dato propri contributi di ricerca alla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca) e sta svolgendo, in collaborazione con il Dipartimento di psicologia dell’Università Kore di Enna, ulteriori programmi di ricerca diagnostica e cura nelle tre comunità di Casa Rosetta (Terra Promessa, La Ginestra, L’Oasi). Le comunità accolgono e assistono donne e uomini in condizioni di dipendenza da uso di sostanze, da comportamenti specifici e con disturbi concomitanti quali mentali e alimentari, e si occupano di diverse problematiche sociali, attuando una presa in carico globale degli ospiti in trattamento.

Obiettivo di questa Giornata nazionale è dare voce a chi solitamente non ne ha o non riesce a farsi ascoltare. Soprattutto i ragazzi e le ragazze che soffrono di anoressia, bulimia, e altri disturbi della nutrizione, e le famiglie, perché quando una persona si ammala, di fatto coinvolge tutta la famiglia. E le famiglie troppo spesso vivono il problema nel silenzio delle mura domestiche, isolate dalla scarsa o generica attenzione sociale e sanitaria per i Dca: è riduttivo considerarli un problema alimentare, sono un problema di affettività, di relazione con gli altri, con i familiari in primo luogo. Sono un problema di salute mentale. che oggi è fra i principali problemi della società.

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