Lettere in Redazione. C’è qui un ragazzo che ha cinque pani e due pesci…

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Rocco Gumina

RFra i miracoli che Gesù ha compiuto, c’è ne uno che può farci riflettere sul nostro presente e sul nostro possibile futuro. Giovanni, autore del quarto vangelo, narra della moltiplicazione dei pani e dei pesci ad opera del Nazareno per sfamare una grande folla composta da cinquemila uomini escluso donne e bambini. Gesù da sé non aveva nulla nella bisaccia da spartire con tutta quella gente, ma c’era un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci che era lì e che li mise a disposizione del Maestro affinché potesse moltiplicarli in gran numero tanto che, dopo aver mangiato, raccolsero in dodici canestri i pezzi avanzati. L’autore del miracolo è indubbiamente Gesù, ma se non ci fosse stato quel ragazzo con quei pochi beni messi a disposizione di tutti, quella grande massa di persone che aveva seguito il Messia non poteva sfamarsi. Nel nostro contesto quotidiano fatto di fatiche e disperazioni, rinunce e sofferenze caratterizzato da una situazione politico – economico e socio – culturale drammatica il gesto di questo giovane che mette a disposizione il suo quasi nulla per gli altri è particolarmente indicativo per tutta quanta la nostra comunità umana, credenti e non credenti. In quel contesto storico e delimitato quel ragazzo senza tanto pensare e riflettere sulla condizione trascendentale dell’uomo, sulle tendenze sessuali di ciascuno, sulla possibilità di un possibile guadagno, mise a disposizione il suo per gli altri. Qui e ora anche noi, senza tante puntualizzazioni o precisazioni, siamo chiamati come comunità nazionale e locale e poi come singoli a imitare il comportamento di quel ragazzo con cinque pani e due pesci. La nostra Italia, la nostra Europa, la nostra Sicilia se vogliono trovare possibilità di rilancio e di rinnovamento devono mettere da parte i propri egoismi e saper con coraggio aprire la possibilità ad una esistenza basata sulla fiducia reciproca, sulla centralità della persona, sull’onestà nel servire le Istituzioni e nel svolgere e ricercare il quotidiano lavoro, sul mettere a disposizione qualcosa di proprio per gli altri. Le vicende economico – politiche che in questi ultimi mesi stiamo subendo come spettatori ci inducono a pensare che sino ad oggi la costituzione di un’Europa politica unita si è prevalentemente basata su interessi di grandi gruppi finanziari e/o nazioni che hanno sfruttato l’occasione per far fruttare meglio i propri guadagni. In Italia il sistema industriale sganciato da un contesto di progetto nazionale non può far altro che condurre lentamente allo smantellamento delle punte di diamante della nostra produzione. Se non ci sarà a breve il salto di qualità del mettere a disposizione il proprio poco per tutti in qualsiasi settore non ci saranno elezioni regionali o nazionali possibili per migliorare la nostra condizione. La crisi economica preceduta, accompagnata e alimentata da una crisi culturale e valoriale ci pone seriamente dinanzi ad un limite: non è più possibile considerare la cosa pubblica come sino ad adesso si è pensato e fatto. Per cambiare marcia oltre all’impegno proficuo di associazioni e movimenti, laici e cattolici, occorre prima di tutto una reale “renovatio” dei partiti politici i quali sono chiamati a formare le future generazioni per gestire il bene comune come opzione per una vera ricerca del bene di tutti e di ciascuno. E in questo i soggetti politici antichi e recenti, hanno un’unica strada per offrire la novità: mettere a disposizioni il proprio per gli altri come quel ragazzo con cinque pani e due pesci…

Rocco Gumina

Coordinatore Provinciale Giovani UDC Caltanissetta

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