Lettera di un cittadino al Sindaco. “La Villetta di via Rizzo, un bene comune abbandonato”

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Gentile Sindaco,

Le invio questa mia, e per conoscenza ad alcuni media locali, per farle sapere lo stato di degrado in cui versa la villetta comunale di via Luigi Rizzo. A tale scopo invio delle foto scattate oggi. Ricordo bene come, il giorno successivo alla sua elezione, abbia inviato una squadra a ripulire questa villetta ridotta in condizioni pietose. La squadra non era composta da esperti di piante, ma effettuarono una buona pulizia. Da quel momento in poi questo spazio verde è ritornato nel completo abbandono e frequentato da 20160525_124322ragazzi che marinano la scuola e vanno lì carichi di alcol, fumo e cibarie e lasciano immondizie e devastazione. Addirittura oggi c’era una vettura parcheggiata, come si può ben vedere! Ovviamente non si può imputare all’amministrazione comunale il comportamento vergognoso di alcuni suoi cittadini sprovvisti di senso civico e di educazione in generale, ma l’incuria e la mancata sorveglianza di un bene pubblico sì. Ma che fine hanno fatto i famosi poliziotti di quartiere? Provi il Sindaco a fare una passeggiata fino a li e vedere cosa succede di giorno e di sera! Se mi permette le vorrei raccontare una storia di tanti anni fa, quando in questa villetta comunale giocavano tanti bambini e ragazzi e gli adulti si riunivano a prendere il fresco ed a fare quattro chiacchiere.

Tanti anni fa questa villetta era un gioiello curato da un giardiniere comunale, il signor Ventura. La rotonda centrale era un trionfo di rose rampicanti, alti svettavano ippocastani ed alberi di pepe selvatico alla cui ombra fiorivano nasturzi,  crochi e tanti altri fiori e l’aria era deliziosamente profumata.  Grossi cespugli di alloro e quattro grosse palme da dattero ornavano ciascuna delle quattro aiuole laterali.

Poi il Comune non pagò più il giardiniere che dovette trovarsi un altro lavoro. Noi abitanti del quartiere non lasciammo che questo luogo  che sentivamo nostro andasse in malora. Mia madre Rosa Catanzaro, non appena si accorgeva che la villa era in disordine, chiamava me e mio fratello e ci diceva di chiamare gli altri bambini e ragazzi del quartiere per ripulire. Eravamo in tanti a contribuire e mia madre era la prima a lavorare e dare l’esempio. Non ci dava premio per questo lavoro. Il premio era poter vedere spuntare i narcisi a primavera e poter godere di quel posto per giocare. Era la villetta di tutti, era un bene comune. Noi bambini non avevamo tanti giochi come i bimbi di oggi, ma eravamo sempre insieme a giocare. Eravamo felici e bene educati dai nostri  genitori che lavoravano duramente e ci davano un grande esempio. Mai ho sentito dire loro di essere stressati!

Oggi nel rivedere la villetta della mia infanzia sono stata male ed ho pensato a mia madre, al suo senso civico ed a quel suo senso del giusto che mi ha inculcato senza proclami e che mi spinge ora a scriverle perché non voglio perdere la speranza che Caltanissetta possa avere una chance di diventare una città normale. Lo devo a lei e lo dobbiamo, tutti, ai nostri figli.

Con rispetto la saluto.

Tiziana Nicotra

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