"Les jeux son faits". Giustolisi (Sco): "Ecco cosa c'entra la mafia". (GUARDA)

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Marzia Giustolisi- dirigente SCO

Guarda la relazione sulle indagini di Marzia Giustolisi – Dirigente SCO

Il dirigente dello SCO, Servizio Criminalità organizzata della questura di Caltanissetta, Marzia Giustolisi, vice capo della squadra mobile, spiega come e perchè Cosa Nostra era entrata a piene mani nel business delle slot machines truccate e nella truffa allo Stato e agli ignari giocatori. La mafia, con il rappresentante Carmelo Barbieri, “U Prufissuri”, oggi pentito, aveva addirittura proposto Marco Angotti quale rappresentante della famiglia di Caltanissetta, vista la sua affidabilità, la grande quantità di denaro che garantiva e la vacanza del boss in carcere. Una proposta, spiega la Giustolisi, che viola gli stessi principi di Cosa Nostra in quanto Angotti non risulta essere stato affiliato da nessun componente della famiglia mafiosa e di conseguenza mai avrebbe potuto diventare rappresentante della cosca. Ma, spiega ancora la dirigente della Questura che ha condotto in prima persona le indagini e raccolto le confidenze dei pentiti, Cosa Nostra era troppo interessata a quel business.

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Tra i retroscena raccontati dalla dottoressa Giustolisi, anche i meccanismi hardware e software che venivano impiegati dall’organizzazione e in particolare imposti dagli Allegro alle attività commerciali, bar e locali pubblici, per taroccare le macchine da gioco. Si va dalla “Gallina”, un software che si attivava con un pulsante del telecomando, che faceva diventare l’apparecchio a “vincita zero”, quindi la gallina dalle uova d’oro. Alle “008”, così come venivano chiamate in codice le schede hardware che contenevano il software per far funzionare le slot machines off line dalla rete dei Monopoli, truffando lo Stato e al contempo, garantendo una minima percentuale di possibilità di vittoria ai giocatori.

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