Legge elettorale, parto difficile

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Più di un anno fa, quando si cominciava a parlare di riforma elettorale, un video, pubblicato su internet, mostrava due giornalisti, Mauro Casciari e Arianna Ciccone mentre, in piazza Monte Citorio, chiedevano ai vari parlamentari che transitavano, la firma per l’abolizione della attuale legge elettorale denominata porcellum dal suo stesso ideatore. La maggior parte degli onorevoli, prevalentemente di centro destra, ma anche di centro sinistra, accampando a volte le scuse più strane, non hanno voluto firmare. Se ne deduce che gran parte dei nostri parlamentari non vuole abbandonare questo sistema elettorale che, com’è noto, favorisce i “pupilli” dei vari segretari di partito nonché coloro ai quali – per motivi diversi – è stato promesso il seggio alle prossime elezioni. Visto l’attuale attaccamento alla politica da parte dei cittadini, in assenza di questo “mercatino dell’usato”, ben pochi parlamentari, che attualmente occupano uno scranno a Montecitorio, continuerebbero a farlo in futuro. C’è chi sostiene che la legge attuale ha evitato che, nelle zone ad alta penetrazione mafiosa, fosse la malavita a condizionare le scelte dei candidati.

Questo è probabile. Ma perché, attualmente come funziona? Funziona nello stesso identico modo. Con la differenza che, coloro che decidono, invece di appartenere alla malavita, appartengono ai partiti. Ma sono sempre poche persone a tenere le redini e non soltanto in alcune zone (dove l’organizzazione mafiosa – quale che essa sia – è più radicata), bensì in tutto il Paese. Il che è sicuramente peggio. Se, invece, a scegliere i candidati fossero i cittadini, pur con tutte le inevitabili anomalie che si potrebbero verificare, è fuor di dubbio che la democrazia, nel significato più nobile del termine, non potrebbe che trarne vantaggio e, con essa, i cittadini. Ma i politici – visto che a distanza di più di un anno ancora non trovano l’accordo – cercano la democrazia o fanno piuttosto i loro interessi di partito? Certo è che una nuova legge elettorale che accontenti tutti, si sta rivelando un parto molto difficile anche perchè – con molta incoscienza – ogni partito non vuole che governi l’avversario e cerca in ogni modo, più o meno strumentale, di impedirne la temuta vittoria. Senza pensare che fare i conti senza l’oste (ossia senza gli indignatissimi cittadini che stanno alla finestra ad osservare) sta diventando sempre più difficile.  Grillo docet.

Caltanissetta, 12 novembre 2012
Pasquale Trobia

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