Leandro Janni: “Ruvolo nell’’opaco deserto dei Tartari”

1777

(di Leandro Janni) La giunta comunale guidata da Giovanni Ruvolo, a Caltanissetta, ricorda sempre di più gli sventurati protagonisti del celebre romanzo di Dino Buzzati, ““Il deserto dei Tartari””.

Sappiamo bene come andò a finire. Ma lasciamo perdere Buzzati e le esotiche (e meste) atmosfere del suo romanzo. Per chi non si accontenta del marketing politico e culturale a buon mercato (berlusconiano, post-democristiano, renziano o grillino), governare, amministrare bene – una regione, una città o una semplice associazione – è sempre più difficile. Complesso. La nostra società è frammentata, confusa, disunita. Lacerata da difficoltà e ingiustizie. Da perdita di ruolo e di senso da parte di tanti soggetti. Esperienza individuale e relazioni sociali sono sempre più segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto. Fluido e volatile. Tutto questo incide sulle nostre vite private. Personali. Sulle nostre esistenze di cittadini più o meno impegnati. Ad ogni modo, chi scrive è sempre stato convinto (e ancora lo è), che nei casi di buon governo, di buona amministrazione, “processo”, “contenuto” e “regola” coincidano. Virtuosamente. Luminosamente direi. Quando ciò non accade – ovvero processo, contenuto e regola sono disgiunti, slegati –, allora c’’è un problema di coerenza. Di credibilità. Di forza. Questa è, a parere di chi scrive, la causa fondamentale della crisi della giunta Ruvolo. Questa è la causa del suo chiudersi mestamente, nervosamente, ormai, nelle opache stanze del Palazzo.

Leandro Janni

Commenta su Facebook