Leandro Janni: “L’incontenibile passione di Antonello Montante per la letteratura”

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Nota del prof Leandro Janni sull’ex leader di Sicindustria oggi imputato nel processo sul cosiddetto “Sistema Montante” che di seguito pubblichiamo

«E’ come quando la sira si fa avanzata e lo scuro che ancora non è scuro fitto, notte, ti fa cambiare una persona per arburo.» (Andrea Camilleri).

Tutto possiamo imputare al camaleontico Antonello Montante (imprenditore ex dirigente di Confindustria, ex paladino dell’antimafia), ma di certo non possiamo accusarlo di disinteresse per la letteratura. Per le trame, gli intrecci narrativi, le metafore e le allegorie. Le iperboli e i paradossi. Le agiografie e i romanzi gialli. Insomma, per la parola scritta, ispirata e immaginifica. Certo, un interesse sostanzialmente naif, ma indubbiamente vigoroso e appassionato.

E d’altronde, il suo luogo d’elezione, lo spazio che ha scelto per montare e affermare il proprio illusorio e illusionistico potere, il posto ideale, il laboratorio fertile e “ammucciato” in mezzo all’Isola, è quella “piccola Atene” di cui parlava Leonardo Sciascia, ma anche la “Piccola Atene” di cui ha scritto, sapientemente, Salvatore Falzone. Ma anche “la città della noia e del valzer” di Vitaliano Brancati. E ovviamente la Caltanissetta del “birraio di Preston” di Andrea Camilleri. E in qualche modo, a questa lista di testi e di autori possiamo aggiungere anche il libro panegirico “La volata di Calò”, di Savatteri-Camilleri (e Montante), con annesse, rilucenti biciclette. E così via di seguito letterariamente parlando.

Dunque, il punto è questo: Antonello Montante – da Serradifalco, dopo aver generato una delle più fantasmagoriche “mitologie” degli ultimi tempi, sta ora suscitando, determinando un’incontenibile e inarrestabile produzione giornalistica e letteraria. E allora mi chiedo: saranno questi rilevanti e comunque controversi meriti letterari considerati delle attenuanti o delle aggravanti?

Ad ogni modo, il processo che lo vede oggi imputato inesorabilmente procede, insieme alla storia. Anzi, insieme alle storie di questa città, l’ineffabile “Calma-Nissetta” (mi sia concessa una citazione personale). Una città vicina e lontana, silenziosa e rassegnata, fatalista e sonnolenta. Discreta. Una città confusa e dispersa sulle sue ridenti e immalinconite colline, al centro dell’Isola.

POSCRITTO

In Sicilia non serve attendere che la storia si ripeta per avere la farsa. La storia, per i siciliani, si presenta subito, al suo primo apparire, con la smorfia violenta e assurda della farsa. 

Leandro Janni

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