Le reazioni al servizio delle Iene. Mattiello: “Ci sarà da vergognarsi a commemorare Pio La Torre”

6317

“Benedette le Iene, se servono a far sussultare il Senato, che dal novembre del 2015 tiene ferma la riforma del Codice Antimafia”. Lo scrive il deputato del Pd Davide Mattiello, componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso, in relazione al servizio andato in onda ieri sera su Mediset su beni sequestrati e confiscati, in particolare alla costruzione del cosiddetto “Palazzo della legalità” di viale della Regione a Caltanissetta.

“La cosa che piu’ mi turba – osserva Mattiello, relatore alla Camera del nuovo codice antimafia – e’ constatare che molte delle condotte cui si fa riferimento nel servizio furono considerate precisamente nella riforma del Codice Antimafia: la riforma contiene norme precise sui tempi della procedura e poi sui compensi, sui doppi incarichi, sulle incompatibilita’ tra ruoli e incarichi e pure su poteri e responsabilita’ dell’Agenzia. Evidentemente e’ una riforma che spezza rendite di posizione consolidate ed e’ un fatto che da allora il testo e’ sepolto in Commissione Giustizia al Senato. Tra poco sara’ il 35° anniversario dell’assassinio di Pio La Torre: ci sara’ da vergognarsi a commemorarlo in Parlamento se la situazione non si sblocca”.

Il servizio andato in onda domenica sera su Italia 1 a firma di Gaetano Pecoraro ha raccontato la vicenda della “Piazza città Libera”. Così l’iniziativa è stata chiamata per via dell’intitolazione prevista per la piazzetta antistante il palazzo di viale della Regione costruito dalla “Di Vincenzo Spa” in amministrazione controllata (società dal 2014 transitata all’Agenzia dei beni confiscati). L’area edificabile, di proprietà di una controllata del gruppo Di Vincenzo, venne venduta nel 2011 alla A.G. Sinergie Srl nata dal gruppo Zummo, a quel tempo sotto sequestro per il sospetto di infiltrazioni mafiose.

Schermata 2017-04-03 alle 20.45.23
un articolo dell’ottobre 2011

 

Quella dell’amministratore giudiziario, Elio Collovà, venne definita un’operazione unica in Italia. Il gruppo Zummo ci metteva i capitali, la Di Vincenzo Spa attrezzature e operai specializzati.

 

 

Schermata 2017-04-02 alle 23.26.59
la stima di vendita

Secondo quanto raccontato dalle Iene, che hanno avuto accesso ai documenti, i primi dubbi attengono proprio alla convenienza dell’affare. Il terreno di 5 mila e 440 metri quadrati, venne venduto dalla “Palmintelli Srl” del gruppo “Di Vincenzo Spa” di cui era amministratore Collovà, alla A.G. Sinergie Srl costituita con capitali di quattro società del gruppo Zummo di cui era amministratore lo stesso prof. Collovà, al prezzo di 6 milioni e 400 mila euro.

Nel servizio viene intervistato più di un tecnico del settore. Prima il responsabile di un’agenzia immobiliare di Caltanissetta e poi un perito palermitano, considerano eccessivo il prezzo della transazione, probabilmente il doppio del valore di mercato. Nello stesso servizio anche il direttore dell’Agenzia dei beni confiscati, il Prefetto Umberto Postiglione, esprime perplessità.

Schermata 2017-04-02 alle 23.25.44Ma la A.G. Sinergie, per costruire il palazzo, necessitava anche di ulteriori fondi e accese un mutuo per 9 milioni di euro con Banca Nuova. La stima che venne effettuata per l’affare, dopo la vendita di 53 appartamenti, 36 autorimesse singole, 6 locali commerciali, era di 25 milioni di euro per un prezzo a metro quadrato delle civili abitazioni di 2.400 euro.

Nel frattempo l’amministratore giudiziario, i coadiutori, i tecnici, i periti dell’amministrazione giudiziaria, stando alle carte mostrate nel servizio e non smentite dallo stesso Collovà intervistato dal giornalista delle Iene, avrebbero incassato quasi 10 milioni di euro.  2 milioni di euro a Collovà, 600 mila euro un architetto di Palermo fratello di un magistrato e, tra gli altri, 1 milione e 294 mila euro un avvocato palermitano, cugino acquisito dell’amministratore giudiziario. Tutti incarichi vidimati dai tribunali e non riferiti alla sola costruzione del palazzo bensì alla complessiva gestione dei beni sotto sequestro per sette anni.

il totale dei compensi
il totale dei compensi

In questo frangente Collovà ha ricevuto un doppio compenso nella qualità di amministratore giudiziario e di presidente del Cda, anche questa circostanza vagliata e autorizzata. “Nel corso dell’’amministrazione giudiziaria – scriveva Collovà in un suo articolo de Lavoce.info – il comune di Caltanissetta ha rilasciato alla società la concessione per l’’edificazione di un complesso immobiliare molto articolato da realizzare nel centro più ambito della città”, ovvero viale della Regione.

Confortato dai preventivi pareri favorevoli dei tribunali, competenti per i dovuti provvedimenti autorizzativi, di Palermo e di Caltanissetta – scriveva Collovà nel novembre 2011 –  ho costituito una new.co, denominata A.G. Sinergie srl al cui capitale sociale, nella misura di 6,4 milioni di euro, ho fatto partecipare quattro delle società del Gruppo Zummo, più dotate finanziariamente. Il capitale della nuova società è stato utilizzato per l’’acquisto del fondo a destinazione edilizia di proprietà della Palmintelli srl (Gruppo Di Vincenzo) unitamente alla concessione edilizia, previa apposita stima rilasciata da tecnici di fiducia. Ciò ha consentito alla A.G. Sinergie srl di rivolgersi agli istituti di credito per la concessione del mutuo edilizio necessario alla realizzazione del progetto. Ovviamente, la richiesta di mutuo si presentava ben supportata, sotto il profilo delle garanzie immobiliari e della capacità di rimborso del piano di ammortamento. Ottenuto il mutuo di 9 milioni di euro da parte di Banca Nuova, la A.G. Sinergie srl ha conferito in appalto la realizzazione dell’’opera alla Di Vincenzo spa, che è società fornita del necessario know-how”.

Nell’ottobre 2016 il patrimonio dell’imprenditore Zummo di Palermo è stato dissequestrato e il “Palazzo della legalità” (ancora da completare) è adesso di Francesco Zummo.

un operaio intervistato
un operaio intervistato

«L’ operazione smentisce quanti si sono prodigati in più occasioni a diffondere il falso messaggio secondo cui le imprese in amministrazione giudiziaria sono destinate al fallimento», diceva Elio Collovà in un’intervista a Repubblica il 22 novembre 2011.

Intanto anche gli ultimi operai della Di Vincenzo Spa sono stati licenziati. Il gruppo che arrivò ad avere fino a 800 dipendenti, ne conta adesso 14.

 

Commenta su Facebook