Le radici della Carrà a Caltanissetta, Janni: “Da piccola ospite dei nonni in via Re d’Italia”

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Tanto è stato detto e ricordato della meravigliosa Raffaella Carrà in questi giorni di luglio del 2021, dopo la sua imprevista scomparsa. Giustamente. Mi permetterei di aggiungere qualcosa riguardo alle persone e ai fatti che legavano la nostra “Raffa nazionale” alla città di Caltanissetta.

Raffaella Carrà (pseudonimo di Raffaella Maria Roberta Pelloni) nasce a Bologna da padre romagnolo, gestore di un bar di Bellaria (cittadina della riviera adriatica all’epoca in provincia di Forlì, oggi di Rimini), e da Iris Dellutri, di famiglia siciliana. I genitori, tuttavia, si separarono poco dopo le nozze e la piccola Raffaella passò gran parte della sua infanzia tra il bar del padre e la gelateria di Bellaria-Igea Marina. Proprio qui crebbe seguendo in TV la trasmissione “Il Musichiere”, imparando a memoria titoli, balletti e ritornelli delle canzoni. A soli otto anni lasciò la riviera romagnola per proseguire gli studi direttamente a Roma, prima presso l’Accademia nazionale di danza, poi al Centro sperimentale di cinematografia.

Della sua infanzia, non facile, Raffaella Carrà raccontava: «Mi hanno cresciuta due donne, se non tre, contando pure la nurse inglese, severissima. Mia mamma Angela Iris fu una delle prime donne a separarsi nel dopoguerra. Non si risposò più. Nonna Andreina era rimasta vedova di un poliziotto originario di Caltanissetta, che di cognome si chiamava Dellutri».

«Da bambina, la piccola Raffaella è stata ospite dei nonni, in via Re D’Italia» – mi dice una mia amica che ha vissuto a Caltanissetta. E Fabio Granata, noto politico che oggi vive a Siracusa, attuale assessore comunale alla Cultura e ai Beni culturali, ma che ha trascorso l’infanzia a Caltanissetta, aggiunge: Raffaella era mia cugina… suo nonno era il fratello di mia nonna. Di lei ho un ricordo dolce e che sa di buono…»

Insomma: si parla soltanto delle origini romagnole di Raffaella, ma il talento – si sa – ha spesso, molto spesso legami con la Sicilia.

Leandro Janni

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