Con le funi dal tetto, sei ore per aprire la cassaforte. Poi la spartizione del bottino di 170 mila euro

2420

“Ci siamo calati dai balconi con le corde”. E’ questo il passaggio di una conversazione tra due degli indagati nell’operazione “Kitt”, Cristian Ivan Callari e Giuseppe Colasberna, intercettata dai Carabinieri di San Cataldo, e che svela il retroscena di un maxi furto in un appartamento di corso Sicilia da cui i ladri rubarono soldi in contanti, gioielli, oro, due pistole, per un ammontare di 170 mila euro, stando alle intercettazioni degli indagati. 100 mila a quanto riferiscono i Carabinieri.

Callari Cristian Ivan
Callari Cristian Ivan

Dall’ordinanza di custodia cautelare spiccata dal Gip, Francesco Lauricella, su proposta della Procura (Procuratore capo Amedeo Bertone, Sostituto Davide Spina) emergono i particolari di uno dei colpi in appartamento più importanti degli ultimi anni nel comprensorio nisseno.

Per quell’episodio, avvenuto il 16 ottobre 2015 ai danni di un imprenditore, è indagato il solo Cristian Ivan Callari. I suoi complici sono tutt’ora sconosciuti.

Sarebbero altri tre che con lui avrebbero compiuto il blitz. Almeno uno di loro, che non è il Callari, era stato in grado di aprire una cassaforte super protetta con cinque vani blindati all’interno del peso di circa 400 chili.

Questo è quanto emerge dal racconto della “macchina parlante”, imbottita di microspie, da cui il nome dell’operazione Kitt, la ben più famosa, e per altri meriti, macchina parlante del telefilm anni ’80.

Un racconto che trova conferme nella denuncia della vittima, circa la presenza di due pistole regolarmente detenute, e della tipologia della cassaforte.

La banda di ladri, infatti, ha dovuto lavorare non poco per riuscire nell’intento. Dalle 9 di sera fino alle 3 di notte ad armeggiare prima con un cannello per la fiamma ossidrica e poi con un flex silenziosissimo fino ad aprire tutti e cinque i vani blindati della cassaforte.

I complici del Callari, rimasti al momento ignoti, avrebbero ottenuto subito un pagamento di 60 mila euro per il servizio prestato. “170 mila euro… 60 mila li ho dati a quello”, ammette Callari Cristian Ivan all’amico Colasberna mentre sono in auto verso Catania.

“I coglioni ci vogliono”, ammonisce Callari. “Eh, non me la sentivo”, risponde l’amico, in concorso con il quale la Procura contesta numerosi altri colpi, ma che in quell’occasione si tirò indietro. Troppo rischioso calarsi con le funi dal tetto di un palazzo nei balconi, annotano i Carabinieri della Tenenza di San Cataldo guidati dal Luogotenente Salvatore Manuello. I Carabinieri, infatti, all’indomani della denuncia della vittima effettuarono un sopralluogo, trovando le funi abbandonate dai ladri per raggiungere l’abitazione dal tetto.

Commenta su Facebook