Lavoro nero e sfruttamento. Stangata dai Carabinieri a due aziende di Caltanissetta e Mazzarino

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Imprenditori che trattengono la retribuzione ai lavoratori. Imprenditori che non versano i contributi a lavoratori che non avranno alcuna pensione se non quella sociale. Lavoratori in nero che in caso di infortunio non possono denunciare il sinistro accaduto. E’ il quadro che emerge dall’attività di contrasto al lavoro nero in edilizia e nel commercio.

Scoperti dai Carabinieri del NIL e dalla direzione territoriale del lavoro, 4 lavoratori in nero, 2 attività imprenditoriali sospese con sanzioni amministrative e ammende per oltre 150 mila euro. “Il Job Act ha oggi dato delle possibilità tali di sgravio fiscale, che risulta difficile comprendere ancora chi mantenga il personale in nero o in posizione d’irregolarità”, fanno notare i Carabinieri per la Tutela del Lavoro.

Dal controllo di 7 aziende fra Caltanissetta, Mazzarino, Gela e Mussomeli, sono state verificate in totale 28 posizioni lavorative: di queste 4 erano in nero e 19 in posizione irregolare. Da qui la sospensione delle 2 attività in cui si era riscontrato il nero, contestando le già mezionate sanzioni amministrative. In un’azienda edile sospesa a Mazzarino, trovato 1 lavoratore “in nero” su 2 presenti, oltre a varie irregolarità in materia di vigilanza sanitaria, omessa consegna dei dispositivi di protezione individuale, mancanza dei parapetti nei ponteggi e di tavole fermapiede. A questa azienda contestate 19.000€ di sanzioni amministrative e 12.000€ di ammende con conseguente deferimento all’A.G. In una seconda azienda commerciale, a Caltanissetta, controllati 15 lavoratori in posizione irregolare rispetto al contratto di settore, per cui dal calcolo delle giornate di lavoro effettuate e dalle irregolari comunicazioni agli enti previdenziali, scaturivano sanzioni amministrative per 108 mila euro. Infine in un’azienda di onoranze funebri venivano controllati 3 lavoratori “in nero” su 6 presenti. Anche in questo terzo caso scattava la sospensione dell’attività imprenditoriale.

“L’azione dei militari della Tutela Lavoro insieme agli Ispettori civili – spiega l’Arma in una nota – è volta a diffondere l’abitudine ad assumere lavoratori in regola e dare loro certezza della loro opera: giusta retribuzione e conseguenti contribuzioni previdenziali”.

In mancanza di ciò abbiamo lavoratori che:

– spesso lavorano per la metà di ciò che dicono di prendere, perché taluni imprenditori gli trattengono parte della retribuzione: ciò non si sa finché l’interessato non lo denuncia. Tale pratica illecita si chiama “estorsione” secondo il codice penale (art. 629 C.P.), passibile di arresto, fermo di indiziato di delitto o di ordinanza di custodia cautelare, con pena che può andare da cinque a dieci anni: proprio a Caltanissetta il NIL ne ha arrestati 3 fra il 2013 e il 2014;

– un domani, non avendo taluni imprenditori versato i contributi, non avranno la pensione che dovrebbero avere, ma scatterà per loro la c.d. “pensione sociale” che peserà sulle contribuzioni di coloro che invece contribuiscono regolarmente alle casse dell’INPS: questa pratica diventa un “furto collettivo” perpetrato dall’imprenditore malintenzionato ai danni della cittadinanza che invece pagherà al suo posto;

– in caso di infortunio, non denunceranno il loro infortunio pur di non perdere un simile “ lavoro” sempre e solo al nero: questo succede spesso in edilizia.

L’attività dei Carabinieri nel settore, tende a interrompere il ciclo vizioso del lavoro nero che include tutta una serie di inadempienze amministrative verso i Comuni, nonché di autorizzazioni allo smaltimento di agenti di lavorazione che non vengono appunto dichiarati come non vengono dichiarati i lavoratori stessi: parliamo di aziende spesso del tutto sconosciute alla Pubblica Amministrazione, sia sotto l’aspetto amministrativo che fiscale.

L’Arma è a disposizione del cittadino e del lavoratore. I controlli proseguiranno senza sosta con la massima variazione degli orari e delle giornate degli interventi.

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