Lavoro nero e caporalato. Da Caltanissetta l’appello a modificare il decreto Bellanova: “Dopo l’omicidio di Adnan è l’occasione per fare qualcosa”

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A Caltanissetta nella piazza di “reclutamento” dove operavano i caporali che hanno assassinato Adnan Siddique, la Casa delle Culture e del Volontariato “Letizia Colajanni”, il Movimento Volontariato Italiano e l’Associazione “Migranti Solidali” hanno firmato martedì mattina l’appello al Governo e al Parlamento italiano per la modifica della norma sulla regolarizzazione voluta dalla ministra Bellanova, inserita nel decreto Rilancio con l’obiettivo dell’emersione del lavoro nero nelle campagne.

L’appello è stato sottoscritto anche da altre organizzazioni del terzo settore nisseno e sarà consegnato al prefetto di Caltanissetta. La procedura di regolarizzazione – è stato spiegato – comporta troppi requisiti, a volte irragionevoli, mantenendo inalterati i fenomeni di lavoro nero e sfruttamento.

“La legge non va perché ci sono costi enormi e diventerebbe un altro ricatto dei proprietari. Chiediamo la modifica affinché i ragazzi possano chiedere liberamente di essere residenti, con tutte le precauzioni del caso”, spiega uno dei promotori, Filippo Maritato presidente del Movi.

“Tra i requisiti per la regolarizzazione vi sono la residenza e tanti anni di lavoro quando molti non sono in regola e non possono dimostrarlo. Chiediamo maggiore possibilità di dimostrarlo ma non chiedendo cose impossibili altrimenti queste persone rimarranno fuori, abusivi, e non è opportuno quando ci sono pakistani che vivono da dieci anni da noi”.

Maritato spiega la scelta del luogo in cui far partire l’iniziativa ovvero piazza Garibaldi, la piazza centrale di Caltanissetta di fronte il Municipio. “Partiamo da qui per quanto accaduto ad Adnan. Questo ci ha smosso, abbiamo scoperto che da circa due anni esisteva il caporalato anche a Caltanissetta. Abbiamo costituito un comitato permanente che si riunisce ogni venerdì di fine mese per proteggere e difendere non solo chi arriva ma anche chi è qui da tempo ed ha creato famiglia, un’attività commerciale. Loro sono cittadini a tutti gli effetti”.

La nuova norma voluta dalla ministra per l’agricoltura Bellanova, anche lei ex bracciante nelle campagne, prevede determinati requisiti per l’emersione del lavoro nero e quindi la regolarizzazione dell’immigrato che può ottenere un permesso di soggiorno di un anno.

“Ci sono due procedure, una attivata dal datore di lavoro che sfruttava in nero e l’altra la può attivare l’immigrato”, spiega Ennio Bonfanti, vicepresidente della Casa delle Culture. “Il datore dovrebbe pagare una somma di 500 euro per attivare la procedura e già c’è giunta voce che questi soldi vengono estorti allo stesso cittadino straniero”. Nel caso in cui l’istanza viene presentata dallo stesso lavoratore, a fronte del pagamento di 130 euro per la procedura, l’immigrato “deve possedere dei requisiti: non avere lavoro e avere il permesso scaduto dal 31 ottobre. Si tratta di requisiti che rendono inapplicabile e inutile la cosiddetta sanatoria. Tutti ci siamo commossi e tutti hanno promesso di fare qualcosa dopo l’omicidio di Adnan. Ecco questa è l’occasione giusta”, afferma Bonfanti.

Per l’associazione Migranti Solidali ha partecipato il presidente Adnan Hanif. Ha spiegato che ci sono organizzazioni che promettono la possibilità di regolarizzazione a fronte del pagamento di cifre esorbitanti, sopra i 6 mila euro.

Oltre al requisito del permesso di soggiorno scaduto dopo ottobre 2019 (un limite temporale che secondo i promotori esclude in modo arbitrario numerosi stranieri dalla regolarizzazione) l’immigrato deve prestare servizio in determinati comparti economici: Agricoltura; Allevamento; Zootecnia; Pesca; Acquacoltura; Assistenza alle persone affette da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza; Lavoro domestico. Tutti gli altri settori sono esclusi.

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