Lavoro agile, la Fp Cgil: “E’ la pubblica amministrazione che deve garantirlo in via ordinaria”

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“L’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del virus Covid-19 ha investito il nostro Paese con un impatto significativo nel settore dei servizi pubblici e di conseguenza le Pubbliche Amministrazioni hanno dovuto riorganizzarsi con molte criticità da affrontare. Seppur consapevoli della grave e difficile situazione in cui ci troviamo tutti ad operare, preme sollecitare le amministrazioni ad adottare le misure che permettano lo svolgimento del lavoro in modalità agile ai dipendenti in maniera da far accedere in ufficio il minor numero possibile di lavoratrici e lavoratori e garantire cosi le misure di contenimento che tutelino la salute dei lavoratori e dei cittadini”. Ad affermarlo è il segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, Rosanna Moncada. “A parte alcuni sporadici casi, non siamo a conoscenza sulle misure adottate per affrontare l’emergenza sia in termini di modalità agile di lavoro né di procedure per l’adozione di misure di protezione a favore dei lavoratori”. La Cgil ricorda che il decreto “Cura Italia” prevede che “il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”.

Conseguentemente va limitata la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza. Prescindono dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81.

“La prestazione lavorativa in lavoro agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dall’amministrazione.” E che “In tali casi l’articolo 18, comma 2, della legge 23 maggio 2017, n. 81 non trova applicazione”.

“Da quanto sopra – spiega Moncada – è evidente ed inconfutabile come, escluso i contingenti individuati per l’espletamento delle attività indifferibili e che richiedano necessariamente la presenza sui luoghi di lavoro, tutti gli altri lavoratori non devono essere in ufficio ma devono svolgere la propria attività in maniera agile”.

Ne consegue che non è il dipendente che deve giustificare la richiesta di lavoro agile né deve predisporre progetti che poi devono essere valutati, ma è la Pubblica Amministrazione che deve motivare la mancata attivazione del lavoro agile.

Inoltre il richiamato art. 87, al comma 3, recita che qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile (mancato ricorso che l’amministrazione deve comunque motivare) individua nelle ferie pregresse (cioè degli anni precedenti e NON dell’anno in corso), nei permessi, nella banca ore, nella rotazione e in altri analoghi istituti, nel rispetto della contrattazione collettiva gli strumenti per evitare comunque il doversi recare in ufficio con quel che comporta anche in termini di mobilità soprattutto ove questa avvenga con mezzi pubblici.

In ultima analisi “Esperite tali possibilità le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio. Il periodo di esenzione dal servizio costituisce servizio prestato a tutti gli effetti di legge e l’amministrazione non corrisponde l’indennità sostitutiva di mensa, ove prevista”.

“Come si può ben notare – prosegue la sindacalista – l’obiettivo del Decreto come del resto di tutta la normativa precedentemente emanata in ordine all’emergenza sanitaria è quella di avere il minor numero di lavoratori negli uffici e limitare gli spostamenti mettendo quale priorità come “ forma ordinaria di lavoro la modalità Agile”. Inoltre L’ art. 16, comma 1, del DL 17 marzo 2020 dispone “Per contenere il diffondersi del virus COVID-19, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, sull’intero territorio nazionale, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma3, del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9.”

Pertanto, pur consapevoli della difficoltà di reperimento, dobbiamo rilevare come in pochissime realtà si sia provveduto a fornire il personale del predetto DPI e ciò non solo per chi è impossibilitato a mantenere la distanza di un metro ma anche al personale, Polizia Municipale in primis, che per ragioni del loro lavoro è costretto ad una continua esposizione. Si ricorda a tal proposito che le mascherine sono monouso e non riutilizzabili per cui non può certamente ritenersi assolto l’obbligo con la fornitura di una sola mascherina, a tempo indeterminato, a dipendente.

L’art 2 dell’Ordinanza contingibile ed urgente del Presidente della Regione Siciliana n. 6 del 19 marzo 2020 prevede l’obbligo “… ai Comuni, qualora non ancora disposto, di provvedere alla sanificazione … degli edifici adibiti a uffici pubblici e degli edifici scolastici.”

Nel rappresentare che “qualora il datore di lavoro esponga discrezionalmente i lavoratori al rischio del contagio anche se la loro prestazione di lavoro potrebbe essere svolta senza ripercussioni in remoto potenzialmente viola il dettato dell’art. 2087 del codice civile che impone al datore di adottare tutti i comportamenti possibili per potere garantire la sicurezza e la tutela della salute del lavoratore.” e che analoga previsione è valida sia con riferimento alla fornitura dei DPI che alla sanificazione degli ambienti, in questo caso aggravata dalla violazione del Dlgs 81, in virtù dell’art. 7 del vigente CCNL di comparto che individua fra le materie oggetto di contrattazione decentrata le misure concernenti la salute a la sicurezza sui luoghi di lavoro si chiede di sapere:

1 ) Se sia stato adottato il regolamento per l’individuazione delle prestazioni indispensabili e trasmissione di copia dello stesso; 2) Se a seguito dell’adozione del predetto regolamento si sia provveduto ad avviare

modalità di lavoro agile per i lavoratori dei servizi non individuati dal predetto regolamento; 3) In caso negativo quali le motivazioni che non hanno reso possibile l’attivazione del

lavoro agile, per quali figure professionali e quali misure alternative sono state adottate per il predetto personale;

4) Per i lavoratori dei servizi individuati come indispensabili quali misure sono state adottate per limitare la presenza in ufficio; 5) Siano state fornite, qualora non possa essere garantita la distanza minima, le

mascherine individuate come DPI e se sia garantito il ricambio secondo le schede tecniche dei medesimi DPI; 6) Se sia stata valutata la possibilità di interrompere i rientri pomeridiani rimodulando

la prestazione lavorativa;

7) Se sia già stato previsto con atto dell’Ente che ai lavoratori per i quali non è possibile attivare il lavoro agile al termine delle ferie pregresse, e lo si ribadisce non quelle dell’anno corrente, e dei permessi utilizzabili venga applicato quanto disposto dall’art. 87, comma 3,

secondo periodo “Esperite tali possibilità le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio.”

8) Nella ipotesi di cui al precedente punto 7 si chiede di trasmettere copia dell’atto ovvero di specificare i motivi della mancata adozione.

Risulta assai evidente che da parte di questa Segreteria Vista l’importanza degli argomenti si chiede a codesta amministrazione di evadere la presente nota con la massima urgenza, in difetto ci si vedrà costretti ad agire in ogni sede a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori. In attesa di riscontro si porgono cordiali saluti.

Il Segretario Generale Fp Cgil Rosanna Moncada

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