Lavoratori e Statuto, quale futuro. La riflessione di “Italia dei valori”

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Dal Riformismo ideologico al post ideologico – Quale forma di Stato?

Lo scenario politico è caratterizzato da novità strutturali e di metodologia rinnovata , si osserva la intraprendenza , la novità , la dinamicità , la multimedialità, la comunicazione senza confronto , un nuovo modello di democrazia avanzata?

Un governo sostenuto da due maggioranza politiche di larghe intese sul piano della programmazione politica e di extra larghissima sul piano delle riforme istituzionali;

Analizzando i primi atti e riforme del Parlamento, con il nuovo Governo si elenca la legge elettorale Italicum = Porcellum , quest’ultimo definito anticostituzionale, per costruire un modello di società bipolare – bipartica, dimenticando i principi della Carta Costituzionale e delle attuale forze politiche presenti in parlamento;

Gli obiettivi del P.D e FI saranno punti fermi e resisteranno nel cammino delle riforme Istituzionali e politiche? D’altronde da anni assistiamo al modello delle convergenze parallele , il quale ha determinato le diverse forme di governo, che in questi anni hanno messo il paese in ginocchio con una economia fragile e un aumento della povertà nelle famiglie con l’aumento delle innumerevoli tassazioni;

Un passo importante per i lavoratori e le famiglie e solo per alcuni lavoratori e famiglie l’aumento, a partire da Maggio c.a, di 80 Euro in busta paga per i lavoratori che non superano la soglia di 1500,00 Euro mensile , mentre gli autonomi e i pensionati e altri comparti con livelli economici inferiori e con reddito di 500 Euro o lievemente superiore sono tagliati da questo memorabile gesto di solidarietà;

La storia ha scritto che il riformismo è stato il vero protagonista dello statuto dei lavoratori con la legge 20 maggio 1970, n. 300 (“Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”), che ancora oggi è una delle norme fondamentali nel diritto del lavoro italiano.

Anche la Costituzione contribuì in maniera essenziale alla strutturazione delle basi del nostro Diritto del lavoro, introducendo principi che, successivamente, lo Statuto del lavoratori avrebbe fatto propri. Principi come quelli dell’art. 1 e dell’art. 4 che, oltre a decretare il lavoro come base stabile del nostro ordinamento repubblicano, ne sanciscono anche il diritto in capo ad ogni cittadino.

Il nuovo riformismo con i primi percorsi ha abolito senza dover fare una legge, ma nemmeno un decreto lo statuto dei lavoratori. È stato abolito con una conferenza stampa illustrata con delle slide;

Inoltre anche il contratto collettivo nazionale di lavoro inserito nel diritto pubblico di cui le finalità essenziali del contratto collettivo sono:

  • determinare il contenuto essenziale dei contratti individuali di lavoro in un certo settore (commercio, industria metal meccanica, industria chimica, P.A. ecc.), sia sotto l’aspetto economico ( retribuzione, trattamenti di anzianità) che sotto quello normativo (disciplina dell’orario, qualifiche e mansioni, stabilità del rapporto, ecc.).
  • disciplinare i rapporti (cosiddette relazioni industriali) tra i soggetti collettivi.

Pertanto il contributo di solidarietà di 80 Euro mensile, appare non regolamentato sul piano giuridico ed economico e quindi si produce un ulteriore danno ai soggetti non fruitori, in quanto le diverse concertazione nei diversi comparti sono fermi da anni e tutto questo non aiuterà le famiglie e i lavoratori nel sistema pensionistico, in quanto con l’applicazione della riforma Dini del 1995 (Legge 335 del 1995) dal sistema retributivo si è passati a quello contributivo, non potranno essere calcolati gli emolumenti non retribuiti di moltissimi anni per i mancati rinnovi contrattuali.

Questa è la grande bellezza Italiana ?

Niscemi lì 15.04.2014. Il Segretario Provinciale IDV Caltanissetta, Dr. Giuseppe Rizzo

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