L'Ars affossa il Ddl di soppressione delle province con sette franchi tiratori

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“Adesso si potrà approvare una buona legge”. Sono queste le parole che avrebbe pronunciato fuori dai microfoni il presidente dell’Ars Ardizzone al termine della votazione lampo che ha affossato l’intero Ddl di riforma delle province, loro soppressione e sostituzione con Liberi consorzi e città metropolitane.
Con 36 voti contrari all’articolo 1 (praticamente l’impalcatura della Legge) e 22 favorevoli il primo articolo è stato così bocciato e con esso l’intera Legge. Ciò accade nel giorno in cui sono scaduti i commissari per cui al momento le ex province sono senza vertice, se non per la presenza di “ispettori” che sono stati nominati in attesa di un nuovo decreto di nomina di commissari.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha definito “Allucinante” quanto accaduto all’Ars, mentre Ncd afferma che “non esiste più una maggioranza”. Ma fa impressione soprattutto il numero di assenti alla votazione: sono bastati 22 voti contrari per affossare un disegno di legge atteso da due anni.
 “Quanto è accaduto riguardo al ddl sulle Province – ha detto il presidente della Regione Crocetta – è semplicemente allucinante. Di fatto si lascia nel limbo la sorte di enti e incrementa le preoccupazioni dei dipendenti delle province che non riescono a comprendere quale sarà il loro futuro. La Regione non può essere l’ultima trincea della conservazione, le province sono state abolite in tutta Italia e lo Statuto speciale deve servire ad accelerare le riforme, non a rallentarle”.
“Particolarmente gravi sotto il profilo politico le parole del presidente dell’Ars Ardizzone che a termine della seduta ha dichiarato che adesso si potrà fare una buona legge”, afferma il deputato del Megafono, Antonio Malafarina, “mentre tra la file della maggioranza erano assenti 21 deputati (oltre ai franchi tiratori), parte dei quali sono giunti in ritardo al voto”.
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni delle opposizioni sia dentro che fuori il parlamento regionale.
“Staccare la spina e voltare pagina”, chiede Erasmo Palazzotto di SEL. Per il deputato Vincenzo Vinciullo di Ncd “non ha avuto nemmeno inizio la discussione del Disegno di Legge sulle Province perché, alla prima votazione utile, il Governo è stato battuto, umiliato e costretto a battere in ritirata”.
Duro il commento del coordinatore di NCD, Giuseppe Castiglione: “Governo allo sbando: la bocciatura dell’articolo 1 mette a nudo la non esistenza di una maggioranza”.
Non riesce, a causa di franchi tiratori interni alla maggioranza, la strategia di approvare praticamente in simultanea la riforma delle province, il bilancio e la finanziaria. Una tegola per il governo regionale alle prese con una trattativa per le risorse indispensabili a chiuder il bilancio con il Governo centrale, che non è stata ancora messa nero su bianco in modo formale. Una trattativa che vedeva Roma concedere le risorse a fronte delle riforme. Una di queste è al momento saltata.
Il segretario del PD, Fausto Raciti ha chiesto un’immediata verifica di maggioranza.
 

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