L’analisi di Carlo Vagginelli: “Sono giorni di Quaresima a Caltanissetta, ma soprattutto di passione”

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La nostra città ha raggiunto l’onore delle cronache nazionali per una vicenda investigativa che la descrive come una piccola Gotham City, con una rete di potere che – stando a quanto ricostruito dalla Procura – avrebbe interessato pezzi dello Stato, dell’amministrazione regionale e della borghesia imprenditoriale nel nome di interessi economici e politici di pochissime persone.

Mi riferisco, naturalmente, all’inchiesta Montante – bis, che oltre all’ex leader di Confindustria ha interessato – tra gli altri – l’ex Presidente della regione Rosario Crocetta. Il fatto che donne e uomini legati al mio partito possano essere stati coinvolti da un sistema clientelare così pervasivo dice molto di quanto debba cambiare nella cultura politica e nella concezione del potere che è propria del PD.

Certo, per fortuna tanto di quella stagione è ormai alle nostre spalle, ma le vicende giudiziarie di questi giorni ci ricordano che molto abbiamo ancora da far perdonare e che occorre davvero costruire una svolta politica, con radicalità e convinzione. Iniziando, magari, con l’esprimere solidarietà nei confronti di chi quel sistema l’ha contestato sin dai suoi primi esordi, pagando per questo motivo un prezzo molto alto.

Ma sono giorni di passione anche per ciò che attiene allo sviluppo della pandemia e alla diffusione dei contagi. I dati della nostra città sono preoccupanti e lo sono anche i limiti dimostrati dalla Regione Sicilia e dall’amministrazione dell’ASP provinciale.

Noi abbiamo posto mesi fa alcune questioni che ci paiono cruciali, dalla necessità di utilizzare l’ospedale Raimondi di San Cataldo come Centro Covid all’esigenza di un più veloce e immediato coinvolgimento dei medici di medicina generale nella campagna di vaccinazione.

Ora che anche altre ed altri stanno prendendo posizione su questi temi non ci interessa rivendicare primogeniture, ma torniamo a chiedere con forza un cambio di passo. Non è accettabile che tante nissene e tanti nisseni siano costretti a lamentare inefficienze nel servizio di prenotazione e nella gestione del centro di vaccinazione, così come non è accettabile che per poca chiarezza comunicativa intere famiglie siano state messe in allarme in merito a possibili contagi a causa di comunicazioni di fine quarantena non precedute da un effettivo isolamento.

Le nissene ed i nisseni meritano un sistema sanitario di cui potersi fidare, soprattutto in una situazione come questa.

Un cambio di passo è però necessario anche sul fronte dell’emergenza economica e sociale.

La morte di Salvatore Vancheri, imprenditore innamorato di Caltanissetta ed apprezzato da tutta la città, è anche un simbolo del prezzo altissimo che chi lavora e produce ha pagato e sta continuando a pagare in questi mesi. L’impegno ed il coraggio di queste donne e questi uomini andrebbero supportati con qualcosa che vada oltre i sussidi ed i ristori pur giustamente messi a disposizione.

Per dare un vero sostegno all’economia locale serve una programmazione di lungo periodo e su questo piano va apprezzato l’impegno profuso nella realizzazione del Parco sullo stile di vita Mediterraneo al quale tutte e tutti dobbiamo concorrere con idee e progetti.

Allo stesso tempo, però, servono anche interventi più immediati, che siano capaci di aggredire sin da adesso alcuni dei limiti strutturali che impattano negativamente sullo sviluppo economico del nostro territorio.

Penso innanzitutto alla questione infrastrutturale, che va posta anche con riferimento allo sviluppo ferroviario ed al potenziamento di tutte le tratte che coinvolgono la nostra città, a partire da quella Modica/Caltanissetta e da quella Agrigento/Caltanissetta.

Ma penso anche al tema dell’occupazione giovanile e femminile, da affrontare adottando un protocollo per appalti pubblici di qualità, implementando le politiche attive per il lavoro con un impegno diretto dell’amministrazione comunale, promuovendo la costruzione di filiere produttive locali anche con la realizzazione di una piattaforma digitale posta a sostegno di artigiani e commercianti del territorio, favorendo il rientro e la permanenza dei più giovani con servizi per gli studenti universitari presenti in città e con spazi e strumenti che sostengano il fenomeno del c.d. south working.

Insomma, siamo di fronte ad un passaggio cruciale che richiede davvero energie straordinarie ed una politica finalmente capace di essere all’altezza della situazione.

Il 15 marzo del 1945, al San Carlo di Napoli venne messa in scena per la prima volta “Napoli milionaria!”, la più bella e famosa commedia di Eduardo De Filippo. In quell’opera si racconta della guerra mondiale e delle sue macerie, ma il terzo atto contiene un messaggio che dice tantissimo anche del nostro tempo.

Gennaro Jovine, il protagonista, torna a casa dopo oltre un anno e trova una famiglia moralmente allo sfacelo: la moglie arricchita grazie all’usura e allo strozzinaggio, il figlio dedito ai furti, la figlia più grande incinta di un soldato americano e la più piccola gravemente ammalata.

La piccola, Rituccia, necessita di una medicina che può consentirle di sopravvivere ma il solo a disporne è Riccardo Spasiano, che perduto il lavoro si è ridotto in miseria a vantaggio proprio di Amalia, la moglie di Gennaro.

Lui consegna la medicina senza chiedere nulla in cambio, ma in quella scena apre gli occhi sull’oscenità dell’arricchimento immoralmente ottenuto dalla famiglia Jovine. Da quel momento occorrerà aspettare che la notte passi per sperare che la bambina si salvi e in quell’attesa uno squarcio di verità cambia la prospettiva di tutti i protagonisti, rivelando che i biglietti da mille lire non fanno battere il cuore e che la notte deve passare non solo per la bambina, ma anche per la famiglia Jovine, per l’intera città e per tutto il Paese.

Le settimane e i mesi che abbiamo alle spalle si sono preoccupati di confermare quanto raccontato da De Filippo, dimostrando che il profitto individuale non può essere il solo paradigma della vita pubblica e che la nostra società ha bisogno di una riscossa morale e sociale che metta al centro i diritti e la dignità delle persone.

Ecco, anche oggi abbiamo bisogno di un farmaco materiale, un vaccino che sia in grado di cacciare il brutto virus entrato da oltre un anno nelle nostre vite, ma abbiamo bisogno soprattutto di una medicina che ci aiuti a ripensare le nostre vite e ad immaginare un futuro diverso.

Quella medicina dev’essere la buona politica, perché solo l’impegno delle energie migliori potrà consentire alla notte di passare e noi, insieme a tante e tanti, aspettiamo l’alba.

Carlo Vagginelli

Segretario Circolo PD Guido Faletra

 

 

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