L’amante la lascia, donna di Riesi lo fa uccidere e poi fa murare il cadavere

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Un omicidio passionale autorizzato dal mandamento dei Cammarata di Riesi, Caltanissetta. Scoperto sei anni dopo grazie alle dichiarazioni di un pentito che aveva preso parte al delitto. Il corpo della vittima, Lamaj Astrit, 42 anni, un albanese che viveva a Genova ed è stato ucciso il 15 gennaio 2013, è rimasto per tutti questi anni murato in un pozzo artesiano adiacente a un appartamento di Senago, in Brianza. I carabinieri di Monza, insieme ai colleghi di Caltanissetta, hanno fermato quattro persone tra Genova, Muggiò ed Enna (altrettante sono indagate) accusate a vario titolo di omicidio premeditato e distruzione e soppressione di cadavere. Sono tutti originari di Riesi, e collegati alla cosca dei Cammarata.

A ordinare il delitto è stata una donna, ex commerciante di gioielli, oggi 64enne fermata dai carabinieri mentre stava per fuggire in aereo in Brasile. Lo avrebbe fatto perché non accettava di essere stata abbandonata dalla vittima, con cui aveva avuto una relazione. Per un anno ha covato il rancore nei suoi confronti. Poi ha deciso di agire contro l’ex amante, accusato anche di averle rubato dei gioielli. Per farlo si è servita di sette suoi compaesani che materialmente hanno agito. Con una trappola Lamaj Astrit è stato attirato in un box di Muggiò per una falsa cessione di droga. Lì lo hanno accerchiato, preso a bastonate e strangolato con un filo di nylon. Poi hanno trasportato il corpo a Senago, nascondendolo in un pozzo adiacente ad un appartamento che alcuni degli indagati conoscevano bene, perché si erano occupati come operai dei lavori di ristrutturazione.

A distanza di tanti anni, un collaboratore di giustizia ha parlato del delitto ai magistrati della Dda di Caltanissetta, indicando il luogo esatto in cui il 42enne era stato sepolto. Il ritrovamento del cadavere ha permesso di riaprire le indagini. I fermi si sono resi necessari, mentre gli accertamenti erano ancora in corso, perché gli indagati, a partire dalla mandante, sentendosi braccati dai carabinieri, avevano deciso di abbandonare l’Italia per provare a fuggire.  (Laprovinciapavese.it)

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