L’allarme della DIA nel Nisseno: “Cosa Nostra si serve di amministratori locali”. Le risultanze da due Comuni sciolti per mafia

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15 famiglie mafiose appartenenti ai quattro storici mandamenti di Cosa nostra (Mussomeli, Vallelunga Pratameno, Riesi e Gela); tre clan della stidda (Cavallo, Fiorisi e Sanfilippo) operanti nelle aree di Gela, Niscemi e Mazzarino e infine il cosiddetto gruppo Alferi dell’area gelese. E’ questa in sintesi la mappa del fenomeno mafioso in provincia di Caltanissetta disegnata nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia. L’organizzazione mafiosa è attiva ed è capace di infiltrarsi in modo silente negli appalti pubblici e nelle procedure per le erogazioni di sovvenzioni e finanziamenti con un’occhio attento agli affidamenti diretti in somma urgenza, anche quando l’urgenza è tutta da dimostrare.

“In provincia di Caltanissetta si è assistito alla progressiva infiltrazione di elementi vicini alle consorterie negli uffici pubblici, principalmente attraverso l’inserimento nelle procedure di affidamento diretto, giustificate da inesistenti motivi di “urgenza”. Recenti attività di indagine hanno confermato come i sodalizi mafiosi si servano dell’aiuto di dipendenti pubblici e di amministratori locali, sottoposti ad intimidazioni oppure attratti dalla possibilità di ottenere a loro volta benefici”.

Particolarmente significativo è anche il controllo degli apparati amministrativi degli Enti locali nella provincia di Caltanissetta. La “collaborazione” dei funzionari infedeli incaricati di istruire le pratiche per le forniture di beni e servizi è risultata spesso determinante, come emerso dai lavori della Commissione d’indagine nominata dal Prefetto di Caltanissetta nel Comune di San Cataldo. Gli esiti dell’attività ispettiva hanno determinato nel marzo 2019 lo scioglimento del Comune e l’affidamento della gestione ad una Commissione straordinaria prefettizia per un periodo di 18 mesi. La relazione allegata al decreto di scioglimento descrive “gravi forme di infiltrazione mafiosa nella gestione del servizio di igiene urbana ed una rete di rapporti di soggetti che illecitamente hanno gestito alcune gare di appalto del Comune di San Cataldo”. In particolare “emerge un’articolazione dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra operante nel territorio comunale di San Cataldo, quale cellula del mandamento mafioso di Vallelunga Pratameno”. In definitiva emerge “una rilevante permeabilità dell’Ente locale ad influenze criminali unitamente ad una perdurante mala gestio che ha coinvolto settori nevralgici dell’azione amministrativa comunale attraverso una intensa trama di rapporti clientelari cha ha consentito ingerenze mafiose nell’apparato pubblico locale”.

Nel primo semestre del 2018, anche il Comune di Bompensiere era stato sciolto e la gestione affidata ad una Commissione prefettizia che perdura nell’incarico. Il ricorso proposto dall’Amministrazione comunale di Bompensiere per ottenere l’annullamento del decreto di scioglimento, è stato respinto nel luglio 2019 dal Tar del LazioLazio che ha confermato le conclusioni della Commissione di indagine che indica nel Comune di Bompensiere la “presenza di un apparato amministrativo condizionato da elementi di collegamento con la criminalità organizzata e permeabile a logiche clientelari”.

Edilizia, agricoltura, rifiuti e appalti si confermano settori d’interesse della mafia nissena a cui si aggiungono le tradizionali attività di traffico di stupefacenti, estorsioni e usura. In tema di stupefacenti la famiglia di Campofranco del mandamento di Mussomeli viene indicata come attiva nella gestione dello spaccio nell’area del cosiddetto “Vallone”. Nell’area gelese, la famiglia Rinzivillo si conferma attiva anche nel traffico di stupefacenti con collegamenti anche in Germania con soggetti criminali di origine turca.

Per la prima volta dopo diversi anni nella sua relazione la Dia non indica più Giuseppe Piddu Madonia quale boss indiscusso di Cosa nostra limitandosi a riferire di “una forte influenza dei Madonia” storicamente legati ai corleonesi, nei mandamenti di Vallelunga Pratameno e Mussomeli. L’ultima volta in cui il boss veniva indicato come “vertice” nonostante l’anziana età ed il regime di carcere duro era la relazione del primo semestre 2018.

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