L’Albaverde vince il campionato nel giorno più difficile

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di Sergio Montagnino – La nostra vita ci riserva sempre eventi imprevedibili.

Come in una sceneggiatura costruita per conquistare fette numerose di audience, il fato, o come ognuno di noi lo vuole chiamare secondo il proprio credo, ci ha resi protagonisti di una giornata incredibile dove emozioni e sensazioni si sono alternate in un mix adrenalinico che, visto dall’esterno, poteva anche avere un enorme peso scenico, ma vissuto in prima persona ha portato a una serie di riflessioni e di reazioni che ognuno di noi ha elaborato secondo la propria sensibilità e secondo i propri ricordi.

E’ sabato 5 aprile 2014, andiamo a Nicosia a giocarci la serie C: è una gara preparata con cura, pensata e vissuta in settimana con partecipazione e impegno da parte di tutti noi.

Alle 12:17 arriva la telefonata che non avrei mai voluto ricevere…..da qualche giorno non avevamo aggiornamenti sulla salute di Totò ma non credevamo che…….invece mio fratello Fabrizio è lapidario (come è nostro modo di vivere le cattive notizie): “E’ morto Totò!”

Un fulmine, non a ciel sereno perché tutti sapevamo che…, ma, come raramente mi accade, mi sento pervadere da una grande immensa tristezza.

E allora scrivo. E’ terapeutico e le parole vengono fuori fluide e naturaliIl nostro sito le accoglie e su Facebook viene richiamata la notizia insieme al nodo in gola che mi prende quando vedo mia figliaElisabetta appena ritornata da scuola scoppiare in un pianto dirotto.

Solo allora capisco veramente chi è stato Totò Faraci. Prima era solo un amico, un uomo di altri tempi, un cantautore, un ottimo allenatore e soprattutto educatore ora invece realizzo che è stato qualcos’altro: un grande immenso compagno di giochi e di sport che ha condiviso la vita dei nostri figli forse riempiendo anche dei vuoti da noi creati con il nostro correre indaffarati in giro ad inseguire continui impegni.

Arrivo all’appuntamento con la squadra e il clima è surreale: piove e le gocce si mischiano con le lacrime delle ragazze.

Martina CammarataAngela Lo GrassoAngela MoscaAlessandra ErbaMartina Di VitaMaria Carla Amico hanno condiviso cammini più o meno lunghi con Totò e lo piangono o lo ricordano ognuno a modo proprio.

Il viaggio per Nicosia – strada più breve interrotta e percorso alternativo lungo, pieno di curve e su una viabilità inequivocabile testimonianza del degrado imperante della cosa pubblica nel nostro splendido Centro Sicilia – è un misto di ricordi e di silenzi.

Lento come un viaggio funebre in strade tortuose da percorrere senza sballottamenti per non arrivare stravolti a destinazione.

E poi arriva il momento della gara.

Il nostro Lucio Tomasella cerca di trasferire tranquillità, capisce che non bisogna sovraccaricare la squadra di responsabilità e che le ragazze hanno necessità di trovare la concentrazione perduta.

Il minuto di silenzio è vissuto come mai altri.

Le ragazze lo volevano a tutti i costi e più di una mi ha chiesto se l’arbitro era al corrente di questo evento e se la federazione lo avesse avvertito.

Così è: ci ha pensato Davide Anzalone che, anche lui, come tutti noi con Totò ha condiviso un percorso.

Poi la gara: non è la nostra migliore prestazione ma è la più consapevole, la più matura, la caratterialmente migliore.

Vedo la squadra che si aiuta, le ragazze che si autoaccusano degli errori, prima fra tutte una Martina Cammarata vero capitano, e vedo che il mondo che ruota fuori a quel rettangolo di gioco non ci riguarda. Noi siamo lì per giocare e per possibilmente vincere, noi siamo l’Albaverde e anche noi siamo la testimonianza di un momento della vita sportiva di Totò Faraci.

Contestazioni, pubblico, arbitraggio, lunga sospensione della gara, tutto scivola senza scalfirci.

Facciamo degli errori ma rimediamo sempre senza isterie, senza paura, con la forza di chi sa di essere più forte.

E poi il fischio finale: 0 a 3. E’ serie C. Un momento intenso, aspettato da anni ed è come ce lo immaginavamo con tanti abbracci, con tanta voglia di congratularsi a vicenda, di dire senza tema di essere smentiti: “siamo i più forti”.

Siamo IL GRUPPOil Presidente Fabrizio, Lucio e il suo vice Totò, la squadra (Martina  detta “Camma”, Angela M., Simona, Alessandra, Paola, Maria Carla, Angela detta “la nana”, Laura, Monia, Martina detta “grillo”, Viola e Manila la piccolina del gruppo), e poi io, Ottavia e Salvatore.

Numericamente siamo pochi, questa squadra nasce da una selezione naturale, da alcune scelte, da tanti “non ci sto” detti da chi fino ad ieri avevamo accanto, ma gli avversari si congratulano, il pubblico che ci ha vociato contro (ma questa è la regola del tifo) ora ci rispetta e sfolla tranquillo.

Noi restiamo nella pace della tensostruttura ora vuota a rivedere il film di una stagione.

Abbiamo vinto il campionato al momento giusto – mi dice coach Lucio che non ha ancora smaltito la tensione – abbiamo onorato il nome di Totò nel modo migliore con quella che è stata anche una sua squadra e con alcune di quelle che sono state tra le centinaia di sue allieve. Sono contento due volte.

Fuori ancora piove ma la serata e la strada sembrano meno brutte. Il ritorno sembra più veloce.

L’appuntamento non è in palestra per la ripresa degli allenamenti, ma lunedì in Cattedrale per dare l’ultimo saluto a Totò.

Poi riprenderà la vita di tutti i giorni, perché si fa presto a dimenticare, ma dobbiamo fare di tutto per mantenere vivi alcuni ricordi perché noi siamo, come Totò, “pazzi per la pallavolo” e non è una malattia ma un piacevole inseguire, un continuo alternarsi di emozioni, rincorrendo le vittorie e cercando di evitare le sconfitte, nello sport come nella vita.

SERGIO MONTAGNINO

da www.albaverdevolley.it

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