Lago Soprano a Serradifalco, la denuncia di Legambiente: “Dal 2012 nulla è cambiato”

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La Goletta dei Laghi di Legambiente ha fatto tappa lo scorso weekend a Serradifalco presso la riserva naturale orientata Capo Soprano e il report dell’associazione ambientalista non è certamente positivo.

Istituita nel 2000 con decreto della Regione la riserva era stata oggetto di una serie di rilievi da parte di Legambiente già nel 2012 e – secondo quanto emerge dal report – nulla da allora sarebbe cambiato. “Nessuna delimitazione dell’area di tutela, nessun esproprio, nessun progetto (seppur presentato dall’ente gestore, l’ex provincia regionale di Caltanissetta) è stato mai finanziato dalla Regione Sicilia. Nessun monitoraggio sul bilancio idrico del lago. Nessuna regolamentazione. Nessuna attività di valorizzazione e tutela”. Nel 2012 Legambiente affibbiò due “bandiere nere” rispettivamente alla Provincia Regionale di Caltanissetta e al Comune di Serradifalco.

“In più – fanno sapere da Legambiente – attraverso il campionamento di acqua prelevata il 28 luglio 2020 nel centro del lago, si osserva dalle analisi microbiologiche che il Lago Soprano è fortemente inquinato da Escherichia coli che a fronte di valori di riferimento pari a 500 (ufc/100ml), ha riportato valori pari a 10.500 e da Enterococchi intestinali che a fronte di valori di riferimento pari a 200 (ufc/100ml), hanno fatto registrare valori pari a 3.500. Sicuramente vi sarà un contributo degli animali che sono lasciati liberi di pascolare, senza alcuna regolamentazione, ma tali dati ci sembrano davvero molto elevati”.

La presenza di un lago in un’area interna piuttosto povera di risorse idriche fa assumere al sito un valore e un significato paesaggistico e naturalistico di rilievo. Si tratta di un’oasi che ospita numerose specie di avifauna migratoria ed è luogo di svernamento di centinaia di anatre ed altre specie acquatiche. Tra le criticità riscontrate da Legambiente nel report Goletta dei Laghi c’è il fatto che il Lago Soprano è circondato da aree coltivate antropizzate con massiccia presenza di colture tra cui oliveti e vigneti ma anche orticole sia in serra che a campo pieno oltreché colture cerealicole. Attività agricole che in molti casi sarebbero condotte con trattamenti che mal si sposano con la tutela dell’ecosistema della Riserva naturale.

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