L'aggressione omicida nel vialetto esterno. Martedì i funerali del giovane medico ucciso.

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L’assassino di Aldo Naro, il giovane ucciso con un calcio alla nuca, potrebbe avere le ore contate. L’aggressore potrebbe far parte del gruppo di giovani sentito in queste ore nelle caserme dei carabinieri di San Filippo Neri e al comando provinciale. Al momento non ci sono indagati, ma i carabinieri sono certi di riuscire a dare un nome e un cognome all’aggressore che insieme ad altri giovani ha innescato la rissa nella discoteca Goa, a Palermo.
L’autopsia, eseguita dal professore Paolo Procaccianti all’istituto di Medicina legale, ha accertato che il decesso del giovane di San Cataldo è avvenuto per un’emorragia celebrale. A provocarla un colpo ricevuto alla nuca, probabilmente un calcio. Adesso la salma del giovane verrà restituita al padre, Rosario Naro, colonnello dei carabinieri e alla madre Anna Maria Ferrara, un’insegnante in pensione ai quali il medico ha spiegato che il loro figlio è deceduto subito dopo il colpo, non ha patito agonia.
Ci sono importanti novità nella dinamica dell’omicidio. Nel pomeriggio di ieri Radio CL1 aveva ricostruito la dinamica dei fatti, pur confusa e frammentaria, della notte tra venerdì e sabato al GOA di Palermo. In quella ricostruzione si era anticipato ciò che adesso trova maggiori conferme e che corregge in parte le ipotesi formulate successivamente. L’aggressione mortale sarebbe avvenuta fuori dal locale, in un vialetto adiacente al giardino esterno del GOA e non nel privè.
Ciò che i Carabinieri stanno chiarendo è come una serata in maschera per carnevale con ospiti in lista praticamente quasi tutti universitari si sia trasformata in una notte di follia e violenza. Il giovane medico Aldo Naro era in compagnia di amici, una comitiva di una decina di ragazzi e ragazze che occupavano il privè prenotato da tempo per quella serata.
Alcuni screzi, compreso quello ormai noto del cappello da cowboy sfilato a un amico di Aldo Naro, erano avvenuti dentro il Goa. Corpo a corpo concitati tra giovani e relativi chiarimenti, uno contro uno o a piccoli gruppetti. Una tensione a corrente alternata, inframmezzata dall’intervento della security. Ad un certo punto la conflittualità sembrava essere scemata.
Nell’ultima parte della serata, pare, dopo una lunga anticamera perché non iscritti in lista e perché tutti maschi (non in coppia come prevede spesso l’ingresso in discoteca) fanno ingresso al GOA un gruppo di giovani palermitani. Secondo i testimoni parlano un accento palermitano molto marcato e da quando entrano assumono atteggiamenti provocatori. Due di loro sarebbero riusciti a entrare prima degli altri mentre gli amici erano rimasti fuori almeno due ore ad aspettare prima che le porte venissero aperte.
Il loro ingresso potrebbe avere contribuito a riscaldare gli animi e mentre rinfocolavano scambi e invettive tra gruppetti di ragazzi, Aldo Naro è stato portato fuori. Da capire se in modo subdolo, con l’intenzione di chiarire  le incomprensioni fuori dal locale, oppure in qualche modo spinto all’esterno.
Dal giardino al vialetto esterno del GOA e da lì per alcuni metri.
Questo percorso avrebbero fatto il giovane medico e i suoi assassini. Probabilmente due o tre persone, non dieci come qualcuno ha detto. Lì, ad alcuni metri e non subito fuori dal locale, gli amici e la fidanzata hanno trovato il 25enne privo di sensi. Sono corsi tutti fuori quando nel giro di due minuti, non di più, si sono accorti che l’amico non era tra loro. L’aggressione è quasi certamente avvenuta fuori dal locale, mentre alcuni corpo a corpo animati erano iniziati dentro e avevano coinvolto numerosi giovani presenti, non solo la comitiva nissena.
Il ragazzo a luglio si era laureato in Medicina e Chirurgia ed era a Palermo per proseguire nella specializzazione in cardiologia.
Si terranno martedì prossimo, alle 16, nella chiesa di Sant’Alberto Magno, a San Cataldo i funerali di Aldo Naro, il ragazzo di 25 anni, ucciso a pugni, calci e colpi di bottiglia davanti alla discoteca Goa, a Palermo.
Scrive la sorella, Maria Chiara sul suo profilo Facebook: “Io e la mia famiglia vorremmo che se ve la sentite di dire due parole su mio fratello per ricordare insieme con l’amore che avrebbe dovuto ricevere quella fatidica sera”.

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